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Motori in montagna, il Corpo Forestale: si applichino le leggi

Corpo Forestale dello Stato
Corpo Forestale dello Stato

BERGAMO – “Per vigilare di più e meglio sarebbe opportuno che gli Enti territoriali procedessero ad ottemperare alla Direttiva regionale e redigessero un regolamento. Un chiaro regolamento farebbe la differenza ma pochi Enti finora hanno ne adottato uno”. Questa l’opinione di Rinaldo Mangili del Comando Provinciale Corpo Forestale dello Stato – Nucleo Investigativo di Polizia Forestale ed Ambientale di Bergamo. Lo abbiamo intervistato sul problema del transito dei mezzi a motore sui sentieri di montagna.

Secondo la legge a chi spetta la sorveglianza?
La problematica del transito dei motoveicoli sui sentieri e sulle mulattiere non solo in montagna, ma  su tutto il territorio regionale è regolata dalla Legge Regionale numero 31 del 5-12-2008 e successive modifiche ed integrazioni in materia di agricoltura, foreste, pesca  e sviluppo rurale  – e del suo Regolamento R.R. n. 5 del 20-7-2007  – Norme Forestali regionali (è dell’anno precedente in quanto redatto sulla base della Legge Regionale numero 27/2004). Ai sensi dell’articolo 61, comma 1, della suddetta Legge Regionale “le funzioni di vigilanza e di accertamento delle violazioni relative alle normative regionali in materia sono esercitate dal Corpo Forestale dello Stato, dalle Guardie dei Parchi regionali (5 in provincia di Bergamo), dalle Guardie boschive comunali, dagli Agenti della Polizia Locale”, nonché alle Guardie Ecologiche Volontarie (Comunità Montane, Parchi e Provincia) se hanno frequentato appositi corsi di formazione sugli aspetti selvicolturali e normativi in materia forestale. Nella materia forestale rientra anche l’aspetto normativo relativo alla viabilità agro-silvo-pastorale. Con le leggi regionali precedenti si diceva che bisognava ci fosse innanzi tutto il riconoscimento della strada agro-silvo-pastorale da parte del Comune mediante un elenco: questo voleva dire che i Comuni dovevano riconoscere le strade in questione, mettervi un cartello, e possibilmente anche una sbarra. Ma raramente questo è stato fatto.

Mediamente, quante persone sanzionate all’anno?
Il Corpo Forestale dello Stato nella zona bergamasca sanziona mediamente all’anno 30-40 trasgressori

Chi trasgredisce di più?
Trasgrediscono senz’altro maggiormente i motoveicoli fuori strada. Bisogna innanzitutto distinguere tra moto da enduro, che sono dotate di targa e soggette alle norme del Codice della strada, dalle moto da motocross, che sono invece vincolate alla circolazione solo su circuiti con salti, paraboliche, ecc. La Legge numero 120/2010 sulla sicurezza stradale ha modificato diversi articoli del Codice della Strada tra i quali l’articolo 100 il quale prevede che tutti i motoveicoli siano dotati di targa la quale é personale. I motocross senza targa, pertanto, non possono circolare sulle strade ma solo su circuiti. Invece spesso circolano in montagna.

I trasgressori sono per lo più sportivi, o persone che utilizzano i mezzi a motore per raggiungere i propri alloggi, magari secondo case o luoghi di vacanza?
Sono solitamente gli “appassionati” di moto. Coloro che raggiungono fabbricati rurali, non seconde case o luoghi di villeggiatura, utilizzano i motoveicoli come “mezzi di servizio” e per lo più sono autorizzati dall’Ente territoriale competente, ovvero il Comune. Quasi sempre le seconde case o luoghi di villeggiatura sono serviti da strade comunali.

Nel caso di seconde case non servire da strade comunali, come si devono comportare i proprietari?
È il Comune a rilasciare i permessi su richiesta, generalmente gratis. Ma bisogna stabilire se il terreno su cui passa il sentiero è di proprietà pubblica o privata. In questo campo si finisce spesso in un groviglio, perché si possono incontrare molti casi, come quello della servitù di passaggio: secondo il Codice Civile se ho un terreno situato in un posto non accessibile da una strada pubblica, devo potervi arrivare comunque, passando dove è possibile.

