Cronaca

Hervé Barmasse completa Endurance Italia: 20 vette, 5000 chilometri e nessun motore

In un mese l’alpinista valdostano ha salito la cima più alta di ogni Regione italiana, attraversando il Paese in bicicletta, a piedi e in barca a vela per collegare le isole alla terraferma. Un viaggio “by fair means” reso ancora più duro dal caldo eccezionale di giugno e dai temporali sulle Alpi.

Un mese senza un giorno di riposo, 20 montagne, una per ogni regione italiana, 4250 chilometri percorsi via terra, quasi 5000 considerando anche le miglia nautiche affrontate in barca a vela, e oltre 81000 metri di dislivello positivo. Sono i numeri di Endurance Italia, il progetto con cui Hervé Barmasse ha attraversato la Penisola esclusivamente con le proprie forze, muovendosi in bicicletta, a piedi e a vela, senza ricorrere a mezzi motorizzati.

Partito il 4 giugno da Cala Gonone, in Sardegna, con la salita a Punta La Marmora, Barmasse ha chiuso la traversata il 3 luglio sul Monte Coglians, in Friuli Venezia Giulia, ultima vetta regionale prima dell’arrivo a Trieste. In mezzo, un lungo viaggio attraverso le montagne italiane: l’Etna, il Gran Sasso, il Monte Vettore, la Cima del Redentore, il Monte Cimone, il Monte Prado e poi i grandi giganti delle Alpi, dal Monte Rosa al Monte Bianco, dal Pizzo Bernina all’Ortles, fino alla Marmolada.

L’idea, presentata alla partenza come una sorta di “triathlon montano” tra alpinismo, ciclismo e trail running, era semplice solo nella formulazione: salire le 20 cime più alte di ogni Regione e collegarle con una traversata continua, “by fair means”, cioè con mezzi leali. Per raggiungere e lasciare le isole, Sardegna e Sicilia, il progetto prevedeva anche la navigazione a vela, coerentemente con la scelta di non utilizzare motori.

Pedalare nel giugno più caldo mai registrato

A rendere ancora più impegnativa l’impresa è stata l’ondata di calore che ha investito l’Italia nella seconda metà di giugno. Le temperature molto elevate, segnalate anche dai bollettini della Protezione Civile e dai sistemi di monitoraggio del Ministero della Salute, hanno accompagnato buona parte del viaggio, soprattutto nei trasferimenti in bicicletta. SNPA e le Agenzie regionali per l’ambiente hanno descritto l’evento come una nuova intensa ondata di calore su Italia ed Europa, con anomalie termiche importanti, mentre Copernicus ha confermato che giugno 2026 è stato il giugno più caldo mai registrato per l’Europa occidentale.

“Di per sé, sulla carta, prima di partire, sapevo che il percorso era molto duro e che il mio fisico sarebbe andato incontro a una fatica mai sperimentata prima, ha raccontato Barmasse. “Poi, il caldo ha reso questo mio viaggio molto più difficile di come lo avevo immaginato. Ho ridotto i chilometri studiando percorsi alternativi, ma i metri di dislivello sono rimasti quasi gli stessi di quelli disegnati sulla carta. Soprattutto in bici le temperature erano insopportabili.

Il caldo non ha inciso solo sulla fatica fisica. In quota, le condizioni sono diventate rapidamente più delicate. “Il rigelo della neve era sopra quota 4500 metri e i temporali sono stati particolarmente insidiosi nel tratto alpino”, ha spiegato l’alpinista valdostano. Per salire alcune montagne prima dell’arrivo dei temporali, Barmasse ha dovuto modificare gli orari, muovendosi più velocemente e in momenti non consueti. Una strategia necessaria per gestire un ambiente instabile, soprattutto sulle grandi cime alpine.

Proprio sulle Alpi, però, le condizioni difficili hanno avuto anche un risvolto inatteso. “Mi hanno regalato la possibilità di essere solo su alcune delle più belle montagne delle Alpi come Monte Bianco, Punta Nordend, Pizzo Bernina e Ortles, che d’estate sono montagne particolarmente affollate”, ha raccontato.

Un viaggio condiviso

Endurance Italia non è stata soltanto una prova di resistenza. Fin dall’inizio Barmasse aveva voluto aprire il progetto alla partecipazione di chi, lungo il percorso, desiderava condividere con lui una tappa, un tratto di sentiero o semplicemente un momento di passaggio. E così è stato. In molte località l’alpinista ha trovato persone ad aspettarlo: appassionati, alpinisti, runner, soci del CAI, curiosi, amici incontrati lungo la strada.

“Arrivare in vetta a queste montagne e incontrare l’abbraccio di così tanta gente con striscioni, bandiere, dolci e a volte anche una birra, ha reso la mia fatica una gioia”, ha detto Barmasse. “Le persone che attendevano il mio arrivo quando pedalavo, prima del cambio scarpe per salire le montagne, con dei doni o un incoraggiamento, mi davano la forza di andare avanti anche quando il mio fisico, stanco, mi suggeriva di fermarmi. Ho ricevuto affetto e l’affetto l’ho trasformato in energia.

Il patrocinio del Club Alpino Italiano ha dato al progetto anche un valore culturale e divulgativo. Non soltanto prestazione, dunque, ma racconto del Paese attraverso le sue montagne: dalle cime della Sardegna e della Sicilia agli Appennini, dalle faggete del Centro Italia ai ghiacciai alpini, attraversando ambienti, comunità e tradizioni molto diverse tra loro.

“Con Endurance Italia ho unito le montagne del nostro Paese in un unico grande viaggio”, ha spiegato Barmasse. “È stata un’esperienza ancora più intensa di quanto avessi immaginato: la continuità del percorso mi ha permesso di attraversare l’Italia nella sua straordinaria varietà, scoprendo, giorno dopo giorno, una natura sorprendente e una ricchezza di paesaggi che spesso diamo per scontata.

Il messaggio finale va oltre i chilometri e il dislivello. Endurance Italia racconta un modo di intendere l’avventura vicino a casa, senza necessariamente cercare terre remote o montagne sconosciute. Un viaggio in cui l’alpinismo diventa strumento per leggere il territorio, misurarsi con i propri limiti e creare relazioni.

“Ancora una volta ho avuto la conferma che lo sport e la montagna sono un mezzo per entrare in relazione con i luoghi e con le persone”, ha concluso Barmasse. “Un linguaggio universale capace di far conoscere territori, culture, tradizioni e storie, lasciando che sia il viaggio stesso a creare gli incontri più veri”.

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