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McKinley: Andreas Fransson compie la prima discesa con gli sci

Andreas Fransson durante la discesa dal McKinley (Photo courtesy andreasfransson.blogspot.com)
Andreas Fransson durante la discesa dal McKinley (Photo courtesy andreasfransson.blogspot.com)

STOCCOLMA, Svezia — Un anno fa la sua carriera e la sua vita hanno rischiato di finire, travolte da una valanga sulle pendici dell’Aiguille Verte. Ora, lo svedese Andreas Fransson è ritornato ai massimi livelli dello sci estremo: nelle scorse settimane ha addirittura realizzato la prima discesa con gli sci della parete sud del McKinley, percorrendola in parte di notte e senza pila frontale.

Qualcuno dirà che la lezione non gli è servita. Qualcun altro ammutolirà di fronte al coraggio di rimettere gli sci e alla caparbietà che l’ha portato di nuovo in alta quota. Fatto sta che Andreas Fransson, nonostante l’incidente subito, ha saputo rialzarsi e continuare a vivere come sempre aveva fatto, andando addirittura oltre i propri limiti.

Fransson, 28 anni, svedese, alpinista e sciatore estremo, è considerato uno dei migliori al mondo: tra i suoi compagni di avventura ci sono nomi del calibro di Colin Haley e Fredrik Ericsson. L’anno scorso, durante una delle sue uscite estreme, è stato travolto da una valanga sulle Alpi francesi: è volato per 600 metri, ma ne è miracolosamente uscito vivo, anche se con il collo e altre 15 ossa rotte.

Il recupero è stato lungo e difficile, ma a quanto pare molto efficace. Tanto che tre mesi fa lo svedese ha deciso di tentare il McKinley, gigante nordamericano di 6.194 metri che nessuno aveva mai sceso con gli sci. Lui stesso non aveva mai affrontato montagne così alte, ma forse anche per questo la sfida gli è parsa ancor più interessante.

Fransson ha affrontato la salita insieme al connazionale Magnus Kastengren, ha toccato la vetta nel primissimo pomeriggio di uno splendido giorno di giugno e poi ha inforcato gli sci per la discesa che, in totale, è durata 12 ore e mezza. Non pensiate che sia stata una semplice sciata: Fransson se l’è dovuta vedere con tratti verticali da scendere in doppia, difficili traversi, scariche di sassi che lo hanno obbligato a ripararsi sotto degli speroni rocciosi, e infine con il buio, sopraggiunto quando ancora si trovava sul pendio.

Incredibile il modo in cui ha affrontato la seraccata finale, prima di tornare al base. “Era buio pesto – racconta Fransson ad un sito americano – non potevi vedere dove andavi. Per fortuna avevo scattato una foto durante un giro di ricognizione, così ho acceso la macchina fotografica, ho zoomato l’immagine e trovato la strada per uscire dal labirinto”.

Due giorni dopo, evidentemente non pago della performance, Fransson e il compagno hanno perfino risalito un tratto della Via Cassin. Poi, lo svedese ha sciato lungo il Messner Couloir durante una bufera di neve.

Date queste premesse, che cosa aspettarsi per la prossima spedizione? “Non cerco l’alta quota – dice Frensson – ma linee tecniche da scendere con gli sci. Comunque non amo parlare dei miei progetti futuri, perchè penso che renderli pubblici potrebbe anche influire sulle decisioni che dovrò prendere sulla montagna. E questo è un rischio che non voglio correre”.

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