La legge vieta il transito ai motori su mulattiere, sentieri e strade agro-silvo-pastorali, ma non di altri tipi di strade. Esistono percorsi alternativi sufficienti?
Su questo punto è necessario chiarire. L’articolo 59 comma 1 della Legge Regionale numero 31/08 stabilisce che “le strade agro-silvo-pastorali sono “infrastrutture finalizzate ad un utilizzo prevalente di tipo agro-silvo-pastorale, non adibite al pubblico transito”. Il transito è disciplinato da un Regolamento comunale approvato sulla base di criteri stabiliti dalla Giunta Regionale”. A tale proposito la Delibera della Giunta Regionale numero 14016 dell’8-8-2003 ha approvato la “Direttiva relativa alla viabilità locale di servizio all’attività agro-silvo-pastorale ” che classifica tale viabilità e classifica anche “i tracciati di interesse agro-silvo-pastorale” (caratteristiche della rete viabile, piste forestali, sentieri,mulattiere, itinerari alpini), indica le modalità di censimento e propone un Regolamento tipo. Il comma 2  stabilisce che “per il territorio di rispettiva competenza, le Province, le Comunità Montane e gli Enti gestori dei Parchi, compatibilmente con i regimi di tutela ambientale e di pianificazione, predispongono piani di viabilità  agro-silvo-pastorale,  nell’ambito dei Piani di Indirizzo Forestale, allo scopo di razionalizzare le nuove infrastrutture e di valorizzare la interconnessione della viabilità esistente”. Il comma 3 stabilisce che “sulle strade agro-silvo-pastorali, sulle mulattiere e sui sentieri, è vietato il transito dei mezzi motorizzati, ad eccezione di quelli di servizio  e di quelli autorizzati in base al Regolamento comunale. Il comma 4 dispone che  “è altresì vietato li transito dei mezzi motorizzati, ad eccezione di quelli autorizzati dalla Regione su terreni appartenenti al patrimonio forestale regionale, nonché in tutti i boschi e nei pascoli ad eccezione dei mezzi di servizio. Il comma 5 prevede che siano i Comuni  a segnalare i divieti di transito sulle strade agro-silvo-pastorali. L’articolo 61 comma 10 della Legge Regionale numero 31/08 prevede una sanzione amministrativa pecuniaria da 105,57 euro a 316,71 euro per chi transita senza l’autorizzazione,  ridotta ad 1/3 per chi transita in difformità all’autorizzazione stessa. Gli altri tipi di strade, ovvero quelle comunali, sono soggette al Codice della Strada. Non è una questione di percorsi alternativi, ma per raggiungere le abitazioni rurali e/o di villeggiatura solitamente vi sono le strade comunali o private (interpoderali, poderali, vicinali). Non sono certo utilizzati i mezzi a motore, intesi come motociclette per portare vivande e materiali.

Ritiene che bisognerebbe vigilare di più?

Senz’altro bisognerebbe vigilare di più ma, purtroppo, coloro che devono vigilare (Corpo Forestale dello Stato,  Polizia Locale, Guardie comunali) sono pochi e non coordinati tra loro e ognuno ha i propri problemi di organico. Non solo, ma vi sono anche problemi per identificare i trasgressori perché non è facile bloccarli: non sono a piedi, magari sono in gruppo, e circolano senza targa o con targhe coperte. Per vigilare di più e meglio sarebbe opportuno che gli Enti territoriali procedessero ad ottemperare alla Direttiva regionale e redigessero il regolamento. Un chiaro regolamento farebbe la differenza ma pochi Enti finora hanno ne adottato uno. Inoltre può essere utile l’impiego delle Guardie Ecologiche Volontarie a disposizione dei vari Enti territoriali, dalle Comunità Montane, ai Parchi regionali, alle Province, i quali dovrebbero trovare un coordinamento tra loro.

Cosa ne pensate delle proposte del Cai per cercare un rimedio a questa situazione?
Le proposte del Cai sono condivisibili, basta che gli Enti territoriali, a cui spettano tali mansioni, comprese quelle di studiare ed autorizzare percorsi idonei, predispongano il regolamento secondo la Direttiva regionale. Serve un regolamento adattato ad ogni territorio di competenza, che contenga anche indicazioni sulla manutenzione della viabilità minore locale. Bisognerebbe chiedere ai vari Enti territoriali il motivo per il quale finora non hanno ottemperato alla Direttiva. Con il Regolamento sarebbe più facile per tutti controllare la situazione: per fare un esempio, nella zona di Clusone ed in “Pineta” giungono anche stranieri a praticare motocross. Noi avevamo denunciato la cosa, ma poiché mancano le aree adibite a queste attività, non si trova rimedio. Eppure la normativa lo prevede. Il regolamento sarebbe poi utile a tutti gli utenti della montagna, per renderli consapevoli della tipologia di viabilità minore e dei tracciati da utilizzare per escursioni ed altro, ma anche ai controllori, per svolgere una corretta applicazione delle normative vigenti in questo settore.

Delibera n_ 14016 del 8-8-2003 Direttiva regionale viabilità locale di servizio

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33 Commenti

  1. Già nel 2000 ebbi a scrivere questo a:

    La rivista del
    CLUB ALPINO ITALIANO
    Ufficio Redazione
    Via E. Petrella, 19
    20124 MILANO MI

    In data 18 giugno u.s. sono stato spettatore di un increscioso quanto sintomatico episodio.

    Durante un’escursione con mio figlio nei pressi del rifugio Benigni in Val Brembana, ho assistito alla salita verso la Cima di Val Pianella da parte di un gruppo di 6/7 motociclisti in trial.

    Salendo per prati, scarpate e dirupi, alcuni di essi si sono avvicinati alla cima facendo fuggire sul percorso prima un gruppo di 4 stambecchi, poi un’altro più folto gruppo di 21, fra i quali vi era la presenza di tante giovanissime bestie. Da anni frequento la zona e non avevo mai visti tanti animali.

    Lascio poi immaginare le conseguenze procurate alla cotica erbosa ed alla microflora, cui il divieto di raccolta di fiori rappresenta solo un modesto riguardo a confronto dello scempio che una simile pratica motociclistica provoca.

    Solo l’irritata ribellione di un gruppo di escursionisti, a suon di improperi e di veementi minacce di possibile lancio di sassi, ha ricacciato a valle i motociclisti che, esclusivamente di fronte alla compattezza dei tanti oppositori, si sono allontanati a malincuore verso la Valgerola.

