Turismo

Troppo caldo, aperte solo piste più alte

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BOLZANO — Dopo l’apertura delle stagione a singhiozzo dello scorso weekend, continuano ad esserci problemi per il turismo invernale sulle Alpi. Fa troppo caldo e quasi la metà delle piste sono ancora chiuse.

Che l’inizio di questa stagione invernale non sia l’Eldorado dello scorso anno lo si è capito da un pezzo. Mentre di questo periodo lo scorso anno le Alpi erano già sommerse dalla neve, quest’anno il manto bianco ha raggiunto solo le vette più alte.

Da oggi si scia dal Piemonte al Friuli. Ma non su tutte le piste. Anzi, anche nelle località più attrezzate le piste disponibili sono solo quelle più alte. E circa il 50 per cento degli impianti non è ancora in funzione.

Salvare il salvabile è la parola d’ordine degli operatori turistici che hanno messo in funzione tutti i cannoni disponibili per cercare di consolidare il manto che si è formato ad alta quota con la neve della scorsa settimana.

 E così i rappresentanti dell’Associazione nazionale esercizi funiviari, riuniti ieri a Verona, date le bizze climatiche, a fronte degli ingenti investimenti in nuovi impianti su tutto l’arco alpino, lamentano già pesanti perdite negli incassi mancati durante il ponte dell’Immacolata e temono per le vacanze natalizie. Per questo chiederanno al governo lo stato di calamità.

In attesa che Giove Pluvio mandi qualche spruzzata di neve, chi è salito in quota si consola con attività alternative. Molto in voga il kiteski che, trainati da un aquilone, permette di scivolare sulla neve con la sola forza del vento.Non è uno sport per tutti, ovviamente. La prima scuola d’Italia è nata a La Thuile.

Forte anche la voglia di relax e benessere che solo la montagna può offrire. Il legno, i colori caldi e suadenti, i servizi personalizzati. Molti alberghi offrono valide alternative al puro divertimento sciistico. Anche se spesso le tariffe non sono proprio a buon mercato. D’altronde le comodità, soprattutto quelle più sfiziose come le saune contadine o i trattamenti di benessere (cromoterapie, bagni di fango e erbe o addirittura alla panna o al cioccolato), si pagano.

Ma diamo uno sguardo alle piste. In Piemonte nel comprensorio olimpico della Via Lattea gli impianti aperti sono 20 in tutto. In Valle d’Aosta il fine settimana si prospetta buono a Breuil- Cervinia e a Valtournenche, con 50 cm di neve in paese, 120 a Cime Bianche Laghi e 140 a Plateau Rosà (a oltre 2500 metri di altezza).

A La Thuile è agibile la metà delle piste. Funziona anche il collegamento con la stazione francese di La Rosière. Nel comprensorio Monterosa ski sono aperti buona parte degli impianti, soprattutto quelli più alti.

In Lombardia, quasi tutto aperto a Medesimo, mentre Bormio accusa il colpo:  agibile solo il 40 per cento delle piste e si scia solo da quota 1600 fino a 3000 metri. Venti invece gli impianti aperti a Livigno.

Nel grande comprensorio di Dolomiti Superski tra Trentino, Veneto e Alto Adige sono aperti solo 345 chilometri di piste su un totale di 1200. La situazioni migliore a Plan de Corones con oltre il 70 per cento delle piste aperte. Cortina se la cava (da 20 a 60 cmdi neve) con 16 impianti aperti su 37.

Non va meglio per lo sci di fondo. Ad Asiago, in Veneto, il manto è ancora insufficiente per l’apertura delle piste. Mentre Cortina mette a disposizione tutti i suoi anelli, da Fiames al Tre Croci, e così Misurina.

In Trentino aperture parziali di qualche chilometro a Lavazè, Monte Bondone, Campo Carlo Magno a Campiglio, e al Passo di San Pellegrino.

Nella foto sopra, un’immagine scattata oggi alle 12 a Cervinia Plan Maison (2550 metri d’altezza).

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