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Una ricerca accusa comprensori sciistici: misure delle piste "gonfiate"

Pista di Pragelato parte del comprensorio piemontese Via Lattea (Photo courtesy Wikimedia Commons)
Pista di Pragelato parte del comprensorio piemontese Via Lattea (Photo courtesy Wikimedia Commons)

BERGAMO — La lunghezza delle piste da sci dei comprensori sciistici viene regolarmente “aumentata” dalle società gestrici per esigenze di marketing. A sostenerlo è una ricerca del tedesco Christoph Schrahe in cui compaiono anche alcune località italiane quali Monterosa ski e Via lattea. Che però smentiscono.

Christoph Schrahe è un geografo, cartografo e giornalista tedesco che per 20 anni ha raccolto informazioni sui 50 comprensori sciistici più grandi al mondo. L’uomo ha raccolto i dati forniti dai loro comprensori e li ha confrontati con le misurazioni effettuate da lui stesso con i sistemi Gps e un software creato appositamente per ricavare le distanze da Google Earth. I risultati sono stati pubblicati nello studio “Die Liste der 50 größten Skigebiete der Welt”, La lista dei 50 comprensori sciistici più grandi al mondo, in cui afferma che molti comprensori europei modificherebbero le misure delle piste da sci, aumentandole in lunghezza, per ragioni di marketing.

Nella ricerca sono stati presi in esame anche alcuni comprensori italiani che sono stati analizzati in recenti articoli del quotidiano La Stampa. Secondo Schrahe, l’italo-francese Monterosa Ski avrebbe dichiarato addirittura il 151 percento in più della lunghezza delle proprie piste (181 chilometri invece dei 71 misurati), si scende al 59 percento per la Via Lattea (400 chilometri invece 251) e al 24 percento per il complesso italo-svizzero del Cervino (313 chilometri anzichè 252).

Ovviamente le risposte da parte dei comprensori italiani non si sono fatte attendere, in particolare dai gestori del lato italiano di Monterosa ski: “Posso parlare per la parte inerente Alagna – ha dichiarato a La Stampa Andrea Colla, direttore di Monterosa 2000 – e quello che posso dire sulla questione è che esiste una legge regionale sulle pista di sci che presuppone l’invio dei dati tecnici per classificarle e certificarle.” “Esiste un dato tecnico e uno commerciale – conclude Colla – le stazioni sciistiche comunicano l’uno o l’altro a scelta, ma per quel che ci concerne abbiamo sempre optato per il primo, senza gonfiare le cifre.”

La differenza dei metodi di misurazioni è uno dei nodi cruciali della faccenda e anche la critica che più di frequente i comprensori muovono contro i risultati della ricerca di Schrahe. Il giornalista ha già espresso più volte che il suo è uno dei modelli utilizzabili e che ha già segnalato il problema alla Comunità Europea perchè tutti gli Stati utilizzino un unico sistema di misurazione delle piste da sci.

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