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Dome des Ecrins, il soccorso francese si arrende: “nessuna speranza di ritrovarli vivi”

Ricerche in elicottero (Photo courtesy ledauphine.com)
Ricerche in elicottero (Photo courtesy ledauphine.com)

BRIANCON, Francia — “Ho convocato le famiglie degli alpinisti dispersi e ho detto loro che le possibilità di sopravvivenza ormai sono pari a zero”. Questa la drammatica dichiarazione del comandante del Pghm di Briançon Stephane Bozon dopo il sesto giorno di ricerche senza risultato sul Dome des Ecrins, massiccio francese dove da domenica scorsa sono dispersi tre alpinisti italiani: Francesco Cantù, Damiano Barabino e Luca Gaggianese.

Bozon ha rilasciato queste dichiarazioni oggi pomeriggio alla stampa francese, annunciando l’interruzione delle ricerche per la giornata di domani.

“Domani, domenica, gli elicotteri non possono volare perché Météo France ha annunciato raffiche a 100 chilometri orari a 3000 metri di altitudine – ha detto Bozon secondo quanto riferito dal quotidiano Le Dauphiné Libéré, che si occupa della zona in cui si trova il Dome des Ecrins -. Non è possibile, in queste condizioni, avventurarsi nella zona nè in volo nè via terra perché il rischio di valanghe a lastroni è molto alta. Il vento, però, potrebbe spostare cumuli di neve e far emergere dunque qualche traccia degli alpinisti, che potrebbe essere avvistata nei prossimi giorni”.

Oggi i soccorritori del Pghm di Briançon sono riusciti a portare alcuni soccorritori e dei cinofili al col des Avalanches situato ai piedi della Barre des Écrins (4.102 metri). Le squadre, però, non sono quasi riuscite a muoversi in 2 metri di neve fresca e hanno rischiato più volte di finire in valanghe o crepacci coperte da fragili ponti di neve. I soccorsi con l’elicottero hanno ispezionato crepacci, seracchi e valanghe, anche con apparecchi in grado di rilevare telefoni cellulari, ma non hanno trovato alcuna traccia dei tre alpinisti dispersi da lunedì mattina.

“Purtroppo è caduta davvero molta neve in alta quota e non siamo stati in grado di identificare alcun indizio che potesse far luce sulla posizione degli alpinisti. L’acqua di disgelo primaverile potrebbe farli ritrovare se sono stati coinvolti in una valanga, a meno che non siano caduti in un crepaccio” ha detto Bozon alla stampa.

Gli alpinisti sono partiti domenica dal rifugio Cezanne per salire la goulotte Gabarrou-Marsigny. Dalle ultime notizie pare siano riusciti a concludere la via, ma non sono riusciti a rientrare. Domenica notte hanno bivaccato sulla montagna, non è chiaro a quale quota. Nella notte sulla zona si era scatenata una violenta bufera di neve e lunedì mattina hanno chiesto soccorso.

“Alle 20 di quella sera si trovavano sulla Breche Lory, spartiacque tra il Dome des Ecrins e la Barre des Ecrins” ha dichiarato al Secolo XIX Edoardo Rixi, consigliere regionale ligure ed esperto alpinista che si trovava a Briancon per seguire i soccorsi con la famiglia di Barabino, genovese, e degli altri due alpinisti. Pare che l’ultimo contatto con gli alpinisti sia stato avuto proprio dal padre di Barabino, al quale, sempre secondo la testata genovese, il figlio avrebbe detto: “Fra quattro ore sarò alla macchina” alle 17 di lunedì.

Da allora, però, i tre alpinisti sono scomparsi nel nulla “Abbiamo perlustrato tutti i versanti della montagna – ha spiegato ai giornali il comandante del Peloton d’haute montagne di Briancon, Nicolas Colombani – partendo dal glacier Noir, dal glacier Blanc, dal ghiacciaio della Bonne Pierre fino a quello della Pilatte. E, poche ore fa, anche il rifugio Temple Ecrins, in cui speravamo si fossero rifugiati. Ma non c’era nessuno”.

I tre dispersi sono Francesco Cantù, primario del reparto di cardiologia dell’Ospedale di Lecco; Damiano Barabino, cardiologo di Genova e istruttore nazionale del Cai della stessa città; Luca Gaggianese, istruttore nazionale di alpinismo della scuola “Silvio Saglio” della Sem di Milano.

 

Links: http://news.fr.msn.com, http://www.ledauphine.com/

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4 Commenti

  1. Una morte terribile,che Dio possa accogliere le loro anime……………………….questa e’ la legge della montagna,se si sbaglia qualcosa si muore.Certo mi sembra che per questa temile via, abbiano impiegato ben 14 ore per la salita, invece delle consuete 7/9,ogni parola e’ superflua.GONDOLIANZE SINCERE,A TUTTI I LORO CARI.

  2. Purtroppo affrontare una via difficile il giorno precedente una prevista lunga e pesante perturbazione richiede che non sopraggiungano imprevisti, ovvero che si possa salire e scendere in tempo. Ancora una volta valenti alpinisti non ce la fanno …..e ci rimettono la vita. In questi ultimi mesi – sarà una coincidenza – è già successo altre volte; speriamo accada sempre meno spesso.

  3. Bravi ragazzi, avete cercato di vivere fino in fondo il grande sogno di “fare” alpinismo di qualita’.
    Purtroppo, non è andata come sarebbe dovuta andare. Un pensiero gentile a VOI!
    Solo chi conserva la capacita’ di sognare puo’ capire cio’ che non puo’ essere spiegato.
    Addio

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