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Cinghiali radioattivi: nessun animale contaminato fuori dalla Valsesia

OMEGNA, Verbania — Arriva una notizia rassicurante, dopo quella che un mese fa avevano messo in allarme abitanti, buongustai e giornalisti della Valsesia. Le analisi compiute nei territori adiacenti alla valle piemontese, per verificare la presenza di cesio 137 in altri animali, hanno dato esito negativo.

La notizia arriva direttamente dalla Asl del Verbano-Cusio-Ossola, che nel mese di marzo ha fatto analizzare una serie di campioni all’Istituto zooprofillatico di Vercelli e che proprio ieri ha ufficializzato i primi risultati.

“Sono arrivati i primi risultati delle analisi compiute su cinghiali del VCO per verificare la presenza di cesio 137 oltre i valori consentiti – si legge nel comunicato stampa della Asl Vco -. Nel mese di marzo abbiamo spedito 36 lingue, di cui 20 prelevate da cinghiali appena uccisi per abbattimento programmato o per incidente stradale e 16 asportate da bestie uccise in passato e congelate. Tutti i campioni risultano immuni dal parassita della trichinella (che può scatenare la trichinellosi, un’infezione che nei casi più gravi porta a
complicazioni respiratorie, malfunzionamento renale e persino alla morte per infarto) e, soprattutto, la presenza di cesio 137 è al di sotto della soglia minima consentita”.

L’Asl Vco precisa inoltre che “gli animali analizzati provenivano da tutto il Vco (da Macugnaga alla Val Cannobina alla Vigezzo) a partire da Arola, paese di confine con la Valsesia, dove erano stati scoperti alcuni cinghiali “radioattivi”. Le analisi comunque continuano. Di recente infatti sono stati spediti altri sei campioni di cui si attende l’esito e altri saranno inviati a Vercelli in futuro”.

I cinghiali radioattivi erano stati identificati all’inizio di marzo. Si trattava di 27 esemplari abbattuti in Valsesia, nei quali i livelli di Cesio 137 risultavano superiori al limite tollerabile in caso di incidente nucleare. La notizia aveva mobilitato il Ministero della Salute che ha subito avviato ulteriori analisi sul caso di concerto con le autorità locali e le forze dell’ordine.

La professoressa Alda Zanini dell’Infn di Torino, che da anni si occupa di ricerca sulla radioattività, ci aveva spiegato in un’intervista che “gli isotopi di Cesio si depositano nel terreno e scendono i profondità. I cinghiali scavano in profondità e si cibano di tuberi, radici, quindi può darsi che si siano imbattuti in residui radioattivi. Non mi sorprenderebbe che anche altrove si riscontrassero casi simili: a seconda del terreno, gli isotopi possono essere scesi a diversi livelli di profondità, in diverse zone”.

 

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