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"La grande avventura" di De Filippi in Karakorum: un pezzo di storia da ricordare

DeFilippi La spedizione sull'altopiano del Dèpsang, 1914  Photo Società di Studi Geografici
De Filippi – La spedizione sull’altopiano del Dèpsang, 1914 Photo Società di Studi Geografici

ROMA — Nove italiani, due inglesi e un cane indiano. “Nell’agosto 1913 un gruppo di austeri signori attrezzati con pendoli, termometri, palloni sonda e teodoliti, si imbarca a Marsiglia e approda a Bombay per un lungo viaggio nel cuore dell’Asia, destinato a interrompersi inaspettatamente nell’agosto del 1914 con la notizia dello scoppio della guerra in Europa”. Inizia così il libro “La grande avventura – Filippo de Filippi e la sua spedizione attraverso le montagne dell’Asia (1913-1914)” di Stefano Ardito, che racconta, cent’anni dopo la sua più grande impresa, la biografia di uno dei più grandi esploratori italiani.

Spirito d’avventura, rigore scientifico e curiosità. Ecco cosa ha guidato Filippo de Filippi ed ecco cosa ritroviamo nel testo di Ardito, uno dei maggiori giornalisti e scrittori di montagna italiani, che nell’ultimo anno ha dedicato la sua produzione a questa figura indimenticabile che ha posto una pietra miliare nella storia in Karakorum e che ha permesso “all’esplorazione italiana di fare un balzo in avanti. Un balzo che meriterebbe di essere ricordato più spesso”.

Il racconto, ricco di testimonianze, date, citazioni e dettagli personali, parte dai primi anni di vita di de Filippi fino alla sua scomparsa, passando rapidamente dagli anni dell’università alla collaborazione col Duca degli Abruzzi, seguendolo dal Piemonte a Roma e all’Inghilterra, per poi soffermarsi sulla storica spedizione in Karakorum del 13-14, nata dopo la perdita per malattia dell’amata moglie Caroline soltanto due anni prima.

Dire che il progetto di De Filippi era ad ampio raggio è dire poco. Nel piano della spedizione, esplorazione a tutto tondo: geografia, fisica terrestre, geologia, meteorologia, flora fauna, antropologia e religione. Al seguito del gruppo, strumentazioni di ogni genere e tipo, per poter raccogliere il maggior numero e la maggior varietà di osservazioni possibili.

La spedizione si svolge a gonfie vele, prima di venire bruscamente sorpresa dallo scoppio della prima guerra mondiale, annuncio che arriva sull’altopiano del Dèpsang, pomeriggio del 16 agosto 1914, con cinque messaggeri a cavallo, mentre De Filippi e i suoi compagni si concedono il tè del pomeriggio. Mancano pochissime tappe al termine, ma tre componenti ripartono all’istante per l’Italia. Il clima del viaggio cambia, ma l’esplorazione compiuta è ormai entrata nella storia. Le “monumentali” relazioni scientifiche della spedizione, che ancor oggi sono riferimento per molti viaggi, vedono la luce solo negli anni Venti.

Nell’ultimo capitolo del libro, Ardito passa ad un tono più personale. Parla delle emozioni provate nel toccare con mano i luoghi toccati dall’esploratore e i documenti prodotti da Filippo de Filippi, dagli archivi dell’Istituto Geografico Militare di Firenze che custodisce le mappe del Survey of India su cui ha annotato i suoi spostamenti o a quelli dell’Università che conserva i suoi diari. Racconta di come quest’estate sia poi tornato in Pakistan con una spedizione scientifica EvK2Cnr mirata a studiare i ghiacciai del Baltoro. Un po’ sulle orme di quelle grandi esplorazioni. “I panni quando è possibile devono essere risciaquati nel fiume giusto, Manzoni lo ha fatto nell’Arno. Io in quelle gelide e tumultuose dell’Indo”.

Ma alla fine, c’è un piccolo rimpianto. “Mi sono mancate le emozioni i pensieri le riflessioni in prima persona di Filippo, quasi sempre assenti nei suoi diari e nei suoi libri ispirati ad un asettico stile borghese. La verità nessuno me la potrà mai raccontare. E’ un peccato”.

 

la grande avventura copertina okTitolo: “La grande avventura – Filippo de Filippi e la sua spedizione attraverso le montagne dell’Asia (1913-1914)”
Autore: Stefano Ardito
Casa editrice: Corbaccio
Pagine: 234
Prezzo: € 18,60

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