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Valanga travolge 6 alpinisti al GI, Rousseau: credevo fosse la mia ora

Louis Rousseau subito dopo la valanga (Photo www.louisrousseau.com)
Louis Rousseau subito dopo la valanga (Photo www.louisrousseau.com)

SKARDU, Pakistan — “La buona notizia è che nessuno di noi si è fatto male. La cattiva notizia è che il nostro attacco alla vetta si è concluso con una grande valanga sul Couloir Giapponese che ha trascinando giù 5 dei 6 alpinisti sulla montagna”. Inizia così il racconto di Rob Springer, che insieme a Louis Rousseau e Jacob Wetche, era impegnato nei giorni scorsi nella salita del Gasherbrum I. Il gruppo, sopravvissuto alla slavina scesa sotto campo 3 del colosso pakistano, è ora in salvo al campo base. Per Rousseau i giochi si chiudono qua e non solo per quest’anno: “per quanto mi riguarda – ha detto – gli ottomila da oggi sono 13, che è anche un numero fortunato”.

Il canadese Louis Rousseau, il danese Jacob Wetche e l’americano Rob Springer hanno iniziato la salita della montagna del Karakorum, alta 8.068 metri, all’incirca venerdì scorso. Per la salita si sono uniti ad altri 3 alpinisti, un russo, un polacco e un iraniano: hanno trascorso una notte a campo 1, poi hanno raggiunto campo 2, dove hanno passato 2 notti aspettando il bel tempo. Avevano infatti buone previsioni meteorologiche per i giorni successivi, così domenica 15 luglio sono partiti intorno alle 3 del mattino, attaccando il Japanese Couloir: secondo quanto si legge sul blog di Rousseau, si muovevano rapidi, alternandosi tutti e 6 nel batter traccia per risparmiare energia.

“Ci siamo mossi velocemente sul Couloir ed ero praticamente a 4 metri e mezzo dall’inizio delle corde fisse – scrive Rob Springer sul blog della spedizione -, dallo spigolo di roccia, ovvero una posizione relativamente sicura, quando una valanga si staccata esattamente sopra a dove eravamo noi. Ho guardato giù verso il resto del team quando ho sentito l’inizio del flusso di neve venirmi addosso. La prima sensazione è stata quella di una piccola onda di neve contro il mio corpo. Appena mi sono girato la forza piena dell’onda mi ha colpito e sbattuto via dalla mia posizione. I cinque alpinisti sotto di me sono stati in breve spazzati via in una caduta libera nel Couloir. Solo Jacob, che era sulla mia sinistra e ha visto arrivare la valanga, è stato in grado di arroccarsi con le piccozze ed evitare di essere trascinato giù. Io sono stato velocemente trasportato giù nel canale, acquistando velocità e impigliandomi con Louis. Abbiamo smesso di rotolare giù circa 150 metri dopo, e abbiamo trascorso alcuni minuti sputando neve e cercando di recuperare respiro. Io e Louis ci siamo subito guardati intorno e abbiamo  verificato che tutti e 6 gli alpinisti fossero fuori dalla neve. Due dei nostri compagni di scalata erano 150 metri sotto di noi, essendo stati sbattuti giù dal couloir per 300 metri”.

A quel punto gli alpinisti sono rientrati a campo 2, un po’ ammaccati e scossi ma in buone condizioni. Il meteo nel frattempo anziché migliorare è peggiorato, costringendoli a scendere lentamente al campo base, dove sono arrivati martedì 17 luglio. Ora il gruppo deve decidere che fare, anche se sembrerebbe che almeno per Rousseau e Wetche sia tempo di tornare a casa.

“Louis e Jacob sono vicini alle date dei loro voli di ritorno – concludeva martedì Springer -, e le condizioni delle neve sulla montagna richiedono ancora qualche giorno per stabilizzarsi dopo la recente bufera. C’è un grande gruppo di 15 alpinisti che hanno iniziato la salita verso la vetta del Gasherbrum II dove, come al GI, nessuno è ancora arrivato in cima quest’anno. C’è un grosso accumulo di neve vicino alla cima del GII, ma è possibile che con un po’ di fatica riescano a raggiungere ugualmente la vetta. Sarà interessante vedere cosa fanno nei prossimi giorni! Soprattutto per me, perché se dovessero farcela potrei decidere di cambiare il mio obiettivo e provare il GII anziché il GI”.

E se l’americano sembra intenzionato ad aspettare di vedere se chiudere la spedizione o se riprovare con un altro tentativo, il canadese Rousseau ha invece già lasciato il campo base e imboccato la strada di casa. Grande infatti è stato lo spavento nell’incidente sotto campo 3, come si evince dal suo racconto.

“Sto tornando a casa – scrive Rousseau secondo quanto riferisce Explorersweb -, questa non è una buona stagione in Karakorum. Non è una buona stagione della mia vita! Come diceva sempre il mio compagno di cordata Gerfried: ‘la vita è importante! In base alle informazioni che ho qui al campo base fino ad ora nessun team è riuscito a salire sopra campo 3 né al Borad Peak, né al K2, né al GII e al GI. Troppo pericoloso, troppa neve. Non ho mai visto tanta neve! Troppi crepacci nascosti. Abbiamo individuato tante valanghe scese salendo a campo 1. Con questo incidente sul Japaneese couloir ero davvero sicuro che fosse arrivata la mia ora. Ho 35 anni, è solo l’inizio della mia avventura in Himalaya! Sono riuscito a mantenermi saldo per 3 secondi quando sono stato colto dalla valanga, ma quando la neve mia colpito le spalle e i fianchi è stato troppo. Troppo veloce, troppo forte. Come dieci lottatori di sumo che mi spingevano giù. Ho lottato contro la valanga fino alla fine, non ho mai rinunciato e sono riuscito a frenarmi da solo 200 metri più in basso. Stavo gridando ‘no, no!’ il che è stato un grave errore. Un consiglio: tenete la bocca chiusa. Un buon consiglio in ogni caso, eheh! Anche quando era finita l’onda e mi ero fermato ho continuato a lottare per la vita perché stavo soffocando per la neve in gola e nei polmoni. Non è stata una bella sensazione!”

Non solo Rousseau non ritenterà la salita quest’anno, ma per lui non ci sarà mai più un Gasherbrum I. Su quella montagna infatti, lo scorso inverno era morto l’amico Gerfried Göschl, con cui aveva condiviso numerose spedizioni negli anni scorsi, proprio ai Gasherbrum. Pertanto il canadese ha deciso di depennare la montagna dalla lista dei suoi obiettivi futuri.

“Con la morte di Gerfried quest’anno e di due altri amici al GI non mi sento di rischiare mai più la mia vita su questa montagna. Da oggi per me non esistono più 14 ottomila, ma solo 13, che è anche un numero fortunato. Il Gasherbrum I non è più sulla mia lista alpinistica. Dopo 3 spedizioni sulla stessa montagna, ho chiuso con questa vetta. Il GI è la mia Annapurna. Mi ha preso tutto e ora devo ritrovare me stesso. Ieri al campo base i miei due nuovi amici mi hanno detto: ‘Louis ora devi ritrovare te stesso!’. Ed è esattamente quello che farò”.

Foto e info courtesy http://louisrousseau.com

 

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Un commento

  1. GRANDE loius,parole sagge e pregne di dolore per le tragedie provate.Come il manaslu o il nanga parbat per kammerlander e messner anche lui ha vissuto il proprio incubo.Quando la montagna infierisce,bisogna cancellarla dalla lista.

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