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Quanta acqua c'è nel terreno alpino? Uno studio dell'Eurac per valutare frane e fertilità

BOLZANO — Dati satellitari saranno per la prima volta combinati a misure da terra e modelli idrologici per studiare lo stato e la compattezza dei terreni alpini. E’ questo l’innovativo studio avviato nelle scorse settimane dall’Eurac di Bolzano, che spera così di fornire alle autorità informazioni preziose per gestire le situazioni di emergenza.

Una delle prime aree sperimentali dello studio sarà la Val di Mazia, una delle valli meno conosciute dell’Alto Adige, che vive ancora oggi prevalentemente di agricoltura e poco di turismo, situata lateralmente alla Val Venosta. L’obiettivo è in sintesi quello di monitorare la quantità di acqua presente nel terreno.

I ricercatori studieranno principalmente l’umidità e l’evapotraspirazione, cioè lo scambio di vapore acqueo con il suolo e la vegetazione. “Dal tasso di umidità gli esperti ricavano informazioni sul rischio di frane – spiega all’Eurac -, mentre l’evapotraspirazione fornisce indicazioni utili all’agricoltura di montagna. Inizialmente sotto osservazione ci saranno i pascoli altoatesini, ma in futuro i ricercatori hanno intenzione di estendere l’analisi anche ai frutteti per capire, ad esempio, come ottimizzare l’irrigazione”.

L’integrazione di metodologie diverse – dati satellitari, misure a terra e modelli idrologici -, secondo i ricercatori è molto promettente soprattutto in un ambito eterogeneo come quello alpino, dove la morfologia del territorio può rendere difficili le analisi satellitari e la raccolta di dati a terra è complessa e costosa.

Questo nuovo progetto sul ciclo dell’acqua coinvolge gli istituti per il Telerilevamento Applicato e per l’Ambiente Alpino dell’Eurac di Bolzano e vanta la collabprazione delle università di Trento e di Innsbruck e alcuni partner internazionali che forniscono supporto tecnico come Università di Vienna, Karlsruhe Institute of Technology e United States Department of Agriculture.

“I risultati saranno mappe in alta risoluzione – dicono i ricercatori – che daranno all’Ufficio idrografico della Provincia autonoma di Bolzano un utile strumento per monitorare le variabili del bilancio idrico, agire tempestivamente in caso di rischio e avere sotto controllo la disponibilità di risorse idriche”.

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