Alpinismo

Nanga Parbat, il vento insidia i polacchi

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ISLAMABAD, Pakistan — I venti d’alta quota stanno mettendo a dura prova il dream team polacco impegnato nell’invernale sul Nanga Parbat (8.125 metri). Da giorni persistono i tentativi, finora respinti, di installare campo 3.

La scorsa settimana il capospedizione Krzysztof Wielicki e Robert Szymczak sono stati costretti a bivaccare a 6.300 metri di quota, in mezzo alla bufera. Il giorno di Capodanno, il vento ha bloccato anche Artur Hajzer, Jacek Jawien e Darek Zaluski, impedendogli di salire oltre il secondo campo.  
Ma il meteo, piuttosto favorevole, invita a tentare di nuovo. Secondo gli ultimi aggiornamenti, in questo momento la squadra starebbe cercando di installare le corde fisse sulla via che porta a campo 3. Nel frattempo, si sta anche studiando una variante che aggiri lo spigolo che porta a campo 2 in modo da creare una via più veloce e sicura per i portatori.
La squadra sta effettuando il suo tentativo invernale al Nanga Parbat (il quinto polacco) lungo la via Schell: Una cresta rocciosa che si eleva per 1.500 metri sul versante Rupal, una virata intorno ai 7000 metri per raggiungere il Diamir e poi la cima. Un itinerario poco consueto e lunghissimo, che prevede quattro, forse cinque campi alti.
 
Il team è guidato da Wielicki, il quinto uomo del mondo ad aver salito i 14 ottomila, che vanta le prime invernali di Everest, Lhotse e Kangchenjunga. E conta tra i suoi componenti Artur Hajzer, che nella sua carriera ha intascato 4 ottomila e la prima invernale sull’Annapurna, Dariusz Zaluski anche lui 4 ottomila scalati e ben 4 tentativi in invernale su K2, Makalu, Nanga e Shisha Pangma, Jan Szulc, capo della spedizione che ha portato a casa la prima invernale sullo Shisha Pangma; Jacek Berbeka, Krzysztof Tarasewicz, Jacek Jawien e il giovanissimo Przemyslaw Lozinski.
 
Sara Sottocornola

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