    Un episodio che avrebbe con facilità potuto trascendere ad atti veramente violenti.

    Un episodio che richiede, come tanti altri, di ripensare con più incisività alle regole di una vivibilità più consona alla natura e alla montagna. Vivibilità che dovrà essere meno invasiva riguardo alla presenza dei mezzi meccanici, siano essi mountin-bike o trial o fuoristrada o motoslitte o elicotteri, con norme chiare, ben più restrittive e ben pubblicizzate.

    Il CAI, con la voce della sua competenza e con la forza del numero dei suoi iscritti, può proporre al legislatore delle regole più forti e più appropriate.

    Ma è anche giunto il momento che il CAI proponga ai suoi iscritti comportamenti pratici meglio idonei e più produttivi allo scopo perchè non venga elusa la regola e la legge sulla montagna e per meglio collaborare a più efficaci interventi delle Forze dell’Ordine.

    Perchè, se non cè la collaborazione della gente, pur con tutta la mia stima, non mi è neanche immaginabile che qualche sparuta guardia forestale, da sola, possa far fronte alla compattezza di gruppo, all’arroganza, all’agilità ed all’insipienza di 6 o 7 ragazzi in trial, mobilissimi e sgattaiolanti per i costoni della montagna.

    Nel CAI forse è opportuno che si discutano e si propongano comportamenti anche solo più organicamente preordinati, per occasioni simili a quelle cui ho assistito. Occasione in cui semplici escursionisti sono intervenuti con modalità certamente improprie e solo casualmente risolutive.

    Alberto Rota
    Bussero, 29/6/2000

  2. Sembra che al di là del crinale (Austria e Svizzera in particolare)abbiano meglio gestito e bloccato “sul nascere” questi abusi.Si tratta in fondo di una minoranza prepotente che nelle infinite deroghe concesse talvolta in modo molto discutibile da amministratori, terrorizzati dall’eventuale perdita di voti non ritengono opportuno “vedere” questo grosso problema .
    Tutto l’arco alpino italiano presenta situazioni ormai intollerabili ove quad,motocross e motosclitte scorazzano anche fuori dalle strade forestali,le quali appunto dovrebbero invece servire unicamente per l’esbosco,eventuali transiti per gestori dei rifugi e per il soccorso.Punto.
    Invece per un malinteso concetto di “liberta” di alcuni , viene negata la libertà ad una maggioranza ancora civile e rispettosa.Certamente le sanzioni amministrative vigenti sono inadeguate e servirebbe in casi limite anche il sequestro dei mezzi se bloccati in flagranza.Si tratterebbe infatti di un reato contro il patrimonio pubblico ed in questo senso si sono mossi al di la del crinale(Austria e Svizzera)In Italia si può constatare che non viene rispettata una elementare norma di diritto pubblico e di comportamento civile,rispettoso della cosa altrui , della salute pubblica ,della libertà degli amanti dei silenzi e della salubrità del già delicato e compromesso ambiente montano.

  3. Bhè vi dirò che dalle mie parti la montagna è praticamente abbandonata a se stessa, quando vado per sentieri non incontro quasi mai nessuno e quei quattro trialisti che a volte incrocio non mi disturbano affatto, anzi mi fa piacere trovarli e ritrovarli, quelle moto sono silenziosissime, non scassano nessun sentiero, in + tengono aperti sentieri che andrebbero persi, i sentieri si sono formati proprio per il passaggio di mezzi, animali, e uomini, inoltre sono anche contento, perchè se dovessi farmi male so che qualcuno può passare, con me sono stati sempre molto educati sempre mi hanno salutato, si sono fermati hanno spento il motore e abbiamo fatto 4 chiacchere, io sono sempre stato gentile e rispettoso con loro e loro lo sono stati con me.
    Io vorrei dire a quelli che vogliono la montagna incontaminata che vengano nelle valli abbandonate, si cavino su le maniche e comincino a pulire boschi, tagliare legna, fare sentieri, è troppo comoda quella di stare al calduccio nella propria città (inquinare) e poi pretendere che la montagna sia un luogo di fuga pulito e bello, l’aria gira e circola e noi della montagna cosa dovremmo dire che ci arriva l’aria sporca dalle città?
    Prima di dire che qualcosa vi da fastidio guardate i fastidi che date voi (in montagna come ci siete arrivati? auto? le case della città con cosa le scaldate? gas? gasolio? da dove arriva il gas? ci sono tensioni, guerre in quei paesi? nelle città cosa mangiate? da dove viene quel cibo? è servito del gasolio per produrre quel cibo? agricoltura? allevamenti? trasporti? sicuri che non serve gasolio? le vostre case con cosa le avete costruite? il cemento da dove viene? sicuri che non ci siano cave fuori dalle città per fare il cemento? nessuno di voi che viene in montagna a respirare l’aria buona ha la 2a casa? la 3a? e il suolo occupato da quelle case usate forse 1 mese all’anno? si vero è tutto legale, ma l’aria circola e va dove vuole.
    Con affetto,
    un montanaro.

