News

Soccorso alpino: arrivano i bloodhound, cani molecolari

Bertolaso con i tecnici del 21esimo Corso per Unità Cinofile del Cnsas in Val di Susa
Bertolaso con le Unità Cinofile del Cnsas in Val di Susa (Photo Cnsas)

BARDONECCHIA, Torino — E’ il segugio più infallibile del globo la nuova “arma” del Soccorso Alpino. Si tratta della razza Bloodhound, nota anche come “cane da sangue” o “cane di Sant’Umberto”, il cui olfatto è in grado di memorizzare le molecole delle persone e di riconoscere una traccia a distanza di diversi giorni.

In America, la polizia utilizza questi cani da anni per ritrovare fuggitivi ed evasi. In Europa sono entrati da poco a far parte delle forze dell’ordine: la prima ad adottarli è stata la polizia svizzera. E ora è la volta del Cnsas italiano, che ha avviato questo progetto con la Protezione Civile.

Ad oggi, sono quattro le unità cinofile “molecolari” con il brevetto americano disponibili in Italia. E a breve il numero raddoppierà: altri quattro cani entreranno a far parte della squadra entro la fine dell’estate. Sei di loro hanno appena concluso un periodo di formazione sul campo di Col D’Echelle in Val di Susa, dove la scorsa settimana si è svolto il 21esimo Corso per Unità Cinofile del Cnsas che ha visto la partecipazione di 12 unità cinofile ricerca molecolare oltre a 13 istruttori nazionali e 63 aspiranti delle unità cinofile di ricerca in superficie.

Le esercitazioni hanno avuto dei protagonisti d’eccezione: Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile, che ha lavorato coi cani molecolari facendo il ruolo del disperso, Pier Giorgio Baldracco, presidente del soccorso alpino, e Agostino Miozzo, direttore generale dell’ufficio volontariato.

“Questa tecnica di ricerca è davvero all’avanguardia – ha commentato poi Bertolaso -. I bloodhound sono animali assolutamente eccezionali e sono un ulteriore passo avanti nel miglioramento tecnologico e qualitativo del nostro sistema”.

“I bloodhound stanno dando grandi risultati insieme ai cani da superficie – ha aggiunto Baldracco -. Grazie al contributo della Protezione civile possiamo portare in Italia questa nuova esperienza e altri progetti, come quello di  una camera iperbarica mobile che dovrebbe essere allestita entro il mese di agosto”.

Tags

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button
Close