Janja Garnbret, la regina dell’arrampicata: “Dopo Bibliographie sogno il 9c”
Dopo aver firmato la salita di Bibliographie, uno dei 9b+ più difficili al mondo, e aver conquistato la 50ª vittoria in Coppa del Mondo, la due volte campionessa olimpica racconta a Montagna.tv cosa le ha insegnato questa sfida e perché il prossimo sogno si chiama 9c.
Janja Garnbret è più di una campionessa: è la donna che sta rivoluzionando l’arrampicata mondiale. La fuoriclasse slovena, 27 anni, ha già scritto il suo nome nella storia: dopo aver conquistato a Tokyo 2020 il primo oro olimpico della disciplina, a Parigi 2024 ha concesso il bis, dominando la finale della combinata Boulder e Lead.
Eppure, la sua fame di successi non si ferma mai. Pochi giorni dopo questa nostra chiacchierata, Garnbret ha timbrato l’ennesimo straordinario record della sua carriera, conquistando a Innsbruck la sua 50esima vittoria in Coppa del Mondo: un risultato senza precedenti nella storia di questo sport, sia al maschile che al femminile.
Già questi numeri basterebbero per spiegare una carriera incredibile, ma l’altra metà della storia si scrive sulla roccia. Appena prima di dominare nuovamente in indoor, Garnbret ha scosso il mondo dell’arrampicata outdoor completando Bibliographie a Céüse, uno dei 9b+ più duri al mondo. Un progetto durato due anni, che l’ha costretta a fare i conti con l’impazienza, una nuova progettualità e una dimensione mentale completamente diversa da quella dei weekend di gara.
Due traguardi che posizionano sempre di più Janja Garnbret nella leggenda dell’arrampicata.
Sei reduce dalla scalata di Bibliographie. Come è stato, a livello mentale, gestire un progetto spalmato su ben cinque viaggi e che è durato due anni?
Ho iniziato a provare Bibliographie nel 2024. Ho fatto il primo viaggio due settimane dopo le Olimpiadi e poi quello successivo nello stesso anno, a un mese di distanza. Pensavo che lo avrei fatto più velocemente perché ho fatto i singoli movimenti super velocemente, ho fatto il primo passaggio chiave al primo tentativo e né movimenti né la via stessa sono mai stati il problema. Non avevo mai avuto un progetto così duro e così lungo prima. È stata un’esperienza totalmente diversa perché sono cresciuta come un’atleta da competizioni. Ma a me piace la varietà dell’arrampicata e mi piace fare sempre cose nuove perché sono quel tipo di persona che ha bisogno di stimoli. Ho avuto progetti di una settimana o dieci giorni, ma nulla di questo tipo. Mentalmente è stato davvero difficile e stancante perché mi sono ritrovata a fare le stesse cose ogni giorno. Sono un po’ impaziente, quindi voglio tutto e subito, ma Bibliographie mi ha insegnato che c’è qualcosa di bello anche nel percorso e questo mi ha permesso di godermi il viaggio e non solo l’obiettivo finale. Ho imparato molto anche su me stessa e sento che sarò in grado di usare questi insegnamenti per i prossimi progetti, allenamenti e competizioni.
Hai detto che questa via ha acceso un fuoco dentro di te e che questo è solo l’inizio. Dobbiamo aspettarci di vederti tentare un 9c in futuro? Hai già dei progetti in mente?
Sento di avere imparato molto sull’arrampicata su roccia e su come comportarmi quando sono lì. Le competizioni sono come la mia casa, so sempre come fare, mentre l’arrampicata outdoor è qualcosa di completamente diverso. Credo che con Bibliographie ho aperto le porte a tutto il resto. Per il futuro sicuramente ho in mente di arrivare al 9c, ma non ho ancora qualcosa di preciso in mente. Ci sono molti percorsi che mi ispirano, quindi voglio salire e provare anche alcune pareti più facili perché poi mi aiuteranno nei progetti più difficili. I prossimi due anni saranno molto intensi con le qualifiche olimpiche e Los Angeles 2028, ma sicuramente voglio continuare a scalare su roccia.
Ci sono dei luoghi in cui prediligi arrampicare rispetto ad altri?
Bella domanda! Devo dire che mi diverto davvero molto a Céüse. Non per il trekking, ma l’arrampicata è sicuramente fantastica lì. Mi piace anche la Spagna e la Svizzera. Non riesco ancora a decidere dove andrò prossimamente perché amo così tanti posti e voglio arrampicare in così tante pareti che è una scelta difficile!
Sei una grande campionessa e un modello per tante ragazze che oggi sognano di arrampicare come te e di superare nuovi limiti. Come ti fa sentire questo ruolo?
Questa è una cosa fantastica. Dieci anni fa avevo i miei modelli e le persone che ammiravo e adesso mi ritrovo io in quella posizione! Voglio davvero essere un buon modello per gli altri e dimostrare che se sogni in grande, lavori duro e ti diverti, qualunque cosa è possibile. Spero di essere per queste ragazze un punto di riferimento a 360 gradi.
La roccia non fa distinzioni di genere. Pensi che nell’arrampicata di oggi il divario tra uomini e donne sia inferiore rispetto ad altri sport?
Sì, sicuramente. Penso che l’arrampicata sia uno sport speciale e che ora, in particolare, il gap tra uomini e donne è davvero ridotto. Non è uno sport solo fisico: tutto dipende dallo stile, da quanto sei tecnico nella salita. Se non è una questione di altezza, le donne sono capaci di salire le stesse pareti degli uomini e questo è davvero emozionante. Viviamo un momento interessante da questo punto di vista perché ora molte donne non hanno più paura di provare e affrontare salite difficili. E spero che in futuro ce ne saranno sempre di più.
Come bilanci la fame di record in Coppa del Mondo con questa nuova spinta verso la roccia estrema?
In realtà non è così facile, perché la salita outdoor e le competizioni sono sport totalmente diversi. Prima potevi anche dedicarti alla roccia, poi allenarti un po’, tornare alle gare ed essere comunque competitiva. Adesso, invece, se vuoi ottenere buoni risultati, devi allenarti tanto in indoor, soprattutto nel boulder che richiede molti salti e coordinazione. Fare entrambe le cose è sfidante, ma penso che con un buon programma e con la giusta quantità di allenamenti, è possibile combinare le due cose. Quest’anno ho proprio sentito che era l’anno buono per allontanarmi un po’ dalle gare e per concentrarmi sulla roccia, per rompere la solita routine di allenamenti e competizioni. Questo è l’unico anno prima delle qualificazioni olimpiche: nei prossimi due anni avrò bisogno di grande concentrazione e quindi farò sicuramente meno scalate outdoor. Per questo mi sono dedicata così tanto a Bibliographie, era il momento giusto per chiuderla.
Hai ripreso a gareggiare in Coppa del Mondo. Sarai anche agli Europei quest’estate?
No, salterò gli Europei. Ho riservato l’estate per Céüse, ma ora che sono riuscita a chiudere Bibliographie mi sento come se avessi liberato il mio cervello! Prima ci pensavo dalla mattina quando mi svegliavo alla sera quando mi addormentavo. Ora, invece, ho l’intera estate davanti a me, quindi o tornerò a Céüse oppure troverò qualche altra falesia che sia adatta per questa stagione.















