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Gran Paradiso, il Parco dichiara guerra ai salmerini: troppo voraci

Salmerino di Fontana (photo courtesy wikipedia.org)
Salmerino di Fontana (photo courtesy wikipedia.org)

AOSTA — Era stato introdotto nei laghi alpini nel secolo scorso, per favorire la pesca. Ora però ci si è resi conto che i salmerini di fontana sono molto pericolosi per la fauna ittica dei laghi alpini: la loro voracità sta provocando l’estinzione di alcune specie locali. E così il parco del Gran Paradiso ha deciso di eradicarlo dai suoi laghi, con il progetto Bioacquae, promosso dal Parco nell’ambito del programma Life+.

Il “salmerino di fontana” è un salmonide originaria del Nord America. E’ molto simile al salmerino alpino, ma colorato diversamente e – a quanto pare – molto più vorace: si nutre di insetti, girini di anfibi, piccoli pesci, mammiferi o invertebrati. Introdotto in Europa a fine ottocento, ha trovato un habitat congeniale in acque molto fredde, torrenti alpini e perfino laghi glaciali. Se ne segnala la presenza in alcuni laghi della Valle d’Aosta, ma anche in Lombardia, Trentino e Alto Adige.

Alcune recenti ricerche hanno rivelato che purtroppo la sua presenza ha provocato e sta provocando la sparizione di specie autoctone in diversi laghi alpini: molte specie di zooplancton, tra cui le rare popolazioni di Daphnia pulicaria del Gran Paradiso, di numerosi artropodi acquatici (coleotteri, tricotteri, plecotteri, idracari) e della Rana temporaria.

Da qui l’esigenza – come riferito dal Parco – di “eliminare questa presenza per ripristinare la biodiversità”.

“L’eradicazione verrà effettuata a partire dalla primavera 2013 – riferisce il sito del progetto Bioacquae -, quando le acque saranno libere dai ghiacci, in tre laghi di piccole dimensioni e bassa profondità (4-10m): Lago di Djouan, Lago Nero di Djouan e Lago Nero di Dres e in un lago più grande e profondo: il Lago Leynir (22m). A causa dell’elevata profondità quest’ultima azione avrà un carattere fortemente sperimentale e innovativo. L’eradicazione avverrà utilizzando reti da pesca e elettropesca. I pesci catturati saranno stoccati in nasse immerse nel lago, trasportati a valle per controlli veterinari e, se possibile, destinati a strutture di refezione pubbliche”.

“Negli anni ’60 l’allora consiglio di amministrazione del Parco autorizzò l’introduzione del Salmerino di fontana nei laghi del Parco per la pesca sportiva, contando sul ritorno economico che questa avrebbe apportato – spiega Achaz von Hardenberg, biologo del Parco e uno degli ideatori del progetto, sul sito del Pgnp -. Questa decisione, presa sicuramente in buona fede e col fine di trovare risorse per lo sviluppo del Parco, si è però portata dietro conseguenze con cui oggi ci troviamo a far fronte. Dalle ricerche in corso sui laghi del Parco è risultato che senza le introduzioni fatte dall’uomo nei tempi passati, questi sarebbero completamente liberi da pesci e dai loro effetti devastanti sulla biodiversità autoctona. Se ne è avuta conferma con il ritrovamento, in alcuni di questi, di esemplari di Daphnia middendorffiana (un “piccolo gigante” delle comunità zooplanctoniche del Parco) e non è un caso se nessuno di questi crostacei è mai stato trovato nei numerosi laghi dove negli anni ‘60 è stato introdotto il salmerino”.

Lo stesso progetto metterà in campo azioni parallele per la conservazione della Trota marmorata e il miglioramento della qualità degli habitat acquatici d’alta quota, con l’applicazione di tecniche più eco-compatibili rispetto a quanto già previsto per legge, nel trattamento degli scarichi di strutture come rifugi ed alpeggi.

Secondo l’Iucn le specie “alloctone” – ossia introdotte dall’uomo in ambienti diversi dal loro areale naturale, come è capitato a questo salmerino – sono la seconda causa della drastica perdita di biodiversità che sta interessando il nostro pianeta.

 

Info: www.bioaquae.eu

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Un commento

  1. Per lo stesso motivo, negli anni 60 in Ticino è stata introdotta la trota arcobaleno, con uova dello stato di Washington, USA, . Mi domando come sia andato l’esperimento, se studiato.

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