  4. Caro Marco sarò telegrafico.
    Sono un montanaro che risiede in montagna(Trentino Alto Adige)da 46 anni,soccorritore alpino da venti,volontario e collaboratore sulla sentieristica alpina socio CAI da 46 anni e attivo anche nelle frequenti attività di pulizia dell’immondizia della “civiltà”lasciata sul territorio che ahimè è sempre più maltrattato.
    Chi scrive non ha seconde case e da sempre è schierato contro la realizzazione di nuovi collegamenti sciistici in quota dato che ritiene sufficiente la gestione degli esistenti che è un dato di fatto faticano molto a produrre utili o sono in perdita secca.

    Questo però è un discorso che esula dalla questione del traffico motorizzato in quota che in pochi casi sarebbe giustificato ,ma nella maggior parte non lo è affatto.
    Nei paesi più evoluti del nostro il traffico veicolare lungo le strade asfaltate è limitato e quello fuoristrada è gestito in modo molto restrittivo.Quello poi puramente emulativo praticato da quad ,motoslitte e motocross totalmente proibito con penalità molto pesanti.
    La tutela della problematica alpina è come vedi forse argomento troppo serio per essere liquidato con due considerazioni come le tue.
    Se mi permetti un ‘ultima precisazione ,io sono pronto a tornare all’economia del carro trainato dai cavalli visto che sono nato e vengo da quel mondo …però mi chiedo …se dovessimo veramente dover tornare alla vita di 50/60 anni fa le giovani generazioni che ragionano spesso in certi termini che cosa potranno fare.
    cordialmente
    Vice Presidente Sezione CAI

  5. sono un motocilcista trialista, amante della montagna e di tutti i pasegaii e panorami che offre.
    Sono d’accordo con sanzionare chi si comporta incivilmente, chi scorrazza sui prati rovinando erba e infiorescenze.
    Ma, per chi non lo sa, il trial è quanto di meno invasivo esista nel campo motociclistico, basta vedere la conformazione dei pneumatici, fatti per avere una grande impronta a terra senza scavare nè arare il terreno ma cercando di copiare tutte le asperità, e la velocità che tali mezzi esprimono, velocità molto basse perchè trattasi di mezzi fatti per superare ostacoli enormi, ed infine il loro peso, mediamente intorno ai 70 kg.
    tali mezzi, ovviamente regolarmente usati per sentieri e non sui prati, aiutano a tenerli puliti senza rovinarli nemmeno un pò (in realtà anche l’erba si piega leggermente al loro passaggio e può crescere normalmente, ma non approfondisco la questione perchè non è legale).
    Girando ad un regime di rotazione molto basso, anche il rumore è piuttosto contenuto e sopportabile e state tranquilli che gli animali si spaventano momentaneamente, ma poi ritornano negli stessi punti che li interessano.
    Cerchiamo un modo comune per utilizzare la montagna perchè c’è posto per tutti, a patto di essere rispettosi ed educati nei confronti altrui. E questo vale per tutti.

  6. Caro Ivan, anche io sarò telegrafico: non si tratta di tornare al carro con i buoi, ma di chiedere di non essere disturbati quando non si è disturbatori e per una serie di motivi chi vuole la passeggiata in montagna senza disturbi è a sua volta per altre cose disturbatore e ne hai solo un breve e parziale elenco + sopra.
    Noi montanari andiamo giù nelle città a protestare perchè i loro inquinanti trasportati dai venti vengono fino in montagna? protestiamo perchè le combustioni di caldaie, auto, fabbriche generano CO2 che modifica il clima e scioglie i ghiacci delle montagne?
    Ciao Ivan.

    Con affetto,
    un montanaro.

  7. L’azione amministrativa delle comunità montane deve confermare un principio se si vuole discutere seriamente di tutela delle zone montane e di chi ci deve abitare.
    Il principio deve essere quello legato alla attività fisica delle persone stimolando a praticarla nelle forme e nei modi che pongano al centro dell’obiettivo l’uomo e semmai la sua forza muscolare ed atletica.
    Siamo tutti concordi sul fatto che il Trial è sicuramente il meno impattante infatti personalmente ,pur essendone cumunque discutibile la pratica in quota.
    Quì si stà parlando di quad,motocross e motoslitte con una potenza anche superiore ai 50/70 kw che con un rumore che si può percepire a chilometri di distanza fanno schizzare sassi e terra a decine di metri.Il motore inoltre molto potente , a due tempi bruciando la miscela benzina -olio deposita sui terreni e nelle sorgenti percolati di piombo tetraetile.Questo avviene troppo spesso e sempre più in ogni stagione dell’anno e nei fine settimana.
    Quindi caro Franco concordiamo che dipende sempre tutto anche dalla buona educazione cosa quest’ultima che è sempre più rara anche da parte di chi come te fa il Trial in maniera diciamo così “più accettabile”.
    L’augurio e che tutti facciano un passo indietro e che ammettano che non ci possono essere diritti “illimitati” per i frequentatori motorizzati.
    cordialamente chiudo e saluto

  8. Caro Ivan, scusa, ma prima di scrivere devi sapere altrimenti non fai bella figura: il piombotetraetile è stato abolito dalla benzina da ormai alcuni anni e nell’olio per miscela del 2 tempi non ce n’è quindi i percolati di cui parli probabilmente arrivano da altre fonti, sarebbe interessante capire da dove se arrecano così grave danno.
    Bhè almeno una cosa te la riconosco: hai intuito qualcosa della differenza che passa tra cross e trial, perchè anche li fare di tutta l’erba un fascio non va: se qualcuno è + educato, gentile, rispettoso gli va riconosciuto.

