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Frane, smottamenti e strade chiuse. Clini: urgenti misure per il dissesto

Frane (Photo meteoweb.eu)
Frane (Photo meteoweb.eu)

TRENTO — “E’ necessario e urgente un programma nazionale per la sicurezza e la manutenzione del territorio, che rappresenta una misura infrastrutturale per la crescita”. Con queste parole il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha lanciato ieri un allarme per il dissesto idrogeologico delle montagne italiane, che costituisce un problema ed un pericolo per chi le abita, soprattutto in caso di nubifragi come quelli di questo weekend.

Veneto, Lazio, Trentino, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Emilia e Umbria. Frane, smottamenti e allagementi hanno flagellato nelle scorse ore grandi aree delle Alpi e degli Appennini, provocando forti disagi alla circolazione e costringendo in alcuni luoghi all’evacuazione di diverse case.

In Alto Adige, diverse frane hanno obbligato alla chiusura di strade importanti fra cui la statale della Mendola, quella delle Dolomiti all’altezza di Montagna, quella per Sarentino e la statale della Val Gardena. Interrotta da una frana tra gli abitati di Valdaora e di Monguelfo la lina ferroviaria per la Val Pusteria. Diverse interruzioni hanno interessato strade minori. Sono stati chiusi per sicurezza i passi Stelvio, Rombo, Stalle e Pennes. A Vipiteno è stato allagato uno stabilimento per la lavorazione del latte e sono centinaia gli interventi dei Vigili del Fuoco per frane e allagamento di sotterranei. In Trentino, dieci persone sono state evacuate nel comune di Spara, in Valsugana, dove una frana di fango si è appoggiata ad una casa.

In Toscana, nella provincia di Massa Carrara, sono state evacuate oltre 200 le persone per allagamenti e smottamenti. Molte le case danneggiate. In alcune frazioni le frane hanno intaccato le condutture dell’acqua potabile ed è vietato bere acqua dai rubinetti.  In Liguria, diverse case erano state evacuate per precauzione ma fortunatamente i danni del maltempo sono stati contenuti rispetto alle previsioni.

La situazione disastrosa causata dai nubifragi del weekend ha indotto il Ministro Clini ad alzare la voce. “E’ urgente il trasferimento alle Regioni del Centro Nord dei 130 milioni di euro stanziati il 26 ottobre scorso per il finanziamento delle misure per la prevenzione del dissesto idrogeologico – ha detto clini alle agenzie di stampa nelle scorse ore -. Il Parlamento ha l’occasione per restituire alle Regioni i pieni poteri in materia di prevenzione, attraverso la soppressione dell’istituto commissariale introdotto da una legge del 2010”.

Il Ministro ha ricordato inoltre che, su proposta del presidente Monti, “il Consiglio Europeo del 29 giugno ha richiesto alla Commissione Europea di individuare le azioni possibili per liberare risorse pubbliche destinate alla protezione del territorio, «interpretando» i vincoli del patto di stabilità in modo da favorire investimenti nella prevenzione con effetti positivi sulla crescita superiori ai costi necessari per la riparazione dei danni”.

“Eventi climatici estremi ‘ritornano’ con una frequenza estremamente ravvicinata in alcune zone italiane, confermando un trend ormai piu’ che trentennale. La serie storica degli eventi avrebbe dovuto orientare da tempo politiche e misure per la protezione delle zone piu’ vulnerabili, anche sulla base dei dati raccolti ed elaborati dal ministero dell’Ambiente: il 10% della superficie nazionale e’ ad alta criticita’ idrogeologica, ed i comuni interessati sono 6.633”.

Clini, già il 24 ottobre scorso in audizione in commissione Ambiente alla Camera aveva detto “Nelle prossime settimane potremmo trovarci a dover affrontare situazioni che richiedono interventi di emergenza sui rischi da dissesto idrogeologico cui e’ esposto il nostro Paese. I dati fanno pensare che la prossima stagione, che sta arrivando, possa trascinarsi dietro eventi estremi catastrofici, ed è necessaria una gestione dell’emergenza e delle allerte”.

L’agenzia Asca riferisce che “secondo gli ultimi dati del Rapporto Ecosistema Rischio di Legambiente e della Protezione Civile, in Italia oltre 5 milioni di persone sono esposte a rischio frane o allagamenti; l’85% dei comuni classificati a rischio idrogeologico elevato rilevano la presenza sul proprio territorio di abitazioni in aree golenali, in prossimita’ degli alvei e in zone a rischio frana; accanto a questi, sono rilevanti le percentuali dei comuni che dicono di avere in zone a rischio fabbricati industriali (56%), interi quartieri (31%), strutture pubbliche sensibili come scuole e ospedali (20%) e strutture ricettive turistiche o commerciali (26%)”.

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