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Italia, è boom di stufe e caminetti: ma la legna arriva quasi tutta dall'estero

camino (photo courtesy Coldiretti.it)
camino (photo courtesy Coldiretti.it)

MILANO — La crisi avanza e il riscaldamento costa. Ecco perchè stufe e camini stanno tornando con prepotenza a far da padrone nelle case degli italiani. Secondo i dati diffusi in questi giorni da Istat e Coldiretti, l’Italia ha segnato un aumento record del 15% dell importazioni di legna rispetto allo scorso anno. La crescente importanza del legname ha addirittura provocato un aumento della criminalità con tagli abusivi e furti di legname.

Secondo le statistiche sono oltre 6 milioni le stufe e i camini che si stanno accendendo in Italia con l’arrivo dei primi freddi. Per alimentarle, negli ultimi mesi sono stati importati ben 3,5 miliardi di chili di legna da ardere: numeri che fanno diventare il nostro Paese il primo importatore mondiale di legna da ardere. Le stime sono state elaborate dalla Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai primi sette mesi del 2013.

Ma perchè tanta importazione di legna? In Italia, certo non mancano i boschi: ci sono 12 miliardi di alberi che coprono oltre un terzo della superficie nazionale (35 per cento), per un totale di 200 alberi pro-capite. Il problema, ovviamente, è nella loro gestione.

“Sul territorio nazionale sono presenti 10 milioni e 400 mila ettari di superficie forestale – spiega Coldiretti – in aumento del 20% negli ultimi 20 anni, di cui viene utilizzato meno del 15% della ricrescita annuale a fronte di un 65% ad esempio della Germania. Con una più corretta gestione delle foreste può essere prelevata, quasi senza alterarne la sostenibilità, una quantità di 23,7 milioni di tonnellate/anno di combustibile che riduce i consumi attuali di petrolio di ulteriori 5,4 milioni di tonnellate. Appare quindi evidente l’importanza di rilanciare la gestione dei boschi che, oltre alle valenze territoriali, sociali e paesaggistiche, potrebbe contribuire in modo decisivo anche al raggiungimento degli obiettivi del Piano d’azione nazionale al 2020 (secondo il quale le biomasse, tra le quali spicca il ruolo dei prodotti legnosi, dovranno coprire il 44% dei consumi di fonti rinnovabili e il 58% dei consumi di calore totale), fornendo biomassa ottenuta con metodi sostenibili (sia nella produzione che nel taglio) nell’ambito di una filiera sostenibile anche nelle modalità di trasformazione energetica con caldaie moderne ed efficienti. Gli alberi sono fondamentali nella mitigazione e nell’adattamento ai cambiamenti climatici in corso ma potrebbero svolgere un ruolo ancora più importante per compensare il fabbisogno energetico del Paese”.

Sul tema si terrà anche un interessante convegno il prossimo 29 novembre: “La gestione del bosco per lo sviluppo sostenibile della montagna”, organizzato dall’Università della Montagna a Edolo (Brescia) in collaborazione con UBI Banca di Valle Camonica, Comunità Montana e Consorzio Comuni B.I.M. di Valle Camonica. Dalle 9.30 nell’Aula Magna dell’Università.

Per approfondire, guarda la videointervista di Montagna.tv su Montagna e Lavoro: Alla scoperta di una segheria 

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