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Batteri tra i ghiacci del Karakorum, gli studi innovativi della spedizione al GI

Roberto Ambrosini e Umberto Minora filtrano un campione di neve disciolta raccolta nei pressi del campo 1 del Gasherbrum per raccogliere i batteri presenti nella neve
Roberto Ambrosini e Umberto Minora filtrano un campione di neve disciolta, raccolta nei pressi del campo 1 del Gasherbrum. Lo scopo è quello di raccogliere i batteri presenti nella neve

ISLAMABAD, Pakistan – Neve, ghiaccio e detrito sopraglaciale, vale a dire campionamenti che permetteranno agli scienziati di avere preziose informazioni, in alcuni casi nuovissime, sui batteri. E’ questa una parte della ricerca che stanno svolgendo in questi giorni i ricercatori del Comitato EvK2Cnr impegnati al Gasherbrum I. Abbiamo raggiunto al telefono satellitare Roberto Ambrosini, microbiologo dell’Università degli Studi Milano-Bicocca e ci siamo fatti spiegare meglio in cosa consiste il loro studio e come procede.

Ambrosini si trova al momento al campo base dei Gasherbrum insieme alla Guida alpina Daniele Bernasconi e al glaciologo Umberto Minora. Nei giorni scorsi era salito ai campi alti per portare a compimento la parte alta della missione scientifica.

“Stiamo raccogliendo campionamenti di neve, ghiaccio e di detrito sopraglaciale  – ha spiegato il microbiologo al telefono satellitare – e facendo analisi su conchette crioconitiche, che sono delle specie di pozzanghere che si formano sul ghiacciaio, quando il detrito si deposita e lo fa fondere. Queste pozzangherine sono dei microcosmi del ghiacciaio stesso, con molti batteri dentro. Sono molto studiate nelle zone artiche e antartiche, mentre dei ghiacciai al di fuori delle zone polari se ne sa pochissimo. Per questo potremmo dire che questi studi sono praticamente una novità. Crioconiti dei ghiacciai temperati ce ne sono pochi. E’ difficile dire al momento se i risultati che avremo da questi campioni saranno molto diversi da quelli che si raccolgono sulle Alpi. Proprio domani, in parallelo, inizierà uno studio uguale a questo sul ghiacciaio dei Forni per poter comparare i risultati”.

Dopo la fase ai campi alti, la spedizione del Comitato EvK2Cnr inizia ora il rientro verso valle, durante il quale i ricercatori continueranno a lavorare.

“Finora stiamo riuscendo a fare tutti i campionamenti anche se numericamente ne prenderemo molti sulla via del ritorno – continua infatti Ambrosini -. Saranno campioni di detriti sopraglaciali che verranno raccolti a partire da qui, dal campo base, fino alla fronte del ghiacciaio per vedere come cambiano le comunità batteriche lungo il ghiacciaio. Io personalmente sono arrivato fino a sotto a campo 2, ho raccolto dei campioni di neve a campo 1 e di ghiaccio attorno al campo base: li abbiamo fatti sciogliere e li stiamo filtrando per raccogliere campioni di batteri che si trovano all’interno della neve e del ghiaccio”.

Tra i diversi tipi di ricerche in corso sui batteri, quelle più innovative non riguardano neve e ghiaccio.

Luigi Bonetti,  Astrid Lambrecht e Christoph Mayer salgono in cordata al campo alto verso il Gasherbrum La
Luigi Bonetti, Astrid Lambrecht e Christoph Mayer salgono in cordata al campo alto verso il Gasherbrum La

“I batteri fungono da nuclei di condensazione dei cristalli di neve quindi i batteri stanno anche nelle nuvole – conclude infatti Ambrosini -. Al momento esistono già alcuni studi sui batteri all’interno della neve e del ghiaccio, anche se non sono tantissimi. I nostri studi sulla neve e il ghiaccio, di tipo descrittivo, contribuiscono ad arricchire le conoscenze sulla materia. Ma questo aspetto della nostra ricerca è un qualcosa in più che facciamo sfruttando l’occasione della nostra presenza qui. Per quanto possano sembrare più interessanti perché vengono fatti a quota più alta, in realtà da un punto di vista scientifico sono meno nuovi. Gli studi sulle conchette crioconitiche nelle zone temperate e sui batteri nella copertura detritica dei ghiacciai neri invece, sono abbastanza innovativi, non ce ne sono altri”.

Domani arriverà al campo base dei Gasherbrum il resto della squadra che è rimasta ancora oggi al campo 1. Fanno parte della spedizione infatti, anche Christoph Mayer e Astrid Lambrecht della Bavarian Academy of Sciences and Humanities, e il nivologo Luigi Bonetti dell’ARPA-Lombardia. I ricercatori stanno effettuando rilevamenti radar e di ablazione e analisi isotopiche al fine di ricostruire i trend di precipitazione della zona.

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