    Con affetto,
    un montanaro.

  9. sono un appassionato trialista purtroppo ultimamente poco praticante, le riflessioni di Marco mi trovano daccordo non solo per una questione di “difendibilità” del ns sport ma anche per alcuni spunti decisamente veritieri e degni di nota, come già scritto sopra occorre distinguere le moto “ecologiche” che consentono il motoalpinismo (TRIAL) e le moto per un fuoristrada più veloce e meno alpinistico (ENDURO) , chiaramente mi soffermo sulle prime: leggo qui sopra e anche nelle altre sezioni correlate, preoccupazioni da parte dei soci del Cai per quanto riguarda i possibili danni ecologici siano essi di inquinamento o di dissesto del terreno, a mio avvisto quelli imputabili al transito di una moto da Trial sono veramente limitatissimi, direi che se i problemi ecologici delle ns montagne fossero quelli a noi imputabili, beh..saremmo nel paradiso terrestre! ritengo giusto , ma al solo fine di non creare disturbo, evitare il trtansito in sentieri molto frequentati da escursionisti a piedi, soprattutto nella bella stagione, esistono però moltissimi posti dove, per la loro scarsa comodità o perchè poco conosciuti dai “parcheggiatori di suv” , si potrebbe con sempre la sperata “diligenza e rispetto” praticare tranquillamente il Trial ed in qualche caso riuscire a tenere aperti alcuni sentieri destinati altrimenti ad essere dimenticati . Concludendo direi che il ns sport (TRIAL) possa ritenersi il più ecologico degli sport fuoristradistici e per questa sua intrinseca caratteristica dovrebbe essere un po’ capito anche da chi vorrebbe la montagna ad uso e consumo di chi va a piedi; ricordo poi che molti motoalpinisti sono spesso anche gente che la montagna la vive a 360° e quindi anche a piedi.
    La ns speranza rimane quella di un dialogo che possa portare ad essere conosciuti non come distruttori e disturbatori ma anche come motoalpinisti.

    PS: alla prima lettera di Alberto mi permetto di “sorridere” quando pensa di bandire la montagna anche agli elicotteri !!! magari anche a quelli che hanno salvato la vita di tanti Alpinisti e affiliati del Cai!

  10. Caro Marco,mi pare che la discussione sia assolutamente costruttiva e civile.
    Chi scrive non è un talebano verde ,ma ti assicuro di avere le informazioni scientifiche corrette.
    L’atomosfera terrestre è ammorbata di piombo che sicuramente deriva da quasi un secoloe mezzo di attività industriale,dai trasporti,dai riscaldamenti insomma dal cosiddetto “progresso”.
    Nessuno vuole negare la possibilità agli appassionati di moto di esercitare la propria passione,ma questa non può invadere il terreno privilegiato e le prerogative degli escursionisti e dei frequentatori “silenziosi” che con le proprie gambe raggiungono una cima,un rifugio o un punto panoramico.
    Il mondo è ormai piccolo e affollato dobbiamo tutti tenercelo stretto e conservarlo il più possibile.

    Ogni combustione genera inquinamento anche la motoretta da Trial.
    Concludo dicendo che sono contento per i successi di Valentino Rossi e della Ferrari i quali però corrono nei loro circuiti è perciò mi sembra ovvio che è giusto che chi è appassionato della materia abbia la possibilità di praticarla però solamente nelle zone gestite e dedicate di fondovalle . Mai in quota .
    Fai una prova ,accendi la motoretta nel tuo box chiuso e lasciala accesa qualche minuto ,vedrai che dopo pochissimo tempo dovrai uscire ed alla svelta se non vuoi avere conseguenze respiratorie irreversibili.Un saluto e Buon Sport a tutti

  11. Caro Alberto, ti ricordo che in molti rifugi del cai vivande e bevande nonchè materiali da costruzione e varie altre cose vengono trasportati con elicottero o al meglio con un fuoristrada diesel e fumoso.
    Per quanto riguarda l’incresciosa esperienza a cui hai assistito la magra figura l’hanno fatta gli escursionisti a piedi minacciando gli altri, chiedete civiltà e parlate incivile, non ti sembra siate per nulla coerenti con voi stessi?
    Proprio in attinenza con quanto da te raccontato mi sovviene una cosa che lessi qualche tempo fa su di un libercolo: “chi è senza peccato scagli la prima pietra … e nessuno la scagliò … “, è un libercolo scritto circa 2000 anni fa, quando il cai non se lo sognava nessuno, ma i sentieri già esistevano.

    Con affetto,
    un montanaro.

