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Leo, lettera aperta ad un cucciolo

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NALTAR, Pakistan — Leo è un cucciolo di leopardo delle nevi, rimasto orfano e trovato da un pastore un anno fa nella Valle di Naltar, Northern Areas del Pakistan, dopo che la madre aveva perso la vita a causa di una valanga. Nell’agosto 2006, il cucciolo è stato trasferito in un centro di accoglienza per animali in cattività del Bronx Zoo di New York, dove attualmente vive.

“Carissimo Leo, spero che tu stia bene e che ti sia adattato alla vita frenetica di New York. Trasferirti in America deve essere stato un bel cambiamento, per te che sei nato fra vette scoscese, dove un incidente ti ha portato via la mamma e la fame una sorella. Da quanto ci risulta, adesso si stanno prendendo cura di te: ti fanno mangiare bene e hai fatto nuove amicizie, anche con delle femminucce. Certo, visto che sei un ragazzaccio, avrai cominciato a rimpiangere un po’ la tua libertà: la libertà di scorrazzare fra le creste innevate, la libertà di correre da un picco all’altro e di respirare l’aria buona del Himalaya.
 
Ora che sei diventato grandicello, con i tuoi 18 mesi, comincerà a bruciarti dentro il bisogno impellente di andare a cacciare la tua prima pecorella azzurra, ibex o markhor! Però, caro Leo, devi cercare di capire e imparare a controllare i tuoi istinti: la vita è fatta anche di compromessi. Credimi, tanti in Pakistan sarebbero disposti a rinunciare a ben altro in cambio di un’opportunità  come la tua: un visto gratuito per gli Stati Uniti, un viaggio pagato, buon cibo, una dimora confortevole niente meno che a New York, una lettera di benvenuto di Laura Bush e una visita a sorpresa della first lady pakistana Sehba Musharraf. Beato te!
 
Leo, lascia che ti dica che l’11 dicembre abbiamo festeggiato la Giornata Internazionale della Montagna. Come saprai, si tratta di un giorno speciale proclamato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2003 per evidenziare l’importanza mondiale  degli ecosistemi montani e per attirare l’attenzione sui bisogni specifici delle comunità che abitano in montagna.
 
Qui in Pakistan abbiamo festeggiato in pompa magna. Il tema di quest’anno è stato “Gestire la biodiversità della montagna per migliorare la qualità della vita”. Abbiamo organizzato conferenze, seminari, escursioni e perfino un dibattito in una trasmissione mattutina di Pakistan Television. I funzionari governativi e le ONG hanno sottolineato  il successo dei progetti e dei programmi per la conservazione dello straordinario patrimonio montano del Pakistan, il suo ecosistema variegato, la flora e la fauna. Ci hanno anche detto che grazie alle generose elargizioni dei donatori, milioni di dollari saranno spesi per proteggere le montagne pakistane.
 
Non ti sembra strano, Leo, che nel nostro paese non ci sia ancora un centro di accoglienza e reinserimento per animali selvatici in alta quota? Se non altro non te ne saresti dovuto andare fino a New York. Tra l’altro, salverebbe la vita di tanti altri orfanelli come te, che hanno bisogno di più di 20 mesi di svezzamento prima di sviluppare la capacità di sopravvivenza necessaria per poter tornare in libertà.
 
Fondamentalmente, Leo, non è solo questione di centri di accoglienza per animali in cattività. Qua la faccenda è più complessa. Se tua madre fosse ancora viva, ti avrebbe raccontato una storia di qualche anno fa, quella dell’epidemia delle pecore azzurre della Valle di Shimshal.
I pastori locali raccontavano di una strana malattia che, stando a quanto riferito, aveva ucciso interi greggi di questa rara specie di pecore che, come te, preferiscono vivere al di sopra della linea delle nevi perenni. Ci vollero mesi prima che le autorità prendessero provvedimenti e solo a seguito delle sollecitazioni degli attivisti locali e di un’organizzazione ambientalista fu finalmente convocato un esperto americano in grado di accertare le reali cause dell’accaduto.
 
