Il giovane falco ha spiccato il volo: riaperta la falesia di Andonno
Riaperto il settore centrale della falesia dopo l'involo del giovane falco pellegrino nato in parete: un successo per la biodiversità cui ha contribuito la comunità dei climber.

In Valle Gesso è avvenuto di recente un evento speciale: la coppia di falco pellegrino (Falco peregrinus) che aveva scelto la celebre falesia di Andonno come sito di nidificazione – a protezione della quale, la scorsa primavera, è stato imposto un divieto di arrampicata – ha cresciuto con successo il piccolo dell’anno. Il giovane rapace ha raggiunto la fase dell’involo, il delicato momento in cui i falchetti abbandonano il nido per cimentarsi nel loro primo volo.
Questo traguardo, di grande valore scientifico per la tutela della biodiversità alpina, assume un significato ancora più profondo grazie alla collaborazione dimostrata dal mondo dell’arrampicata. L’Ente Aree Protette Alpi Marittime (APAM) ha voluto sottolineare con forza come questo successo sia il frutto di una “sinergia tra istituzioni, sportivi e comunità locale”.
La sinergia di Andonno: quando la scalata rispetta la natura
La falesia di Andonno ricade all’interno di una Zona Speciale di Conservazione (ZSC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS) della Rete Natura 2000. Proprio per garantire la necessaria tranquillità ai rapaci durante il periodo riproduttivo (che va da febbraio a fine giugno), era stata disposta la chiusura temporanea del settore centrale, vietando l’arrampicata sulle vie da “Ciucco di mosto” a “La Rampogna, inclusa “G.T.A. (Grande Traversata di Andonno, e proibendo ogni forma di disturbo o osservazione ravvicinata.
Il monitoraggio scientifico, condotto dal Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino ha guidato le decisioni tecniche attraverso una serie di sopralluoghi realizzati dal ricercatore Fabio Marcolin.
Per maggiore sicurezza, l’ente APAM ha preferito attendere non solo il completamento dell’involo ma anche della fase ad esso successiva, durante il quale il nido viene utilizzato dai giovani rapaci come posatoio. Accertato che attualmente non sussistano più criticità per falco, il settore interdetto è da considerarsi totalmente riaperto all’arrampicata.
“I climber si sono dimostrati sensibili e collaborativi”, il commento soddisfatto dell’Ente, che ha tenuto a evidenziare quanto tale risultato fosse certo fin dall’avvio del divieto, “ben sapendo che gli scalatori sono per definizione autentici amanti della natura, dell’ambiente e dei suoi delicati equilibri”. Una importante testimonianza della possibile compatibilità e convivenza tra sport e biodiversità.
Indipendentemente da eventuali divieti in essere – introdotti per ragioni di cautela particolare, come nelle fasi di nidificazione – l’Ente APAM invita i climber ad adottare “accorgimenti per scalare con il minimo impatto sulla biodiversità, dentro e fuori dalle aree protette”.
Cosa si intende scalare rispettando la biodiversità? Andiamo a scoprirlo insieme.
Climbers VS biodiversità: le buone pratiche in parete
Il suggerimento fornito dall’Ente APAM ai climber è di adottare in parete uno stile di arrampicata consapevole, fatto di piccole azioni, molte delle quali valide come buona norma anche al di fuori delle aree protette.
Si parte da una corretta pianificazione a casa, fase in cui è bene verificare l’agibilità di vie e settori per evitare zone soggette a divieti di tutela. Anche l’aspetto burocratico e logistico è nodale: l’apertura di nuovi itinerari o la messa in sicurezza di vie preesistenti richiede sempre autorizzazioni formali per non incorrere in severe sanzioni pecuniarie.
Sul campo, poi, la tutela passa per quei gesti quotidiani cui spesso si dà poco peso ma che fanno la differenza per la natura, come evitare di parcheggiare l’auto sui prati o non imboccare scorciatoie durante l’avvicinamento, scongiurando così l’erosione dei versanti.
Il rispetto della biodiversità si gioca anche direttamente sulla roccia. I climber sono invitati a pulire solo le prese necessarie utilizzando spazzole a setole morbide, preservando intatta la micro-vegetazione composta da muschi e licheni. È altrettanto fondamentale limitare l’uso della magnesite, avendo cura di spazzolare via “tick marks” e magnesite in eccesso.
Infine, l’attenzione alla fauna deve rimanere sempre alta: se si individua un nido in cui sia evidente la presenza di “abitanti”, è cruciale allontanarsi con discrezione e segnalarlo all’ente di riferimento, così come sono da evitare rumori molesti. Regola d’oro valida in falesia ma, in generale, in ogni uscita outdoor: riportare sempre a valle i propri rifiuti.
Una manciata di regole “per non fare danni e contribuire a mantenere belli, vivi e in salute i luoghi i climber amano scalare”.



