Cronaca

Lupi a Civitella Alfedena: la tragica fine dei quattro cuccioli

I quattro figli della lupa Chiara sono deceduti: identificata una vulnerabilità strutturale della recinzione. Il PNALM risponde ai rumors social: "Vicenda dolorosa, ma rifiutiamo i processi sommari".

“Quattro nuove vite” all’interno dell’area faunistica di Civitella Alfedena. Si apriva così la nota, diffusa agli inizi del mese di giugno, con cui il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) annunciava la nascita dei cuccioli della lupa Chiara. Un evento gioioso ma accompagnato da fragilità e incertezze di evoluzione, trasformatosi in poche settimane in un dramma silenzioso.

I quattro cuccioli erano stati inseriti insieme alla madre in uno spazio apposito, al fine di garantire tranquillità e sicurezza in una fase delicata. Nel corso delle settimane la famigliola è stata monitorata in modo non invasivo. Qualcosa, però, è andato storto. Nei giorni scorsi hanno iniziato a circolare rumors sulla morte dei piccoli.

A seguito di tali indiscrezioni, l’Ente Parco è intervenuto con una nota ufficiale per fare chiarezza su una vicenda definita “dolorosa, che ha colpito profondamente noi, le persone che seguono quotidianamente la gestione degli animali e tutti coloro che conoscono e amano i lupi”.

Cuccioli “in fuga” da una falla della recinzione

Il Parco ha spiegato che la necessità di ridurre al minimo il disturbo ha imposto un monitoraggio a distanza della lupa Chiara e dei suoi cuccioli, scelta che “non ha sempre consentito di verificare con continuità il numero esatto dei piccoli, che tendevano a nascondersi nelle zone più riparate”. Questa cautela ha ritardato la scoperta della tragedia.

“Abbiamo avuto bisogno di tempo per eseguire le verifiche possibili, perché anche in passato, talvolta, cucciolate che sembravano scomparse sono poi state ritrovate ben nascoste in uno dei tanti angoli riparati che l’area faunistica offre al branco”, ha tenuto a chiarire il Parco, motivando i giorni di silenzio attorno alla vicenda, aggiungendo che “chi conosce la storia dell’area faunistica di Civitella Alfedena sa che nel corso di circa cinquant’anni, più volte si sono verificati episodi analoghi, con nascite e con cuccioli che non sempre sono sopravvissuti.”

Una premessa necessaria a chiarire che la gestione di animali selvatici in cattività si accompagna a dinamiche complesse e “non sempre prevedibili”

Secondo le ricostruzioni, 3 cuccioli sarebbero riusciti a raggiungere l’area più ampia della struttura, entrando in contatto con esemplari adulti. Il passaggio è avvenuto attraverso “un punto della recinzione interna che, pur non avendo mai evidenziato criticità nella gestione degli adulti, si è rivelato vulnerabile rispetto alle dimensioni e al comportamento dei cuccioli”.

Una fatalità di cui l’Ente si è detto profondamente dispiaciuto, ammettendo che quanto accaduto “impone di intervenire su quegli aspetti della struttura e della gestione interna che richiedono un adeguamento”.

La fine dell’ultimo cucciolo

La sorte dell’ultimo cucciolo è legata invece alle imprevedibili e dure dinamiche etologiche della specie. Completato lo svezzamento, l’animale non poteva restare isolato e si è tentato l’inserimento nel branco, consci che “l’esito non fosse completamente prevedibile”, a causa del possibile innescarsi di “dinamiche aggressive legate alla gerarchia”.  Purtroppo, il piccolo non è stato accettato dal branco.

Il Parco si è detto consapevole dello sconcerto sollevato dal diffondersi della notizia sul web, da cui la scelta di prendere del tempo per realizzare una ricostruzione attenta dell’evento e fornire al pubblico i dettagli necessari per una corretta contestualizzazione. “Pretendere che vicende complesse vengano chiarite nei tempi e nei modi imposti dalla pressione dei social non è funzionale a comprendere l’accaduto”, accusa il Parco, con riferimento ai processi sommari nati sui social.

Questo periodo di silenzio e di attenta analisi è servito anche ai tecnici per fare luce su criticità presenti nell’area faunistica, su cui l’amministrazione annuncia interventi di manutenzione, allo scopo di garantire sicurezza e cura della fauna ospitata.

L’Ente ha concluso rivendicando la trasparenza della propria condotta: “Raccontare questa vicenda significa assumersi la responsabilità e portarne il peso, senza usare questa vicenda per alimentare narrazioni ingannevoli”.

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