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Natura, Primo Piano

Il Wwf: fiumi italiani a rischio

fiumeMILANO — L’88 per cento dei pesci d’acqua dolce e due terzi degli uccelli e dei mammiferi sono in pericolo di estinzione. Questo l’allarme lanciato dal Wwf per i fiumi italiani minacciati da inquinamento e discariche abusive. E’ solo una prima analisi, ma da questa emerge già un quadro desolante: cemento e rifiuti, scarichi a cielo aperto, terreni agricoli che rubano spazio alla poca vegetazione residua e discariche di sostanze inquinanti.

Il Wwf ha elaborato il Dossier fiumi 2010 dopo aver compiuto un monitoraggio lungo 29 corsi d’acqua di tutta Italia, con nuove cartografie e analisi sulle specie più rare. In tutto ha esaminato oltre 600 chilometri di corsi d’acqua. Il rapporto finale dovrà poi essere presentato alla vigilia della Conferenza Nazionale della Biodiversità e servirà per avanzare in autunno proposte per la tutela, la rinaturazione e la valorizzazione dei corsi d’acqua.

Dalle rilevazioni del wwf sono emersi risultati preoccupanti: tra i pesci in via d’estinzione ci sono storione, trota macrostigma, trota marmorata e ghiozzo di ruscello; anguilla e tinca sono a rischio; mentre solo il cavedano è fuori pericolo.

Il Wwf denuncia tra l’altro quelli che ritiene i “primi segnali di una biodiversità impoverita nel delta del Po”: insieme ai ricercatori dell’Università di Ferrara è stato rilevato che il 98 per cento di specie di pesci presenti sono tutte alloctone, ovvero non caratteristiche dei nostri corsi d’acqua. Tra queste soprattutto pesci siluro (fino a 60 chilogrammi) al posto delle nostre tinche e anguille.

Per quanto riguarda la situazione di degrado emersa dal monitoraggio, si è scoperta ad esempio lungo l’Adda la presenza di scarichi non funzionanti che sversano liquami direttamente nell’acqua del fiume in località Spino d’Adda Delo e Bompersico. Al posto di salici e canneti le coltivazioni, soprattutto di mais, si spingono fino alle sponde.
Anche in Campania, lungo il fiume Volturno, sono state scoperte pericolose discariche di amianto e eternit abbandonati lungo le sponde, così come numerose carcasse di bufale.

Sul Loreto, in Sicilia, le briglie in cemento continuano a crescere moltiplicando la velocità di scorrimento delle acque, diminuendo la depurazione e indebolendo l’alimentazione delle falde idriche.

“Ci sono anche aree che vanno in controtendenza – aggiunge Andrea Agapito Ludovici, responsabile del programma Acque del Wwf Italia e della campagna Liberafiumi -. Sul Po, in provincia di Alessandria e di Mantova, si cominciano a fare i primi passi in direzione della rinaturalizzazione, cioè di un ripristino delle difese naturali del fiume costituite dagli alberi e dalle zone di espansione naturale durante le piene”.

Molto importante inoltre il risultato positivo emerso nell’alto Sangro, in Abruzzo, dove sono state rilevate le tracce della lontra. Questo mammifero è infatti il più raro dei fiumi italiani proprio perchè sceglie i tratti d’acqua più naturali e ancora in buono stato di salute.

“I primi risultati – afferma Ludovici – confermano purtroppo i nostri timori: i fiumi italiani sono trattati come terra di nessuno, a parte qualche perla naturale.Questo vuol dire che gli sforzi per difenderli devono essere attuati al più presto, a partire da una gestione unitaria del loro corso”.

“La situazione italiana è difficile – sottolinea il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo -, anche se partiamo da un patrimonio eccezionale, il più ricco d’Europa. Ora dobbiamo cambiare passo. Per la difesa della biodiversità serve una regia unica, bisogna coinvolgere tutte le competenze e porre il tema come elemento centrale nelle strategie del Paese”.

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