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Polemiche sulla vetta di Stangl al K2

Stangl sulla cima del K2
Stangl sulla cima del K2 (Photo Christian Stangl)

Stangl ha raggiunto la vetta del K2 il 13 agosto dopo una scalata di 70 ore e in solitaria. Arrivato al campo base non si è fermato a riposare, ma il giorno dopo, il 14 agosto, è subito ripartito. A questo punto l’alpinista kazako Maxut Zhumayev ha espresso dei dubbi sulla sua cima sul suo sito, dando voce così a diversi sospetti che serpeggiavano tra gli alpinisti rimasti al base.

Nel suo report il kazako loda, forse ironicamente, la capacità sorprendente di Stangl di scalare la montagna in solitaria e in soli due giorni dopo che tanti altri alpinisti tanti avevano lavorato sulla via per settimane invano. Poi, in un commento più sotto, mette in dubbio la dichiarazione dello skyrunner dicendo che “nessuno che sia tornato dalla via dello Sperone Abruzzi ha visto le sue impronte, né tracce di corde usate e le sue cose a campo 2 e 3 sono rimaste intatte”.  Zhumayev poi chiama questo comportamento oltraggioso alla memoria dei Fredrik Ericsson, “morto lottando contro la montagna”.

Il report di Zsolt Torok

In effetti tutti i dubbi sono stati sollevati da Gheorghe (George) Dijmarescu, leader del team composto da sua moglie Lakpa, dallo stesso Christian Stangl, da uno sherpa nepalese e dallo scalatore romeno Zsolt Torok, che descrive un atmosfera molto tesa all’interno della spedizione.

“Dijmarescu si è tirato indietro e non ha fatto altro che criticare durante tutta la spedizione – ha dichiarato Torok a Explorersweb -. Ovviamente lui non voleva salire. Come sempre ha tacciato tutti gli alpinisti di stupidità e poca esperienza. Dijmarescu aveva paura del K2, lo vedevo chiaramente. Gli sherpa, guidati dalla Lakpa, la moglie di Gheorghe, all’ennesima scenata isterica di Dijmarescu, avevano deciso di andarsene via, senza volere neanche i soldi”.

“Gheorghe ha cercato anche di convincere tutto il gruppo a non scalare il K2 – ha dichiarato Torok  a Explorersweb – così Christian mi aveva detto che sarebbe salito da solo. E’ partito per il campo base avanzato nel pomeriggio pianificando di dormire lì, e poi di proseguire fino a campo 3 e poi da lì alla cima. Non ha portato con sé un walkie-talkie perchè era troppo pesante, aveva detto”.

Zsolt Torok ha scritto che lui, Gheorghe e sua moglie Lakpa hanno iniziato la salita da campo base il 13 agosto all’1 di notte. Gheorghe e Lakpa hanno dormito al campo base avanzato. “Sorpresi mi hanno detto che Christian non aveva dormito lì” – continua Torok nella sua relazione scritta. “Sono salito al campo1 e ho visto che nessuno era stato lì prima di me. Sono salito a Campo 2 e al Camino Bill e ho capito che era impossibile che Chris fosse stato lì, perché tutto era coperto di ghiaccio. Gli sherpa hanno detto che non vi erano tracce prima di me”.

“Campo 2 era intatto – ha detto Zsolt -. Gli sherpa hanno scalato fino a campo 3 e hanno scoperto che non c’era nessuno. Le piccozze di Chris erano lì dove le aveva lasciate e pure la tenda era impacchettata. Salire direttamente da campo 3 alla vetta è uno sforzo sovrumano; dal campo3 al campo 4 la neve arriva al petto, neanche gli sherpa sono riusciti a raggiungere campo 4. Siamo partiti in quattro per raggiungere campo 4 ma siamo stati tutti fermati dal cattivo tempo”.

“Non è possibile che sia salito dalla via Cesen del resto – continua l’alpinista -, dal momento che polacchi e kazaki erano lì e lo avrebbero saputo. Dopo alcuni giorni, i portatori pakistani hanno ritrovato il suo sacco a pelo, la sua tenda, le sue piccozze, una pentola, un materassino e, cosa più importante, un libri di 370 pagine di uno scrittore austriaco. Un walkie-talkie era troppo pesante da portare, ma si è portato dietro un libro di 370 pagine? Magari ha pensato che per il K2, anche due giorni sarebbero stati troppi, e che poteva leggere se la scalata era troppo noiosa? Il fatto è che questi oggetti erano ben nascosti sotto le rocce, lontano dal campo base avanzato. Un’altra questione è, lasciando stare il resto (il campo2, campo3 e la via dello sperone Abruzzi), come ha fatto a scalare il Collo di Bottiglia senza le piccozze e senza le corde?”

Rapporto al Pakistan Alpine Club

Giorni dopo, tutti gli alpinisti al campo base hanno incontrato gli esponenti del Pakistan Alpine Club in una seduta condotta da Dijmarescu. Hanno espresso la loro incredulità nei confronti di quanto dichiarato da Christian, e il gruppo del Club alpino pakistano ha deciso di negare a Stangl il certificato di cima, secondo quanto riferito dal corrispondente di ExplorersWeb in Pakistan, Karrar Haidri. “Non hanno fornito alcuna prova per la quale non riconoscere la cima a Christian – ha detto Karrar Haidri, spiegando per altro che Stangl era già sulla via di casa. Gheorghe Dijmarescu ha sempre rifiutato di parlare con il corrispondente di Explorersweb.