Ciononostante, per mancanza di supporto tecnico (ispettori, elicotteri, guardie forestali ad esempio), l’esperto non è riuscito a raccogliere un campione organico adeguato e a farlo analizzare tempestivamente in un laboratorio americano. Tutto questo è successo perché in Pakistan mancano il personale qualificato e le competenze tecniche. Come sarebbe stato bello, Leo, se i milioni di dollari destinati ai progetti per la protezione dell’ambiente nelle regioni di montagna avessero prodotto le competenze necessarie per affrontare simili calamità.
 
La speranza, però, è l’ultima a morire, caro Leo. Basta pensare a te. Prima di imbarcarsi sull’aereo per New York, gli uomini che poi si sarebbero presi cura di te promisero di realizzare in Pakistan un centro di assistenza per il leopardo delle nevi, per garantire la sopravvivenza degli orfani come te, ricordi? Promisero anche formazione e supporto tecnico, cosicché quando saresti tornato (anche se credo che non vorrai mai tornare, soprattutto dopo aver messo su famiglia con qualche leopardina delle nevi del Bronx) ci sarebbe stato personale qualificato pronto a occuparsi di te. Gli amici mi dicono che il Bronx Zoo è un bel posto. Hai mai dato un’occhiata alla foresta dei Gorilla del Congo? Sembra che sia la più grande foresta pluviale artificiale del mondo, benché, anche a Naltar, la tua terra natale, non manchino splendidi alberi di ginepro…
 
Leo, come popolo che convive con i tuoi simili, siamo addolorati per la scomparsa di tua madre e di tua sorella. La morte di tua madre è stata causata da una valanga. Il nostro pensiero, però, è rivolto a tua sorella. Forse le sarebbe stata risparmiata la vita se il pastore che vi ha soccorso non fosse stato troppo povero per nutrire entrambi.
 
Come tutti noi, il pastore apparteneva a una comunità povera e marginalizzata, alla quale, nel proprio paese, viene negato l’accesso ai diritti umani e politici fondamentali. Eppure ha fatto del suo meglio per salvarvi. Ma si sa, quando si tratta di salvare una sola vita, di solito si opta per il maschio: è una tradizione che non ha niente a che vedere con l’Islam. Ah certo, stavo quasi per dimenticare di dirti che l’altro ieri (10 dicembre 2006) abbiamo anche festeggiato la Giornata dei Diritti Umani, e il giorno ancora precedente la Giornata Mondiale contro la Corruzione. Ne riparleremo quando tornerai.
 
Leo, amico mio, hai fatto bene a prendere un nome cristiano prima di volare a New York: viaggiare con un nome musulmano ti avrebbe creato un mucchio di inutili seccature agli aeroporti di Heathrow e al J.F. Kennedy. Poi ti avrà di certo aiutato ad adeguarti al tuo nuovo stile di vita.
 
Caro Leo, ricordati che non sei il solo pakistano in America; ce ne sono migliaia di altri e alcuni di loro se la stanno cavando benissimo. Ti sarai già accorto che la maggior parte dei tassisti di New York sono tuoi concittadini. Tra l’altro, negli ultimi anni abbiamo consegnato un sacco di terroristi agli americani. Francamente siamo contenti che stiano lì, anziché qui; in secondo luogo, questo tipo di esportazione si è rivelato molto vantaggioso e si dice che parecchi dei nostri ufficiali più poveri abbiano fatto fortuna catturandoli. Infine, pare che i terroristi non siano una specie in via di estinzione.
 
Però caro mio, tu sei uno dei circa 300 leopardi delle nevi rimasti in Pakistan. Per cui, torna a casa o, almeno, mandaci una tua nuova foto ogni mese e, quando avverrà il lieto evento, anche qualche foto dei tuoi pargoli. Mi auguro che avranno i tuoi occhi e il tuo aspetto, se non la tua agilità e la saggezza delle montagne…
 
Con affetto, M. Ismail Khan”.
 
Il leopardo delle nevi è una specie in via di estinzione. Ne restano tra i 5000 e 7000 esemplari allo stato brado, e non più di 300 in Pakistan, nelle Northern Areas e a Chitral.
 
L’autore della lettera è Ismail Khan, nato nelle Northern Areas del Pakistan e attualmente residente a Islamabad. È uno dei rappresentanti per l’Asia e il Pacifico presso il Board of Directors del Mountain Forum, e la sua lettera è stata pubblicata su The News.
 
Photo: courtesy of Agnes Overbaugh

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