Alpinismo

Cerro Piergiorgio, Up raggiunge il 7° tiro

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EL CHALTEN, Patagonia — Due giorni di pausa sui boulder per la banda del Trip Two, che nei giorni scorsi ha affrontato i primi tiri sulla Nordovest del Piergiorgio. Direttamente dalle parole di Luca Maspes il racconto dei muri verticali senza diedri e senza fessure, dei passaggi fino al 7a e dei diversi tratti su cliff. 

"Un caro saluto a tutti quelli che ci seguono.
Siamo rientrati tutti in paese ieri sera dopo la prima settimana di attivita’ sulla montagna.
Il tempo da ieri pare si sia messo decisamente al brutto e cosi’ siamo scappati dal nostro campo sotto la parete anche per salvare le tende messe gia’ a duríssima prova dal vento di questi giorni. Speriamo di riuscire a tirarle integre fino alla fine. Queste due Ferrino Expe’, per ora si stanno comportando egregiamente.
 
Come avevo gia’ accennato, purtroppo non e’ stato possibile preparare la cueva di neve sotto le rocce del Piergiorgio. Ci abbiamo provato ma la stagione avanzata ha messo a nudo i ghiacciai e quindi non c’e’ uno strato di neve sufficiente per scavare un buco abbastanza grande da "contenere" cinque persone. Cosi’ abbiamo rimediato subito trasportando le tende su alla parete e montandole a circa un’ora da essa, su un balcone roccioso situato circa a meta’ del primo canale che sale verso l’inizio della via.
 
Nel 1995 era tutto piu’ semplice: ghiacciaio innevato, canale veloce senza crepacci e una bella cueva di neve a pochi minuti dall’inizio della parete. Tra tutto si risparmiavano almeno un 2 o 3 ore per raggiungere il Piergiorgio dalla Piedra del Fraile.
 
La scalata della parete e’ iniziata mercoledi 8 febbraio con Yuri e Kurt che sono saliti sui primi due tiri della via. Già forti le difficoltà: muro verticale senza diedri e fessure, passaggi fino al 7a e diversi tratti su cliff. Yuri va da capocordata e verso la fine del primo tiro l’appoggio del piede schizza via. Sono quasi 15 metri di volo trattenuti da un chiodo a lama.
 
Il Parimba (foto) non si spaventa, torna su e conclude questo tiro ed il seguente, ricollegandosi subito sulla giusta linea di "Gringos Locos" che io e Giordani avevamo aperto nel 1995. Prima corda piazzata ed i due rientrano al campo mentre Herve’ e l’instancabile Panda completano un altro trasporto di viveri dal Lago Electrico fino alla parete.
 
Il giorno successivo brutto tempo, non si esce dalle tende ed i piu’ fortunati siamo io e Herve’ che abbiamo con noi i primi due libri che ci distolgono dalla noia e dai pensieri.
Il mattino seguente, venerdi, torna il bel tempo e saliamo in parete io, Yuri e Kurt portando su altre corde per attrezzare la via, una via che ricordo e’ per ora superabile solo con questo sistema di "su e giu’" dalla parete vista l’impossibilita’ di bivaccare su di essa. Le cengie sul Piergiorgio non esistono. Risalite le corde fisse mi metto alla videocamera mentre Kurt segue i diedri accennati (6b+/A2 cliff) che durano purtroppo solo 3 tiri di corda prima di sfumare ancora in un mare di roccia liscia. Il sesto tiro impegna Kurt per quasi due ore, un insieme di arrampicata libera e passaggi su cliff hanger da ricercare accuratamente.
Prima di scendere Kurt inizia anche il settimo tiro, uno dei piu’ pericolosi (6c+ e una sequenza di passi su cliff), abbandonandolo circa a meta’ e decretando la fine di questa lunga giornata di oltre 13 ore di attivita’ continua. Scendiamo sulle corde fisse e poi legati per bene lungo il ghiacciaio pieno di insidiosi crepacci che obbligano a lunghi giri per essere aggirati.
 
Intanto, anche oggi, Panda e Herve’ si fanno l’ennesimo viaggio di trasporto viveri dalla laguna al nostro campo. I due hanno calcolato che in circa 10 giorni di attivita’ si sono fatti quasi 300 km a piedi avanti ed indietro dalla valle del Rio Electrico. Sono ormai lontani i ricordi del Trip One e dell’aiuto dei portatori pakistani…
Sabato risveglio con il brutto tempo e altra giornata di ozio in tenda, finche’ alla sera Yuri, Kurt e Panda decidono di scendere alla Piedra del Fraile. Io ed Herve’ restiamo invece su a passare la notte aspettando l’evoluzione del tempo prima di tuffarci a valle. Il mattino dopo, ieri, la conferma del brutto tempo e, dopo aver smontato i paletti delle tende, siamo scesi anche noi prima al Fraile poi qui in paese.
 
Ora l’attesa di un giorno o due, un po’ di arrampicata sui boulder qui intorno a El Chalten, un descanso doveroso dopo 15 giorni senza tregua.
 
Alla Chocolatería, quello che chiamiamo "campo base", l’incontro e le birre con i vari alpinisti che sono qui per diversi progetti. I fratelli Alex e Thomas Huber, insieme allo svizzero Stephan Sigriest, sono ancora in attesa di un buco di tre giorni di bel tempo per tentare l’ambita traversata dal Cerro Standharth al Cerro Torre. I fratelli spagnoli Iker e Eneko Pou sono gia’ stati ricacciati giu’ due volte dalla via "Franco-Argentina" del Fitz Roy, loro obiettivo qui in Patagonia per completare il progetto delle "Sette pareti per sette continenti". L’americano Dean Potter e’ in giro di corsa con la moglie Stephanie Davis a caccia di ripetizioni veloci e pare abbia in mente anche lui una traversata veloce dalla Guillaumet al Fitz Roy, stesso obiettivo di altri americani in zona (Peter Croft e Kevin Thaw).
Solo una cumbre in questi giorni ed e’ quella del Cerro Torre per Michael Pitelka ed il compagno Roger Scheli saliti lungo la classica via Maestri. La loro idea era di raddrizzare questa via senza usare i chiodi a pressione… per ora devono "accontentarsi" di aver seguito le orme del grande Cesare.
 
A proposito, sono (e siamo) fortemente delusi dal fatto che si voglia attribuire una medaglia d’oro a chi getta nel fango la credibilita’ di un grande alpinista dell’epoca, un personaggio accennato due rige sopra, un suo connazionale nonche’ quasi compaesano, una persona che ha fatto la storia dell’alpinismo ben piu’ di quella che hanno fatto i suoi contestatori.
Non volevamo crederci quando abbiamo letto la notizia su questo sito. Ci dite che era uno scherzo?
Un saluto,
 
Luca e la banda".

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