In una nota editoriale inoltre, il sito americano ha fatto sapere che recentemente Dijmarescu si è scusato con EverestNews per aver insultato i portatori pakistani in un precedente report. Se Stangl infatti non ha precedenti accuse di false dichiarazioni, Dijmarescu è stato fotografato mentre picchiava la moglie e la sorella adolescente della moglie al campo base dell’Everest alcuni anni fa. Explorersweb aveva pubblicato quelle foto e l’alpinista reagì con una email in cui minacciava di morte la redazione del sito.

Vista la polemica Explorersweb ha chiesto a Christian Stangle di fornire nuove prove evidenti della salita, alcune immagini chiare della vetta e i dati del gps, elementi apparentemente facili da ricavare. “Sapevo che sarebbero sorte storie come questa – ha risposto lo skyrunner austriaco -, sono già stato informato da Gheorghe Dijmarescu in una email un paio di giorni fa.
Ci sono stati diverse discussioni con Gheorghe per tutto il tempo. Lui chiama tutti gli alpinisti bugiardi, e accusa gli altri della morte di  Fredrik Ericsson. Ha litigato con la moglie Lakpa, con gli sherpa e anche con Zsolt. Ho interrotto ogni attività con lui e la sua ‘squadra’ dopo il tentativo di salita del 6 agosto”.

Il report di Stangl

“Ho lasciato il campo base il 10 agosto – scrive Stangl -. Ho raggiunto l’avanzato e dormito lì fino a mezzanotte. Volevo salire questo tratto di notte, per evitare frane. Prima di partire ho sistemato le mie cose fuori dal campo base avanzato al fine di preservarle da possibili valanghe”.

“Sono salito a campo 3 saltando campo 2 -continua l’alpinista -. La via era in ottime condizioni, con neve dura e roccia. C’erano tracce di precedenti salite. Durante la notte ci sono state leggere nevicate. A Campo 3 il tempo non era buono ma è migliorato nel tardo pomeriggio. Mi sono fermato qui a riposare per 10 ore. Poi il cielo si è schiarito completamente e ho continuato a salire arrivando alle 10 di sera, incoraggiato dal bel tempo e sapendo che altri due spagnoli (Jorge and Alberto) erano saliti da campo 3 alcuni anni fa”.

“Oltre campo 3 c’erano alcune bandiere e altre corde fisse – prosegue l’austriaco -. C’era neve alta poco sotto la Spalla, ma una volta sulla Spalla ho trovato condizioni eccellenti. E’ molto comune ora che ciascuno voglia il Collo di Bottiglia attrezzato prima di salire. E’ sicuramente molto utile e più sicuro. Ciò nonostante il Collo di Bottiglia non è così ripido (circa 50 gradi di pendenza) e non è difficile da scalare, solo pericoloso. Dai report precedenti sapevo che alcuni alpinisti avevano seguito il traverso fino alla fine della roccia e ho pensato che questa fosse la soluzione migliore per salire. Lassù c’era molto vento. Avevo molta paura del seracco e del tempo. Ho scalato il più velocemente che ho potuto sperando di evitare di trovare la nebbia al ritorno. Non ho avuto il tempo di godere del momento della vetta.”

“Scendendo sotto la spalla avevo scarsa visibilità, il che mi ha rallentato. Il cielo poi si è schiarito di nuovo e sono sceso a campo 3 dove mi sono fermato solo per poco (non nella mia tenda e sapevo che il resto della squadra avrebbe fatto un altro tentativo di salita). Così ho deposto di nuovo la mia tenda, per evitare che il vento la facesse volare via. Ho anche lasciato le mie cose, dal momento che da Campo 3 in giù, c’è una corda fissa per tutta la via che scende al campo base avanzato, e quindi non avevo bisogno delle piccozze. Le corde erano diventate leggermente ghiacciate durante la notte e non è stato sempre facile attaccarsi. Sotto campo 1 mi sono allontanato dalle corde fisse e ho proceduto dal couloir a sinistra della via Abruzzi. Avevo fatto questo tratto senza neve già due volte. Il couloir di roccia e ghiaione è a sinistra del tratto attrezzato della via Abruzzi che scende a campo 1. E’ stato terribile scendere di lì (con scariche di roccia e pietre) ma si è rivelata un’idea buona e sicura”.

“Mi sono addormentato a circa 5,600 metri – conclude Stangl -. La mattina presto mi sono svegliato e ho continuato fino al campo base. Non ho ben capito la prima mail di Gheorghe nella quale accennava al fatto che avrebbe creato una storia contro di me. Pensavo che fosse una sorta di ricatto via email. Questa circostanza mi ha ricordato casi precedenti, come quelli di Jorge Egocheaga o anche di Oh Eun-Sun: qualcuno dubita di te e da lì si monta una storia. Anche pubblicare le foto di vetta non basta, ci sarà sempre qualcuno che avrà dubbi. Per questo io la smetto qui, non rilascerò più nessun altro report o dettaglio. Non sono interessato a discussioni a riguardo che mi rattristano molto. Non continuerò su nessun altro sito internet né da nessun altra parte”.

E così alla richiesta di Explorersweb di fornire soltanto la foto di vetta originale, estratta direttamente dalla macchina fotografica senza tagliarla, eventuali altre foto e i dati del Gps, Stangl ha rifiutato. Il 30 agosto l’alpinista austriaco ha dichiarato di aver ricevuto nuove mail di accuse e minacce dalla comunità alpinistica e per questo di “non voler discutere o difendere ulteriormente la sua vetta del K2. Del resto non mi importa che il mio nome risulti in nessuna lista di vetta. Voglio solo ricordare che i portali web non sono dei tribunali. Se scalari gli ottomila (e solo quelli) comporta sollevare le malelingue e le minacce che ho ricevuto da quando ho scalato il K2, non voglio fare più parte di questa comunità alpinistica. Non scalo solo per me stesso”.

FONTE EXPLORERSWEB.COM

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