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Ambiente

Mercurio, l'ambiente ha un nemico in più

Inquinamento da mercurio
Inquinamento da mercurio

Minimata, Giappone. Un liquido di colore grigiastro si mescola alle acque reflue. Proviene dall’industria chimica Chisso Corporation. E’ metilmercurio, un composto chimico altamente tossico. Comincia così una delle peggiori tragedie ambientali del secolo scorso. Per oltre 35 anni anni, dal 1932 al 1968, quel veleno finirà nell’acqua provocando, nel tempo, 2200 morti.

Il mercurio, stabiliranno gli esperti, è la sostanza responsabile della “malattia di Minimata”. Negli anni, gli studi sulle conseguenze sull’ambiente e la vita umana della contaminazione da mercurio hanno messo in allarme gli scienziati di tutto il mondo. Tanto che, non più tardi di qualche mese fa, è stato deciso di creare il Global Mercury Observation System (Gmos), un osservatorio mondiale in grado di monitorare l’inquinamento provocato dall’elemento.

Il mercurio è un metallo impiegato massicciamente nei processi produttivi. Ed è il componente di base di una vasta gamma di beni di largo consumo: dai dispositivi elettronici, ai termometri, al materiale ospedaliero. “Attualmente su scala globale – ha spiegato il direttore dell’Istituto per l’inquinamento atmosferico del Cnr (Iia-Cnr) Nicola Pirrone – vengono rilasciate in atmosfera circa 4.500 tonnellate di mercurio l’anno, di cui 2.250 derivanti da attività industriali”.

Centrali termoelettriche che bruciano carbone, acciaierie, impianti industriali, miniere e inceneritori di rifiuti. Queste le principali sorgenti. Poi ci sono gli ecosistemi che, fra incendi boschivi e vulcani, producono un terzo dell’inquinamento mondiale da mercurio. Mentre l’ultimo terzo è il vecchio mercurio prodotto dall’uomo in passato e tornato in circolo.

Il trend delle emissioni è in crescita, soprattutto nei Paesi asiatici. In Cina e India l’inquinamento da mercurio cresce come il Pil: dell’8-13 per cento l’anno. Mentre nei Paesi occidentali è diminuito del 10 per cento grazie ad investimenti tecnologici sugli impianti industriali.

“L’Asia complessivamente contribuisce per il 50 per cento delle emissioni globali: circa 1000 tonnellate all’anno. Il mercurio viene prodotto soprattutto dagli impianti termoelettrici a carbone. Per sostenere lo sviluppo economico la Cina costruisce 30-50 impianti d’energia l’anno, senza investire in tecnologia anti-inquinamento. Una volta in atmosfera, questo metallo si deposita sui corpi recettori terrestri e acquatici, determinando un notevole impatto sulla catena alimentare” spiega Pirrone.

Nel disastro di Minimata, per esempio, l’elemento tossico si accumulò nei molluschi, nei crostacei e nei pesci della baia, entrando nella catena alimentare e causando l’avvelenamento degli abitanti della zona. Una parte del mercurio che va in mare infatti si deposita nei sedimenti. Una parte ritorna nell’atmosfera sotto forma gassosa, e una parte finisce nei pesci e negli uccelli che se ne cibano, per poi entrare nella catena alimentare umana.

Oggi in prossimità di alcuni impianti cinesi la concentrazione di mercurio è pari a 50-60 nanogrammi per metro cubo: così alta da causare un rischio sanitario notevole soltanto se respirato. I sintomi della contaminazione, per inalazione o ingerimento, sono sempre molto evidenti. Includono atassia, parestesie alle mani e ai piedi, debolezza dei muscoli, indebolimento del campo visivo, danni all’udito e difficoltà nell’articolare parole. In casi estremi, disordine mentale, paralisi, coma e morte nel giro di alcune settimane.
I primi casi documentati d’inquinamento da mercurio risalgono alla prima metà dell’800. Alla “febbre dell’oro” esplosa in Nord America, ma ancora diffusa in molti Paesi produttori d’oro come Laos, Vietnam, Brasile, Tanzania e Venezuela.

Per tenere sotto controllo questo “killer silenzioso” è nato il progetto Gmos. Il Global Mercury Observation System coinvolge 34 atenei e istituti di ricerca internazionali che avranno a disposizione una rete di 40 installazioni fisse, postazioni off-shore, campagne oceanografiche e piattaforme aeree distribuite su tutto il pianeta. L’osservatorio, finanziato con 10 milioni di euro, sarà in grado di monitorare in tempo reale l’andamento e le dinamiche dell’inquinamento atmosferico da mercurio al variare delle condizioni meteorologiche e delle emissioni.

Le aree d’osservazione saranno dislocate a ogni latitudine. Delle isole Svalbard nell’Artico alla base italo-francese Dome-C in Antartide. A breve, inoltre, alla Piramide dell’Everest gestita dal Comitato EvK2Cnr verrà installato un sensore speciale per il mercurio. Eseguirà rilevazioni atmosferiche in collaborazione con l’Istituto d’inquinamento atmosferico del Cnr. Il monitoraggio verrà eseguito presso Nepal Climate Observatory – Pyramid che, oltre a rappresentare il punto di rilevamento più alto nelle misure climatiche, fornirà un contributo molto importante allo studio dei processi che influenzano le dinamiche del mercurio su scala globale, così da definire il suo impatto sugli ecosistemi acquatici e terrestri. Questi studi andranno ad inserirsi nel progetto europeo Gmos.

Tutti siti saranno collegati in tempo reale al centro di acquisizione ed elaborazione dati presso la sezione di Rende dell’Iia-Cnr, che coordina il progetto e fornirà i dati alla Commissione Europea e alle maggiori istituzioni internazionali.”Si realizzerà il primo osservatorio al mondo per studiare le dinamiche del mercurio atmosferico a scala globale, direttamente o indirettamente riconducibili alle emissioni inquinanti di centrali termoelettriche, inceneritori, impianti siderurgici e industriali” spiega Pirrone.

Nel frattempo l’Europa e gli Stati Uniti stanno mettendo a punto un documento per bandiere l’export di mercurio. Il programma punta anche a eliminare questo metallo nocivo dai prodotti di uso quotidiano. Entro il 2011 tutto il mercurio europeo verrà tolto dal mercato. Si tratta di centomila tonnellate che saranno stoccate probabilmente nella miniera di Almaden in Spagna.

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