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Ogre parete Nord, Maurizio Gallo: un sogno ancora da realizzare

Maurizio Gallo
Maurizio Gallo

BERGAMO — “Ho visto l’Ogre tanti anni fa, ma ho ancora un ricordo molto chiaro di quella parete che mi aveva così impressionato. Mi sembrava allora un sogno, e quando sono stato sullo Snow Lake, sul versante nord, ci avevo fatto un pensiero. Allora per me era il futuro, oggi due alpinisti italiani ci stanno provando e mi fa molto piacere che ci sia qualcuno che abbia avuto il mio stesso sogno, per me rimasto irrealizzato”. Queste le parole di Maurizio Gallo riguardo lo splendido versante nord dell’Ogre, che proprio in questi giorni vorrebbero tentare Daniele Bernasconi e Hervé Barmasse. Ecco il suo ricordo di quella parete e di quella montagna che è quasi leggenda.

“Forse erano i primi anni ’90. Ero rimasto davvero impressionato da quella parete di misto, ghiaccio alternato a roccia e tanta neve. Avevo provato a guardare da dove si poteva salire, magari su delle creste di roccia, su dei couloir, in stile leggero. Comunque la immaginavo, sapevo che sarebbe stata una scalata molto difficile, anche perché è una parete lunghissima.

Raramente avevo visto delle pareti così impegnative. Quel versante nord dell’Ogre, oltre ad essere altissimo è anche ripidissimo, pieno di ghiaccio e seracchi, perciò offre poche possibilità di riposare, di trovare dei posti sicuri in cui fermarsi e con un enorme problema anche in discesa. Una strategia di salita potrebbe essere quella di tentare di fare un campo alto e poi da lì partire per la cima: non credo si possa star dentro quella parete a lungo, quindi lo stile alpino è anche lo stile più sicuro.

Ovviamente nel caso della salita di Daniele e Hervé bisognerà vedere se preferiranno una linea su ghiaccio, passando dai couloir, o se invece sceglieranno di salire sulle creste dove però il percorso diventa anche più lungo. Sarà da interpretare sulla base delle condizioni del momento, ma credo che la cosa migliore sarebbe risolvere la salita in 4 o 5 giorni massimo. La discesa poi è un altro problema perchè bisogna vedere se preferiranno scendere da un’altra parte o ripercorrere la stessa linea in corda doppia.

Una bellissima sfida quella dell’Ogre. In quella zona ci sono tuttora dei 7000 che rimangono dei sogni. Sono montagne mito su cui vanno anche poche persone, perché richiedono delle doti e della capacità tecniche non per tutti, forse proprie delle nuove generazioni. Se dovessi fare il nome di un’altra vetta straordinaria quanto l’Ogre, direi l’Ultar Sar, una cima di quasi 7400 metri che sorge sopra Karimabad, nella Hunza Valley, di fianco al Lady Finger. E’ stato tentato dai giapponesi non so quante volte, ed è stato salito una volta ma non in un bel modo, quindi c’è ancora molto da sognare anche su quella montagna”.

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