  12. Caro Marco ,,visto che essendo un dirigente locale del CAI e tu citi il CAI rispondendo ad Alberto voglio solo amichevolmente risponderti.
    I rifugi sono stati costruiti la maggior parte più di cent’anni fa dai montanari , anche talvolta con donazioni importanti di “cittadini “.Sono quindi il frutto dei loro sacrifici anche fisici per portare in quota i materiali da costruzione.
    I rifugi hanno secondo lo scopo sociale la finalità di agevolare e di rendere possibile la frequentazione “regolamentata ed in sicurezza”per la maggior parte degli escursionisti che altrimenti non potrebbero avere l’obiettivo di raggiungimento della cima .
    Credimi che il dibattito interno sul rendere sempre meno impattanti queste strutture c’è stato e sono state messe in atto tutte le precauzioni per rendere il più ecologico possibile il criterio di gestione.Non solo.I rifugi raggiunti da strade od impianti salvo pochi casi sono stati alienati e venduti a privati perchè obiettivamente il CAI non poteva diventare un gestore alberghiero “in quota” utilizzando in modo pesante impianti o strade.
    Come vedi le finalità sono ed i paragoni che fai sono oggettivamente sbagliati.
    Platone nel 370 a.C. diceva parlando della scadenza della democrazia delle Polis le città -Stato elleniche nella sua “Repubblica” citava” Tutti sono padroni di tutto e nessuno è più padrone di niente”
    Questa è l’anticamera dell’Anarchia e la fine della democrazia che ,per abuso di se stessa affonderà prima che nel sangue ,nel ridicolo”
    Ciao
    un saluto affettuoso.
    Vai a piedi quando puoi ,sempre.
    Lasciamo le carrozette motorizzate a chi ci è costretto sopra e sei sei quello che penso ne avrai beneficio!
    ciao buona camminata

  13. Caro Ivan dirigente del cai, il fatto che siano state messe in atto tutte le misure per rendere + ecologica possibile la gestione dei rifugi cai non significa che la gestione di questi rifugi non produca inquinamento, anzi.
    E se anche le moto fossero state oggetto di lavoro per renderle il + ecologiche possibile?
    “…i paragoni che fai sono oggettivamente sbagliati.” Da quello che hai scritto non lo hai dimostrato per nulla, anzi.
    Non parlare di democrazia che fai venir da ridere.
    Quindi volete essere voi del cai a comandare?

  14. Sui sentieri di montagna siamo noi a comandare visto che i sentieri sono ” registrati a catasto” rappresentano quindi un bene soggetto alla stessa tutela al pari di una casa o di altri immobili privati ti faccio presente che i Presidenti di Sezione ne rispondomo annualmente della sicurezza dei tracciati ricadenti nel loro territorio ci competenza!
    Esprimo purtroppo un rammarico molto forte ed una triste conferma di “incompatibilità” di dialogo e di ragionamento .
    Non ci saranno ,da parte mia repliche su questo blog ,ma ti assicuro che sul nostro territorio del Trentino Alto Adige metteremo in atto tutte le misure possibili repressive per eliminare queste prepotenze che forse, da noi, sono tutto sommato più limitate e questo è anche un motivo per cui ancora una grossa fetta di turisti rispettosi vine da noi piuttosto che da altre parti .

  15. Vabbè, allora scrivi ma non concludi cosa vuol dire “”i sentieri sono ” registrati a catasto”” quindi il cai comanda su di essi? Anche la casa del mio vicino è registrata a catasto, ma io o te non vi comandiamo. O sono tuoi o non sono tuoi, se sono tuoi ok, se non sono tuoi ciccia.

    Con affetto,
    un montanaro.

  16. “ma ti assicuro che sul nostro territorio del Trentino Alto Adige metteremo in atto tutte le misure possibili repressive”
    questo suona tanto di minaccia, o almeno appare come tale, come puoi pretendere di trovare dialogo con tale atteggiamento?

    Con affetto,
    un montanaro.

  17. Ho letto sui questo blog un sacco di cavolate e di assurdità sui nuovi “paladini della montagna” ( della sostenibilità dei motori nell’ambiente montano ecc. e altro) che a quanto pare di Montagna… e di leggi Provinciali inequivocabili e giuridicamente incontrovertibili nulla sanno od ignorano completamente .E’ l’applicazione di queste norme che talvolta in certe zone manca .”Moto-turisti ….Moto-escursionisti ma che c…te state dicendo!!
    I sentieri di montagna quelli con i segni bianco rossi sono proprietà esclusiva in gestione del CAI dato che sono “a catasto ” e fanno parte di beni “in gestione al CAI soggetti a tutela di Legge e regolati da precise normative RESTRITTIVE di utilizzo.
    I sentieri sono utilizzabili solo ed esclusivamente dai pedoni CHIARO IL CONCETTO!!!

    E poi vi firmate come montanari…

  18. Caro Ivan fortunatamente non tutti i dirigenti CAI o soci CAI si esprimono come te. E’ inconcepibile che tu ti permetta di parlare a nome del CAI e quindi anche mio in questo modo imperativo. E lo dico senza prendere parte alla discussione. La civiltà e la cultura di un alpinista, così come quella di qualunque altra persona, si dimostra anche nell’educazione con cui ci si relaziona con gli altri.

  19. Caro Ivan, continui a scrivere che i sentieri

    sono “proprietà esclusiva”, ma non dici di

    chi, chi è il proprietario dei sentieri?
    Il cai come dici te ha in gestione tali

    sentieri, ed è una cosa molto diversa

    dall’esserne proprietario e continui ad

    equivocare su proprietà e gestione, dilla bene

    come sta la cosa.
    Sempre da quello che dici te i sentieri che

    non hanno bianco e rosso non sono nemmeno in

    gestione del cai, mentre nelle vostre lettere

    parlate di tutti i sentieri (“tutti” è diverso

    da “tutti quelli segnati bianchi e rossi”).
    Ma lo dite voi del cai che i sentieri sono

    utilizzabili solo dai pedoni o lo dice il

    proprietario (quello vero, no quello

    equivocato)?

