AlpinismoAlta quota

Marco Zaffaroni torna in Himalaya: al Manaslu dopo un anno sabbatico

MILANO — “Dopo un anno sabbatico ho bisogno di tornare in Himalaya. Per sentirmi vivo, per andare avanti”. La morte di Mario Merelli è stata un duro colpo per Marco Zaffaroni. L’amico di una vita, il compagno di tante spedizioni, l’unico – forse – pronto a condividere una spedizione, mettendo davanti l’amicizia e il piacere della scalata alla voglia di portare a casa la vetta, se n’è andato improvvisamente nel gennaio del 2012. Il dolore è stato grande, e per molti mesi Zaffaroni – insieme alla famiglia di Mario e alla moglie Mireia – è stato il punto di riferimento per tutte le iniziative attivate nella bergamasca e in Italia per ricordare Merelli. Ora però, l’alpinista milanese vuole tornare a vivere, a scalare quelle montagne dove la loro amicizia era diventata così forte.

Detta così, pare quasi una storia tragica. Forse a chi non conosce lo “Zaffa”, che ha sempre il sorriso sulle labbra e la battuta pronta. Lo Zaffa che a Kathmandu, mentre col Merelli navigavamo in internet cercando news sulle spedizioni in atto, ci sgridava con un “Dai, non siamo mica qua a pettinar le bambole, andiamo a lavorare”. Lui, che di mestiere pettina le vacche per le fiere. Lo Zaffa che, a cena con Joao Garcia mi tirava calci sotto al tavolo perchè fissavo il suo volto alterato dai congelamenti.

La sua pungente allegria ha vinto anche ora. “Pensavo di non andare più in Himalaya, sono sincero – confessa Zaffaroni -. Di non fare più ottomila. Ma dopo un anno sabbatico passato a fare tante serate ricordando Mario, mi sentivo un po’ come quelli che fanno la cover dei Nomadi per tutta la vita. Ora voglio tornare in Himalaya, per capire che sono ancora vivo, per andare avanti”.

“Zaffa” partirà il 26 aprile. Prima di avvicinarsi al Manaslu salirà con tre amici a visitare il Kalika Family Hospital, inaugurato nel 2009 proprio da Mario Merelli e Marco Zaffaroni che ne hanno sostenuto la costruzione con l’aiuto della Onlus  italiana La Goccia, della nepalese Focus, e di tanti amici. “La visita è dovuta – dice l’alpinista – anche per tranquillizzare le persone che dopo la scomparsa di Mario hanno iniziato ad interrogarsi sul futuro della struttura. Non c’è nessun dubbio, l’ospedale andrà avanti”.

Al Manaslu, Zaffa salirà da solo con uno sherpa. “Non mi andava di cercare qualcuno apposta per la salita – spiega Zaffaroni -. O si va con un amico, e allora si va perchè si sta bene insieme e si ha voglia di condividere l’esperienza, oppure non ho bisogno di dame di compagnia. Come supporto tecnico e professionalità, non c’è nessuno meglio di uno sherpa”.

La montagna non è nuova per l’alpinista milanese. Ci era stato con Mario Merelli nel 2009, ma avevano rinunciato a tentare la cima dopo la tragica morte di Giuseppe Antonelli. Ecco perchè la scelta di ritornare: “Un po’ lo conosco già – spiega – e per le mie capacità penso che sia fattibile. Poi mi piace un sacco il nome, diciamo la verità! Il trekking no, è terribile… ma amen, lo farò”.

Zaffaroni ha aperto anche un blog per raccontare la sua spedizione. Il nome dice tutto: si chiama “gitante al manaslu”. “Nelle letture che mi hanno fatto compagnia la prima volta che sono stato al Manaslu ho incontrato Giacomo Costantino Beltrami – spiega Zaffa sul suo blog -, atipico esploratore bergamasco e scopritore delle sorgenti del Mississippi. La sua vita il suo modo di fare mi hanno affascinato e il suo autodefinirsi “gitante senza pretese” me lo sono sentito subito mio. È così che mi piace pensare e vivere le mie esperienze in alta quota: come semplici gite, senza grandi aspettative, senza nulla da dimostrare, senza nulla da conquistare, senza limiti da superare… i miei li conosco bene e già li sto superando tutti”.

Il Manaslu, con i suoi 8163 metri, è l’ottava montagna più alta del nostro pianeta e si trova nella zona centro-occidentale del Nepal, chiamata Mansiri Himal. Oltre alla cima principale, il Manaslu è composto da altre 2 cime: il Manaslu Ovest (7992m) ed il Manaslu Nord (7157m).

Vai Zaffa, in bocca al lupo. Anche Mario sarà felicissimo di vederti di nuovo “in campo”.

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