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Roma, anteprima della fiction sul K2: una vittoria del gruppo all’italiana

K2 La montagna degli italiani - Una scena del film  (Photo Marco Bocci)
K2 La montagna degli italiani – Una scena del film (Photo Marco Bocci)

ROMA — Perché raccontare la prima scalata al K2 oggi? Perché questa è una storia che parla di unione. Perché questa è una storia che parla di protagonisti che sacrificano gli interessi personali per un obiettivo comune. Con questo proclama Rai Fiction presenta la miniserie in due puntate “K2 – La montagna degli Italiani”. Interessante che la versione dell’emittente di Stato sia la stessa di Ardito Desio, data e poi smentita nel film dalla lettura degli eventi riguardanti la figura di Walter Bonatti. Perché la ricostruzione dei fatti è quella dell’alpinista bergamasco, come spiega la scritta finale del film (insieme ad un’altra ammissione sincera: “il film contiene elementi di fantasia”).

“K2: la montagna degli Italiani”, coproduzione italo-austriaca, racconta la conquista della più alta cima del Karakorum da parte di un gruppo scelto di 12 alpinisti italiani, guidati dal professore Ardito Desio. Nel cast Marco Bocci, Giuseppe Cederna, Massimo Poggio e Michele Alhaique, per la regia dell’austriaco Robert Dornhelm.

Il film inizia con una scena di guerra risalente a un decennio prima della famosa scalata e ci presenta la ritirata del Corpo Alpino dalla campagna di Russia. Un uomo giace a terra e il suo amico, nel soccorrerlo, lo rassicura dicendogli che la morte non lo raggiungerà lì. Il ferito esprime il desiderio di morire fra le sue montagne: si tratta di Mario Puchoz (interpretato da Giorgio Lupano), mentre l’amico è Riccardo Cassin.(Alberto Molinari).

A uno a uno vengono presentati i protagonisti della vicenda. La scena si sposta su Ardito Desio (Giuseppe Cederna) che convince il presidente De Gasperi ad investire in un’impresa dove anche gli americani hanno fallito. Il sogno di Desio si chiama K2. Desio viene presentato come un uomo ambizioso, di stampo militaresco e soprattutto determinato.

Quindi è il momento dello scapestrato Walter Bonatti (Marco Bocci): la prima scena che lo introduce lo vede in compagnia di una bella ragazza in un fienile, da dove si trova a scappare inseguito dai colpi di fucile sparati dal padre di lei. Poi tocca a Lino Lacedelli (Michele Alhaique) che per potersi garantire le grazie della sua amata Teresa, sfida il suo migliore amico nella scalata del campanile di Cortina.

Sono loro i protagonisti assoluti della prima parte della serie, con Achille Compagnoni (Massimo Poggio) che rimane un po’ sullo sfondo, per conquistarsi un ruolo centrale nella seconda parte della fiction.

Il primo episodio, della durata di circa un’ora, è infatti incentrato tutto sulla costruzione del gruppo, sulla scelta dei 12 che faranno l’impresa. Cassin è il vero capo con il compito di scovare i talenti e di portarli in cima: è adorato da tutti, lavora fino a notte tarda per pianificare la strategia e questo scatena il primo grande conflitto. Cassin offusca l’immagine di Desio. Questo fino a quando non spuntano delle analisi che mettono fuori dai giochi Cassin. Merito della fiction è quello di saper mischiare – in questo come in altri punti oscuri della vicenda – motivazioni ufficiali e componenti psicologiche, lasciando sospeso il dubbio. Come in questo caso: Ufficialmente Cassin soffre di trombosi, ma si tratta veramente solo di questo?

L’estromissione di Cassin, che all’epoca fu come un fulmine a ciel sereno, oltre ad essere una variazione sul tema principale del film -l’individualismo e la squadra – diviene anche il primo passo che porterà all’esclusione di Bonatti dal raggiungimento della cima.

