Bivacco Ferrario, vandalizzata l’astronave della Grignetta
L'iconico igloo di metallo è stato coperto da graffiti in arabo e italiano. Il CAI Lecco sceglie di reagire: "Degrado e ignoranza si combattono e non si subiscono, la nostra stella argentata tornerà a brillare, così come ogni altra volta che qualcuno la sfregerà".
La montagna dovrebbe essere un luogo di rispetto e silenzio. Purtroppo, la cronaca recente ci consegna l’ennesima triste notizia di vandalismo ai danni di una struttura d’alta quota, un atto che ferisce l’intera comunità montana. Al centro della vicenda c’è il Bivacco Ferrario, l’iconico igloo di metallo sulla cima della Grignetta (2.184 m), simbolo storico dell’alpinismo lecchese.
I bivacchi sono da mesi al centro di un dibattito su scala nazionale, a causa del loro utilizzo sempre più lontano dalla storica funzione di luoghi destinati a uso emergenziale o a fungere da tappa spartana in salite o traversate, tanto che in alcune zone – come accade da anni per il Bivacco Zilioli nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, e come a breve avverrà per il Bivacco Passera all’Alta Luce, pronto all’inaugurazione in Valle d’Aosta il prossimo 22 luglio – si è optato per la via della prenotazione obbligatoria. Sempre più spesso capita che fruitori, non rispettosi e non esperti di storia e cultura di montagna, trattino i bivacchi come mete di ascese e non come tappe, e c’è chi sceglie di portare bottiglie di birra o vino per trasformare la notte in festa in quota, chi il pennarello o vernice spray per sentirsi un artista a un passo dal cielo.
Atteggiamenti che determinano la necessità, da parte di squadre di volontari, di salire a ripulire le strutture per ridare decoro a questi avamposti meritevoli di rispetto, e che portano i proprietari – spesso sezioni del Club Alpino Italiano, ma anche comuni, enti parco, associazioni o fondazioni private nate in memoria di alpinisti scomparsi – a dover investire tempo e risorse per sanare i danni di un’inciviltà che non conosce limiti di quota.
Il Bivacco Ferrario ricoperto di graffiti
Sulla cima della Grignetta, il bivacco Ferrario è stato pesantemente imbrattato. Le immagini diffuse sui social da chi per primo ha avuto l’onere di assistere allo sfregio, mostrano i pannelli d’alluminio della struttura a forma di igloo o astronave, coperti da graffiti: scritte in arabo e italiano, rivendicazioni politiche (“Free Palestine”, “Vota Potere al Popolo”), fino a slogan ostili ai frequentatori provenienti dal capoluogo di regione (“No Milanesi”).
Una ferita per gli amanti della montagna, per coloro che vivono le alte quote secondo un’etica senza tempo, che diventa una ferita ancora più dolorosa se si pensa che la struttura era stata restaurata interamente nel 2019, grazie al lavoro volontario del CAI Lecco e dei Ragni di Lecco. Tra i protagonisti di quel restauro c’era anche Mario Conti, guida alpina scomparsa tragicamente nel 2023 durante un’escursione nei boschi valtellinesi.
CAI Lecco: “Rabbia e dispiacere, ma la stella tornerà a brillare”
Il CAI Lecco ha reagito duramente all’accaduto, esprimendo sentimenti di forte contrasto ma anche una ferma determinazione nel non arrendersi al vandalismo: “In queste ore piene di rabbia e dispiacere non possiamo che raccontare la storia e il valore di questa stella che da 58 anni brilla sulla “nostra” Sentinella, la “nostra” Grignetta”. Un monito che non lascia spazio alla rassegnazione, perché “degrado e ignoranza si combattono e non si subiscono, la nostra stella argentata tornerà a brillare, così come ogni altra volta che qualcuno la sfregerà”.
Per ricordare l’origine profonda di questo luogo, il sodalizio ha ripescato dagli album di Riccardo Cassin la memoria storica del Ferrario, citando un prezioso documento d’archivio risalente al 1965: “A ricordare il noto alpinista Bruno Ferrario, scomparso in una sciagura sul ghiacciaio del Ventina assieme ad Arnaldo Tizzoni, la vedova Signora Giannina Ferrario ha voluto che il marito fosse ricordato sulla sua Grignetta. […] Nacque così l’idea di creare una piccola cappelletta che ricordasse l’alpinista scomparso ma che allo stesso tempo potesse servire quale modesto bivacco di fortuna”.
Per concretizzare il progetto, la Sezione di Milano del Club Alpino Italiano concesse il terreno in vetta alla Grigna Meridionale, cedendo poi la proprietà dell’igloo e la sua manutenzione al Gruppo Ragni di Lecco. La sua posa, tuttavia, fu una vera e propria odissea. Il primo tentativo di installazione tramite elicottero, nel settembre del 1967, fallì drammaticamente quando le forti raffiche di vento fecero precipitare la struttura nel canale sottostante. Ma la determinazione degli alpinisti lecchesi ebbe la meglio.
Il CAI Lecco e i Ragni decisero di non mollare, trasportando il bivacco pezzo per pezzo a spalla fino in cima per poi assemblarlo direttamente sul posto. Si dovette attendere l’anno successivo per la definitiva inaugurazione, celebrata il 4 novembre 1968.
A seguito del diffondersi della notizia dell’atto vandalico, non è mancata l’immediata mobilitazione da parte di numerosi volontari, che hanno già espresso la ferma volontà di salire in vetta quanto prima per ripulire la struttura e ridarle il dovuto decoro. La risposta del mondo della Montagna, con la M maiuscola, ancora una volta, si dimostra netta e pragmatica: l’ignoranza e il degrado non si affrontano con la rassegnazione, ma con la memoria e il lavoro sul campo. Un tentativo, ennesimo, di dare il corretto esempio, nella speranza di spargere nell’aria sottile un germe di educazione.








