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Caduta fatale sul Sassolungo, morti 3 climber tedeschi

L’elicottero dell’Aiut Alpin Dolomites è intervenuto sul luogo dell’incidente (Photo Roland Oster courtesy of www.aiut-alpin-dolomites.com)
L’elicottero dell’Aiut Alpin Dolomites è intervenuto sul luogo dell’incidente (Photo Roland Oster courtesy of www.aiut-alpin-dolomites.com)

SELVA DI VAL GARDENA, Bolzano — Tre rocciatori tedeschi hanno perso la vita ieri sulla parete nord del Sassolungo (3181 m), in Alto Adige. Stavano affrontando la Via Pichl quando il primo di cordata avrebbe messo un piede in fallo, precipitando per oltre 300 metri e trascinando con sè gli altri due. I soccorritori non hanno potuto far altro che recuperare le salme.

Secondo quanto riportano i giornali locali, i tre rocciatori erano un 28enne, un 37enne e un 51enne provenienti dalla Renania Settentrionale-Vestfalia, land della Germania occidentale. Ieri mattina hanno deciso di affrontare sulla nord del Sassolungo la Via Pichl, 1400 metri di sviluppo e con difficoltà di III°, IV°, ma con passaggi di IV°+ e un tratto di V°-.

Dalle prime ricostruzioni, l’incidente si è verificato poco prima delle 11 mentre i tre stavano procedendo in cordata a circa metà della via, legati tra loro, ma non assicurati alla parete. Il primo di cordata sarebbe scivolato sulla roccia e sarebbe precipitato, portando con sè i due compagni. Alcune persone a valle hanno visto l’accaduto e hanno immediatamente dato l’allarme.

I corpi senza vita dei tre climber sono stati individuati dall’equipaggio dell’elicottero Aiut Alpin Dolomites in un canalone profondo, ma molto stretto dove sono finiti dopo una caduta di oltre 300 metri. Il mezzo aereo ha depositato i soccorritori poco più in alto e da lì sono scesi in corda doppia per il recupero delle salme.

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3 Commenti

  1. Approfitto dell’ articolo per porre una domanda “tecnica”
    Nel tragico evento narrato è possibile ricondurre la causa ad una errata progressione della cordata?
    Passi pure che su difficoltà relativamente contenute si proceda in conserva, ma ritengo assurdo che tra primo e secondo di cordata non ci sia almeno un punto di ancoraggio alla parete.
    A queste condizioni, personalmente, difficilmente mi legherei a qualcuno: l’errore di uno condanna tutti… Oppure esiste un altra “interpretazione” dei fatti??

    Saluti, Marco

  2. Non é assolutamente possibile che non ci sia un ancoraggio in parete. L’eccessiva sicurezza degli alpinisti ha determinato la tragedia. Peccato….3 giovani vite stroncate per imprudenza.

  3. Non conosco la via, ma non è strano trovare tiri senza chiodi e soste da attrezzare. Bisogna ricordare che si trovavano su una via alpinistica non su una sportiva. Questo vuol dire che il primo di cordata decide se e dove piazzare le eventuali protezioni e deve attrezzare le soste se mancanti. Su vie di questa lunghezza non è strano trovare, anche nelle relazioni, tratto da percorrere a corda corta.

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