Meridiani Montagne

Meridiani Montagne ora in edicola con il numero speciale dedicato alla Val Bernina

Meridiani Montagne ritorna sul Bernina con il numero 141. Dalla cresta ghiacciata del Piz Palù ai paesaggi che hanno affascinato Giovanni Segantini.

Meridiani Montagne ritorna sul Bernina. Questa volta però punta lo sguardo sulla montagna più scenografica del Gruppo, il Piz Palù, una lunga cresta di ghiaccio sul filo dei 3900 metri, scandita da tre speroni rocciosi: inconfondibile per la forma e la bellezza. Questa cima negli anni Venti dello scorso secolo fu teatro di un famosissimo film di alpinismo con Leni Riefenstahl, La tragedia del Piz Palù, e ancora oggi, nonostante la facilità dei suoi itinerari e la sua popolarità tra escursionisti e alpinisti, è ancora ammantata da un alone di mistero e rispetto.

Nel nostro reportage di apertura partiamo dalla bassa valle, da Tirano, per seguire i binari del celebre trenino del Bernina fino all’omonimo passo, e poi in discesa verso Pontresina. Sul percorso, facciamo tappa in Val Roseg e in Val Morteratsch, paradisi escursionistici dove scopriremo la natura d’alta quota e il mondo dei ghiacciai, saliamo al Piz Languard per conquistare uno dei più spettacolari panorami delle Alpi, e andiamo infine in pellegrinaggio alla capanna Segantini, a oltre 2700 metri, dove il famoso pittore divisionista morì nel 1899 dipingendo le sue montagne. Anche Giovanni Segantini aveva davanti a sé lo spettacolo del Bernina e dei Palù: un panorama che aveva scelto per la limpidezza della luce e per il senso d’ineffabile infinito che la forma di quelle cime gli ispirava.

La cover del numero 141

Un polo nord da immaginare

Una distesa di candidi eriofori punteggia i bordi della torbiera allagata, sopra il verde intenso della prateria si gonfiano le seraccate, mentre le creste di roccia striata di neve ritagliano il celeste del cielo alpino. Potrebbe sembrare un Segantini, invece è un dipinto – forse il suo paesaggio migliore – di Filippo Carcano, che trionfò nel 1897 alla III Triennale di Milano. Si intitola Il ghiacciaio del Cambrena, e oltre al suo valore artistico, offre una visione di come si presentavano alla fine del XIX secolo i ghiacciai dell’Engadina. Ma per aver ricordi di tanta ricchezza glaciale non è necessario andare così indietro nel tempo: io per esempio conservo la bellissima immagine del Naso del Cambrena di metà anni Ottanta, ben più ripido e consistente dell’esigua lingua che si vede oggi.
Avevamo fatto la via di ghiaccio, la traversata al Piz d’Arlas e ancora i Palù, i Bellavista, il Bernina: dopo tre giorni di cavalcate, durante la discesa a valle, i nostri occhi accoglievano il rientro nel bosco come un’oasi di verde riposante. Perché, allora, il Gruppo del Bernina era una sorta di calotta polare e non ci saremmo stupiti di veder emergere una foca artica da un crepaccio.

Oggi sta cambiando tutto troppo rapidamente, come ci spiega il nostro Luigi Bignami a pag. 86. Il ghiacciaio del Morterasch ha perso tre chilometri di lunghezza dal 1860, di cui due solo dal 1990, a causa del global warming che qualcuno ancora si ostina a negare. Ci restano dunque solo i quadri o i ricordi di gioventù? Certo che no, la bellezza delle Alpi non è perduta e ci basta una passeggiata alla Chamanna Coaz o alla Tschierva per ritrovare tutta la potenza di quel mondo glaciale. Certo, dovremo camminare di più, magari programmare le nostre ascensioni in mesi che un tempo erano riservati solo allo scialpinismo, ma alla fine i ghiacciai ci accoglieranno con la loro magia, come hanno fatto con il Carcano e con i viaggiatori dell’alta quota prima di noi. Godiamone, finché siamo in tempo.

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