    Con affetto,
    un montanaro.

  20. Caro Beppe mi fa piacere che finalmente ci sia un socio che si fa avanti perchè quì sembra una “traversata nel deserto”.
    Io non parlo a nome di una sezione del questo mi sembra chiaro.
    Ovvio che come puoi notare le mie iniziali considerazioni sono state fin troppo pacate e corrette.
    Se gli interlocutori dimostrano palese inconsistenza nelle argomentazioni affermando che il CAI stesso è con i suoi rifugi e le sua attività forse il più reale inquinatore e responsabile del degrado della montagna…beh allora nella bergamasca, non ve la passate proprio tanto bene…
    Vi faccio tanti auguri perchè non accetto da vecchio socio e “montanaro”appiedato lezioni da parte di chi di montagna non ne ha le basi per parlarne.
    Soprattutto poi nella nostra zona ove i sentieri CAI sono in parti rilevanti ricadenti su terreni privati e non solo pubblici .I privati stessi hanno concesso l’uso a patto del mantenimento del sentiero pedonale non per farci piste da motocross oltre alla legilsazione regionale e provinciale LR e P del 1978 che VIETA ESSPRESSAMENTE IL TRANSITO MOTORIZZATO SUI SENTIERI DI MONTAGNA QUALUNQUE ESSO SIA!LE STRADE FORESTALI SONO DI TIPO A E B E SONO REGOLAMENTATE A VOLTE IN MODO DISCUTIBILE MA REGOLAMENTATE!
    Se non volgiamo riprodurre il caos delle città in quota beh tutti i soci si devono attivare e difendere le nostre prerogative e la nostra storia di civiltà è tolleranza.
    E poi scusa ma montagne meno pregiate o più pregiate ….queste affermazioni fanno male a chi in montagna ci vive da una vita …esiste la montagna che ha un disperato bisogno di tutela .Punto.
    Un saluto ed una definitiva chiusura.

  21. Caro Beppe,mi sa che sbagli clamorosamente bersaglio.
    Ti rispondo oggi che è domenica èd ho più calma.
    Ti invito a rileggere tutte le parti e le mie risposte molto pacate sull’argomento e soprattutto fin dall’inizio altrimenti Ti sfugge inevitabilmente il senso delle mie parole stesse che non sono mai offensive ,ma sono appunto IMPERATIVE in quanto anche la legge lo è .Infatti il titolo stesso è eloquente “…si applichino le leggi” questo è il cardine del problema.
    Ripeto,ti invito a rileggerti bene le leggi provinciali e regionali esistenti lombarde ma anche di altre regioni.
    Io faccio riferimento alla nostra Legge Provinciale del 1978 e regionale che è stata promulgata nello stesso anno da entrambe le provincie autonome di Trento e Bolzano.

    Se parliamo di vivere civile ed “accettazione reciproca”dello Stato di diritto le leggi hanno sempre una valenza IMPERATIVA,nel senso non si discutono ,ma una volta promulgate si applicano punto e basta.

    Se non conveniamo su questo vuol dire che siamo di fronte ad atti fuorilegge e chi si pone fuori della legge è e deve essere sanzionato in modo proporzionale al reato o all’infrazione.
    (fine prima parte)

  22. Caro Beppe…
    (seconda parte)
    Per quanto riguiarda la mia regione che conosco molto bene ,la legge del 1978 “VIETA IL TRANSITO MOTORIZZATO SU TUTTI I SENTIERI DI MONTAGNA E SULLA STRADE FORESTALI DI TIPO A.”

    LE STRADE FORESTALI DI TIPO B consentono il transito per usi civici ai soli residenti tramite autorizzazione scritta del sindaco per permettere l’accesso alle ampie porzioni private e pubbliche di territorio che la nostra passata ed efficiente tradizione asburgica ci ha consegnato in perfette condizioni di utilizzo.
    Tutti gli altri accessi sono regolamentati in modo molto restrittivo.
    Non hanno alcuna restrizione gli accessi motorizzati per veicoli
    adibiti ad uso esbosco,soccorso alpino e antincendio .Punto
    (fine seconda parte)

  23. Caro Beppe
    (terza parte)
    Per quanto riguarda i nostri sentieri sui quali lavoriamo duramente gratis,
    “Il CAI è il concessionario degli stessi a pieno titolo ed è l’ente giuridicamente riconosciuto competente per la loro gestione.Il Presidente della locale Sezione è il responsabile assieme al Sindaco della sicurezza del tracciato e dell’incolumità dei pedoni e degli escursionisti appiedati che sono gli unici titolari del diritto di passo su questi tracciati”

    “CONCESSIONE”significa :”Il provvedimento imperativo con il quale vengono conferiti diritti,privilegi o appalti ovvero conferimento o godimento di una facoltà”

    Ti consiglio anche di rileggerti il nostro Stato sociale risalente al 1863 in particolare l’articolo 1.

    Se prendi le distanze da me ,oggettivamente mi spiace ,ma non è colpa mia …
    le distanze le prendi conseguentemente anche dagli assunti di legge di cui sopra e soprattutto dai nostri principi fondativi.
    In questo caso è meglio che tu restituisca la tessera del CAI e se altri dirigenti CAI per motivi che in questo momento mi sfuggono ,dovessero non riconoscersi anch’essi in quei principi irrinunciabili ed incontrovertibili di tutela dell’ambiente montano in tutte le sue parti ed in eguale misura ed efficacia ,bene è meglio che facciano altrettanto.

