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Vulcano: danno globale da 6,8 miliardi di dollari

L'eruzione del vulcano islandese
L'eruzione del vulcano islandese

BERLINO, Germania — Un danno da 6,8 miliardi di dollari, così ripartiti: 5 miliardi per l’economia globale e di 1,8 miliardi di dollari di mancati guadagni per le compagnie aeree. E’ questo il bilancio della chiusura dei cieli europei, per sei giorni ad aprile, dovuta all’eruzione del vulcano islandese.

I conti dello stop di 100mila voli a causa della nube di cenere diffusa sui cieli di tutta Europa sono stati stilati dalla Iata (International air transport association) e presentati ieri a Berlino.

Pesanti le perdite per le maggiori compagnie aeree europee. Per Lufthansa il danno è compreso fra 180 e 200 milioni di euro, per Air France 160 milioni, per British Airways 100 milioni di sterline e per Iberia 19 milioni. Per Alitalia la perdita è fra i 30 e i 40 milioni di euro.

Dei molti grandi aeroporti chiusi in Europa, il più penalizzato è stato quello londinese di Heathrow. “La crisi non è stata gestita bene perché ci sono voluti cinque giorni per organizzare una “conference call”, perché c’é stato un pasticcio non coordinato tra le diverse autorità dell’aviazione civile, ciascuna delle quali ha agito in modo diverso”, ha detto il numero uno dalla Iata Giovanni Bisignani.

Secondo l’amministratore delegato di British Airways, Willie Walsh “é stata una chiusura sbagliata. Noi voliamo in tutto il mondo e abbiamo a che fare spesso con nubi di cenere vulcanica. La decisione presa in Europa è stata sbagliata – ha ribadito – perché non credo ci fosse un rischio significativo. In altre parti del mondo sono le compagnie che decidono se è sicuro o no volare”.

Le compagnie aeree ora chiedono all’Europa un risarcimento. “Vogliamo compensazioni e non sovvenzioni perché siamo stati costretti a tenere gli aerei a terra mentre non era necessario”, ha rilevato il numero uno di Lufthansa Wolfgang Mayruber.

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Un commento

  1. Cosa dire.
    Indirettamente sono stato di recente coinvolto dal vulcano Eyjafjallajo in Islanda in occasione di una spedizione in Groenlandia.
    Sia all´andata che al ritorno la nube ci ha fatto soffire e perdere giorni importanti per la realizzazione dei ns.progetti.
    Un peccato,ma contro la natura non possiamo fare niente e pertanto ci siamo ripromessi di ritentare un altra volta magari giá il prossimo anno.
    Ogni tanto bisogna saper rinunciare.
    Per quanto concerne i danni economici é difficile essere in sintonia con le compagnie aeree.
    Cosa dovrebbero dire poi le migliaia di utenti,come anche mé ed i miei compagni,che abbiamo dovuto soggiornare obbligatoriamente in alberghi in attesa del nullaosta per poter volare?

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