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Chiuso il Nanga Parbat, le spedizioni rientrano sotto scorta: caccia aperta ai terroristi

I corpi delle vittime riportati a Islamabad (photo courtesy thenews.com.pk)
I corpi delle vittime riportati a Islamabad (photo courtesy thenews.com.pk)

ISLAMABAD, Pakitan — Un lituano, due slovacchi, tre ucraini, due cinesi e un cinese-americano, un nepalese e una pakistano. Questo il bilancio definitivo delle vittime del massacro avvenuto ieri notte al campo base del Nanga Parbat, sul versante Diamir ad opera di un gruppo di terroristi. I corpi sono stati recuperati ieri pomeriggio via elicottero e sono già stati trasportati a Islamabad. Quasi tutti gli alpinisti rimasti al campo base stanno rientrando nella capitale con una scorta armata e tutta la zona del Nanga Parbat è stata chiusa e presidiata dall’esercito.

Secondo le ultime ricostruzioni, i terroristi sarebbero arrivati al campo base intorno alle 10.30 di sabato sera e avrebbero preso in ostaggio lo staff pakistano del campo base, immobilizzandolo con delle corde. Poi sono entrati nelle tende, hanno ucciso gli alpinisti sparandogli alla testa e al corpo, e li hanno derubati di documenti e soldi. Al momento dell’agguato, pare che questi fossero gli unici alpinisti presenti al campo base. Il resto delle spedizioni si trovava sulla montagna, tra campo 1 e campo 2.

Il Ministro dell’interno Chaudhry Nisar ha riferito alla stampa che i terroristi avrebbero sequestrato due guide per arrivare fino al campo base: una sarebbe stata uccisa, dell’altra sarebbe in corso l’interrogatorio. Oggi la sicurezza pakistana ha chiusto tutta l’area del Nanga Parbat per la ricerca dei terroristi, di cui però al momento non si è trovata ancora traccia. Il campo base è al momento presidiato dall’esercito.

Alcuni giornali internazionali riferiscono che tra gli alpinisti al Nanga Parbat ci fosse anche l’italiano Simone La Terra, ma la notizia è falsa. La Terra, insieme al compagno polacco Pawel Michalski, aveva rimandato la partenza per il Pakistan a quest’oggi ma alla luce della tragedia avvenuta ha cancellato la spedizione. L’alpinista non ha quindi mai lasciato l’Italia.

Starebbero lasciando il campo base del Nagna Parbat quasi tutte le spedizioni, tra cui quella di Tunc Findik, la spedizione Polacca, i rimanenti della spedizione ucraina e di quella internazionale, i cinesi e i nepalesi sopravvissuti. Sembra rimangano al campo base per il momento solo i pakistani Karim Hayyat, Naseer Uddin e Sher Khan. Sulla parete Rupal si trova invece un team rumeno che stava attrezzando la via sopra campo due, e che al momento sembra intenzionato a proseguire la scalata.

Il ministro Nisar nelle scorse ore ha dichiarato che l’attacco – rivendicato dai Talebani e dal gruppo terroristico  Jundullah – non era diretto a qualcuno in particolare ma mirato a far apparire il Pakistan come una nazione non sicura per gli stranieri e ad isolarlo a livello internazionale. Il governo intero, maggioranza e opposizione, ha condannato fermamente l’agguato, si è impegnato a cercare i colpevoli e ha preso l’impegno di intensificare le misure di sicurezza anche nelle aree di montagna. L’ispettore generale della polizia e il Chief Secretary del Gilgit-Baltistan sono stati entrambi sospesi dai loro incarichi.

 

Leggi l’approfondimento sulla spedizione nepalese al Nanga Parbat (English)

 

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