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Pakistan, un anno dopo il terremoto

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CHAKOTI, Pakistan — “E passato poco più di un anno dal terremoto che ha sconvolto le Northern Areas pakistane e sta arrivando un nuovo inverno. In anticipo rispetto al solito, e con previsioni piuttosto negative: si prevedono temperature molto inferiori a quelle dell’anno scorso”. Maurizio Gallo, responsabile tecnico del progetto Karakorum Trust, fa un quadro, a tratti gelido, della situazione delle aree devastate dal sisma. Ma, in fondo al tunnel, c’è un filo di speranza.

“La situazione dei tre milioni e mezzo di senza tetto – racconta Gallo – è ancora una volta drammatica, e per certi versi peggiore dell’anno scorso. Le grandissime tendopoli attrezzate dopo il terremoto dall’esercito e dalle numerose e importanti Ong di tutto il mondo sono state tutte smantellate e rimangono delle distese vuote dove si scorgono i resti di una forte presenza umana in termini di rifiuti e servizi igienici abbandonati.
 
Nelle località più importanti la ricostruzione è partita. E, superata la prima fase di emergenza, la vita ha ripreso a funzionare, seppur fra mille difficoltà. Diverse scuole e ospedali sono stati anche terminati in questo autunno. Ma nei villaggi di montagna, isolati da due tre ore di cammino, la situazione è drammatica.
 
Qui di aiuti ne sono sempre arrivati pochi. Al massimo sono riusciti a recuperare qualche foglio di lamiera ondulata per farsi una capanna, e qualche coperta. La loro economia di auto-consumo basata sulla pastorizia non è ancora ripartita, perché nel terremoto sono morti anche gran parte degli animali mentre i sussidi di viveri ricevuti l’anno scorso sono andati esauriti. Insomma, la situazione in montagna è molto delicata e potrebbe precipitare di nuovo.
 
Le cose sembrano andare meglio in altre zone. A Chakoti (dove sta intervenendo anche il Comitato Ev-K²-Cnr con il Cesvi), sono stati realizzati anche dei corsi di informatica per i giovani locali. Nel frattempo, è stato deciso dove ricostruire la nuova Balakot (la cittadina del fiume diventato rosso, quasi completamente rasa al suolo). Peccato che i pochi abitanti rimasti, non abbiano nessuna intenzione di allontanarsi dalla vecchia città.
 
Per sostenere la ricostruzione di queste scuole, è uscito lo scorso 4 Ottobre, il libro fotografico di Giovanni Diffidenti "La scuola nel cielo". Il reportage fotografico, edito grazie al contributo di Mediamarket, documenta il dramma del terremoto e documenta lo sforzo di Cesvi, Mgpo e del Comitato Ev-K²-Cnr alla ricostruzione. 
 
Ancora molto c’è da fare per il Pakistan, che non vuole solo riemergere dalle macerie di un terremoto, ma vuole costruirsi un futuro di autonomia e libertà. L’impegno di Karakorum Trust, il progetto di cooperazione tra Italia e Pakistan promosso dal Comitato Ev-K²-CNR che da un anno si occupa della tutela dell’ambiente e della cultura delle montagne del Karakorum, va proprio in questa direzione. Per accompagnare il Pakistan nel lungo tragitto verso il suo auto-sviluppo.
 
 
Maurizio Gallo

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