    Un caro saluto e spero, anche una buona domenica per tutti.

  24. Vedi Ivan mi ero volontariamente astenuto dalla discussione perché le moto sui sentieri non piacciono neanche a me. Quello da cui dissentivo era solo il modo con cui sostieni le tue tesi, il muro contro muro non porta da nessuna parte, specialmente quando ci sono già delle leggi in materia.
    Come ben dici le leggi vanno rispettate, ma non tocca al CAI farle rispettare spetta alle forze dell’ordine. Il CAI può insistere, presso chi di dovere, per il loro rispetto. Per assurdo, il tuo discorso andava indirizzato alla forestale che non controlla sufficientemente il territorio per spingerla ad essere più presente nelle zone a rischio.
    Ti ripeto quello che mi ha infastidito è il modo con cui ti sei espresso non i concetti. Tra le altre cose ho scelto appositamente il termine “imperativo” e concordo con te la legge è imperativa ma lo stesso non può valere per la nostra associazione. Ritengo che la forza del nostro sodalizio sia la capacità di educare e di stimolare le coscienze al confronto. Imporre leggi non è compito nostro.
    Per quanto riguarda la tua richiesta di restituire la tessera si commenta da se; il giorno che anche nel CAI vincerà l’intransigenza allora vorrà dire che non sarà più la mia casa. Sarebbe un peccato perché ci vivo bene da più di 40 anni.

  25. Salve sono un crossista secondo me tutto questo vostro parlare di ecologia di qui ecologia di la sono solo falsi ideologismi, non sapete che fare la domenica e allora vi schierate di qui o di la a seconda che ci siano le targhe pari o dispari.
    Cioè voglio dire voi volete tutelare 1 ambiente delicato e precario come quello montano e poi ve ne infischiate di tutto il resto, come il tizio qui sopra che invita i suoi colleghi a consegnare le tessere, sembra 1 che vuole rimanere lui l’unico puro ed ecologista sulla faccia della terra.

  26. Sarà.
    Ormai sono tantissimi anni che purtroppo non posso più andare in montagna, non a piedi e neanche in moto.
    Ricordo però benissimo, ai tempi, quanto mi disgustassero le tracce lasciate dagli enduro e dalle moto da cross che si allontanavano dai sentieri e scavavano trincee in mezzo ai pratoni e su per i pendii.
    Ricordo altrettanto bene, tuttavia, che guidando con attenzione, a bassa velocità con una moto da TRIAL quanto fossero decisamente inferiori l’impatto sul terreno e le conseguenze del transito rispetto addirittura alle tracce lasciate da una bicicletta da fuoristrada.
    Nelle pochissime occasioni in cui mi allontanavo dalle strade bianche, constatavo che, dato lo scarso peso del mezzo, l’impronta a terra elevata degli pneumatici e la bassissima pressione degli stessi (0,3 – 0,4 bar) che gli steli d’erba si rialzavano prima ancora di quanto facessero se si passava a piedi.
    Di fatto, le moto da trial, guidando con un po’ di sale in zucca, non smuovono nelanche la polvere dei sentieri.
    Ve ne accorgete se passate un tratto fangoso: la traccia di una moto da trial è meno profonda ed invasiva delle orme degli scarponi che lasciate se vi fermate e spegnete il motore, com’è obbligo di buona educazione, per far passare gli escursionisti a piedi.
    Gli pneumatici dei mezzi agricoli che hanno invece diritto al transito sono addirittura devastanti.
    Ma tant’è, purtroppo, ognuno resta della sua opinione.
    l’Italia è il paese della partigianeria, non del confronto pacato.

  27. Noi qua in montagna abbiamo seri problemi di scioglimento dei ghiacciai, la principale causa è la CO2 emessa durante le combustioni in attività industriali, di riscaldamento degli edifici e per i trasporti, chiediamo a quelli del cai che amano la montagna:
    – di non scaldare la propria abitazione,
    – di muoversi esclusivamente e sempre a piedi o in bicicletta,
    – di non consumare prodotti alimenti e merci che hanno richiesto l’impiego di trasporti terrestri, marittimi o aerei impieganti propulsori a combustione,
    – di non svolgere la propria attività lavorativa per quelle aziende che impiegano processi di combustione per trasporti di merci che siano di approvvigionamento o di loro prodotto, che siano climatizzate (riscaldate d’inverno e raffrescate d’estate), che impieghino combustioni nel loro processo produttivo).
    Visto che parlate di rispettare le leggi ditemi se rispettate la legge 10 del 1990 per il contenimento dei consumi energetici di casa vostra (se consumi di +, bruci + gas o gasolio, produci + CO2, contribuisci maggiormente alla variazione del clima,
    contribuisci maggiormente allo scioglimento dei ghiacciai).

    Con affetto,
    un montanaro.

  28. la montagna e’ di tutti va tutelata ma non recintata ,i presidenti del cai invece di pesare hai suoi tesserati che ne muoiono tanti anzi troppi emettono a repentaglio anche la vita dei soccorritori ,guardano due solchi per terra e si lamentano e chiedono soldi per ripararli .

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