La seconda parte della fiction è dedicata alla conquista della montagna. Parte predominante l’ha il trittico di vetta: Compagnoni, Lacedelli e l’escluso Bonatti. Nella lettura del film, Bonatti è il ragazzino, il più forte: quello che avrebbe diritto di andare in vetta e che invece verrà ostacolato da ragioni individualistiche. Compagnoni, è visto come il capo improvvisato, che ha diritto di decidere chi andrà in cima e dove montare l’ultimo campo. Infine Lacedelli è il compagno fedele, colui che non tradirebbe mai un amico.

Marco Bocci racconta “E’ la prima volta che interpreto un ruolo dove l’ambiente aiuta tantissimo”. Le riprese a 3500 metri e le condizioni difficili hanno rappresentato per l’interprete di Bonatti non solo un luogo che ha aiutato la recitazione, ma uno strumento che ha facilitato il cameratismo, lo spirito di squadra “proprio come in quel K2” – aggiunge.

Con molta probabilità questa miniserie sarà un successo per Rai Uno. La storia infatti è di per sé di grande interesse, peccato che in certi momenti scenda a patti con il pubblico generalista del prime time, con improvvisi melodrammi e “elementi di fantasia” che fanno attrito, non solo dal punto drammaturgico, ma anche da quello filmico. Il freddo non rovina mai il trucco degli attori, nessuno avrà mai dita nere in prima serata (Lacedelli torna con il suo pollice). Bonatti è un vero duro: se ne sta spesso con il giaccone aperto, quasi non facesse freddo a 7 od 8000 metri, e l’idea generale è che in fondo, rispetto ad altre montagne del cinema, il K2 non sia così poi così temibile. Di certo non la montagna più difficile della terra, come invece pensano in molti nel mondo dell’alpinismo.

Paolo Bernardelli

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7 Comments

  1. Sarò curioso di vederlo, anche se avrà qualche tocco tipico da film americano.
    La montagna sà unire e allo stesso tempo dividere le persone.

  2. C’è ben poco da essere orgogliosi per quello che è accaduto durante e dopo quella spedizione. Non sono stati affatto eroi ma semplicemente viscidi e falsi per quello che è accaduto durante la spedizione e per tutto ciò che ne è seguito. L’unico vero eroe è stato Walter Bonatti che ha dovuto combattere non solo contro la montagna ma anche contro i suoi stessi compagni che ne hanno attentato alla sua vita e a quella del portatore, lasciandolo una notte intera a 8.000 metri. Nessuna casualità, nessuna incomprensione, nessun incidente improvviso, nessun destino beffardo… solo disprezzo per chi così giovane e così eccezionalmente forte e capace. Disprezzo per le menzogne che Compagnoni Lacedelli e Desio si sono poi inventati. Vergognoso. E si è aspettati la morte di Bonatti per esaltarne ancora le figure. Con la messa in onda lo si ucciderà una seconda volta.

  3. Anch’io concordo con Eigerwand. Da indagini del CAI, non da stampa piu’ o meno affidabile, risulta che nei confronti di Walter Bonatti qualcuno, tra i protagonisti, sia andato ben oltre accuse infamanti. Si tratta di atti da giudicare in Corte d’Assise. Meglio mettere una pietra sopra tali eventi, di cui furono protagonisti personaggi altrimenti degni di grande stima. AT

  4. LA RAI DOVREBBE VERGOGNARSI.
    L’Italia intera dovrebbe vergognarsi per quel che è successo sul K2.
    La pagina più triste dellalpinismo italiano, l’emblema della miseria umana.
    Walter, ci manchi.

  5. La foto 12, credo distribuita dalla RAI , indica con chiarezza sulla destra guardandola una costruzione , e sulla vetta della montagna di centro una croce. Incerta la posibilitá che nel 1954 ci fosse un rifugio sul K2 e soprattutto pericoloso visti i tempi e il contesto islamico che sul K2 ci sia una croce. Se è questa la accuratezza seppur romanzata ………andiamo bene.

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