Ambiente

Ghiacciai alpini dimezzati entro il 2025

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SONDRIO — L’allarme lanciato, in questi giorni, da Greenpeace punta dritto sulle nostre Alpi, in particolare sul Ghiacciaio dei Forni in Alta Valtellina. Il più grande ghiacciaio vallivo italiano, infatti, va ritirandosi a vista d’occhio. Come già hanno avuto mod9o di dimostrare i ricercatori del Comitato Ev-K²-CNR.

A una settimana dalla prossima conferenza Onu sul clima, che si terrà dal 6 al 17 Novembre a Nairobi, Greenpeace ha sollevato il problema del cambiamento climatico, ponendo l’attenzione su una delle sue conseguenze tragiche: lo scioglimento dei ghiacciai.

In particolare, l’associazione ambientalista ha riportato gli esempi alpini del ghiacciaio perenne della Marmolada, che avrebbe perso circa 650 metri di lunghezza negli ultimi 60 anni e il Ghiacciaio dei Forni, che diminuirebbe di circa 20-30 metri all’anno.

Sulla questione, sono in corso studi molto approfonditi dei ricercatori del Comitato Ev-K²-CNR. Proprio l’anno scorso, infatti, è stata installata sul ghiacciaio più grande d’Italia una stazione meteorologica permanente automatica avanzata (foto), per la comprensione della evoluzione microclimatica supraglaciale delle Alpi italiane e la modellizzazione della dinamica del ghiacciaio.

Questa stazione, la prima nel suo genere sulle Alpi italiane, è stata il frutto di anni di ricerche e esperienze in campo meteo-climatologico e glaciologico da parte del Dipartimento di Scienze della Terra “Ardito Desio” dell’Università di Milano e del Comitato Ev-K²-CNR.

I dati acquisiti, che comprendono la temperatura dell’aria, l’umidità, la radiazione solare, la pressione, l’intensità e la velocità del vento, le precipitazioni e lo spessore del manto nevoso, sono costantemente inseriti nel programma di monitoraggio per il calcolo del bilancio di massa glaciale, a cura del Comitato Glaciologico Italiano.

“Da questi dati possiamo dedurre che siamo di fronte ad un evento di portata globale”, sostiene Claudio Smiraglia, presidente del Comitato Glaciologico Italiano e socio del Comitato Ev-K²-CNR . “Con il ritiro dei ghiacciai si sta riducendo una riserva idrica fondamentale- prosegue Smiraglia – Durante l’estate abbiamo misurato forti riduzioni di spessore dei ghiacciai, anomale in particolare nel mese di Settembre”.

”I ghiacciai si stanno anche frammentando in unità più piccole. Quello del Lys, in Valle d’Aosta, ha per esempio perso la connessione tra la lingua in basso ed i bacini superiori. Secondo recenti ricerche i ghiacciai alpini si ridurranno di volume del 50% rispetto agli anni ’80 entro il 2025 e la perdita entro il 2100 sarà superiore al 90 per cento”, conclude l’esperto.

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