Ai Poli fa sempre più caldo, e non c’entra l’estate
Le immagini satellitari del programma europeo Copernicus mostrano le condizioni di sofferenza del ghiaccio marino, in Artico come in Antartide. Due emisferi, lo stesso allarme: la crisi climatica non conosce stagioni.
In Europa l’estate è entrata nel vivo con un’ondata di calore che, secondo le attuali previsioni, potrebbe persistere fino alla fine del mese. Un fenomeno che sta portando le temperature massime a raggiungere e superare i 40 gradi in molte città, e lo zero termico a schizzare oltre quota 4.000 metri. Lo testimoniano i dati di Capanna Margherita (consultabili in presa diretta sul portale Meteo3R), dove si stanno registrando temperature sopra lo zero fin dalle prime ore del mattino.
Eppure, nonostante l’evidente aumento in frequenza e intensità di simili scenari, c’è chi persevera nel negare la crisi climatica in corso, liquidando il problema con un classico “in estate ha sempre fatto caldo”. Per smontare questa narrazione, basta superare i confini di casa nostra e osservare, attraverso gli occhi dei satelliti del programma europeo Copernicus, cosa sta accadendo agli estremi del Pianeta: nell’Artico, dove l’estate non dovrebbe essere sinonimo di caldo, e in Antartide, dove attualmente è inverno.
Artico: una primavera del tutto inedita
Secondo i dati forniti dal recente bollettino emesso dal Copernicus Climate Change Service, l’estensione media del ghiaccio marino nell’Artico si è classificata come la quarta più bassa mai registrata per il mese di maggio, con una situazione particolarmente critica attorno alle isole Svalbard. Le immagini raccolte dal satellite Sentinel-3 mostrano una scarsa superficie di ghiaccio residuo attorno all’arcipelago e piume turchesi lungo le coste, segno del trasporto di sedimenti nei fiordi causato dal precoce deflusso delle acque di fusione.
Non si tratta di una normale transizione estiva, ma dell’effetto di una primavera anomala. Il team del progetto europeo LIQUIDICE, coordinato dall’Istituto di Scienze Polari del Cnr (Cnr-Isp), ha documentato un’eccezionale anomalia termica ad aprile, con temperature fino a 12 gradi sopra la media. In un periodo in cui la colonnina di mercurio oscilla solitamente tra i -10 e i -15 °C, quest’anno la temperatura è rimasta al di sopra lo zero per quasi due settimane, accompagnata da ben 18 giorni di piogge intermittenti.
Antartide: c’era una volta l’inverno
Ma è ribaltando la prospettiva e viaggiando in Antartide – dove al momento è pieno inverno – che lo scenario si fa ancora più allarmante. Nella stagione in cui il ghiaccio marino dovrebbe affrontare una fase di espansione e stabilizzazione, i dati forniti dal programma Copernicus evidenziano uno scostamento evidente dalla “normalità”.
In un’immagine condivisa come “image of the day” lo scorso 19 giugno, vengono mostrati estensione e spessore del ghiaccio marino attorno al continente in data 10 giugno 2026. L’aggiunta di una linea rossa, che segna il limite mediano del ghiaccio nel trentennio 1981-2010 (ovvero l’estensione che ci si aspetterebbe in media in questo periodo), consente di percepire a colpo d’occhio l’anomalia attuale.
La deviazione da questa linea di riferimento appare particolarmente evidente in corrispondenza del Mare di Bellingshausen, lungo la costa occidentale, dove l’estensione del ghiaccio è visibilmente ridotta, con un deficit stimato di circa 650.000 km² (un’area grande quanto la Francia).
Spostando lo sguardo dal mare alla terraferma, la situazione non appare migliore. Il Servizio Meteorologico Nazionale argentino ha registrato anomalie termiche estreme: lo scorso 6 giugno la base di ricerca Esperanza sulla Penisola Trinity ha rilevato una massima storica invernale senza precedenti di 15,4 °C (ben 20 gradi sopra la media stagionale di -6,2 °C), superando il precedente record del 1998. Picchi “record” sono stati toccati anche presso le basi scientifiche di Marambio (11,8 °C) e San Martin (9,4 °C). A conferma del fatto che non si sia trattato di singole giornate anomale, ma di un trend preoccupante, la base Esperanza ha registrato temperature costantemente sopra lo zero ogni giorno per tre settimane consecutive.
Come evidenziato dagli scienziati del British Antarctic Survey (BAS), negli ultimi anni l’Antartide sta sperimentando eventi di caldo anomalo sempre più estremi, spesso innescati da “fiumi atmosferici” di aria calda provenienti dalle regioni equatoriali. Queste anomalie climatiche promuovono la fusione superficiale della calotta e delle piattaforme di ghiaccio galleggianti e l’alterazione delle precipitazioni, che si traducono in piogge in pieno inverno.
“Tali cambiamenti hanno ripercussioni sugli ecosistemi marini – chiariscono gli esperti – modificando la tempistica e la natura delle fioriture algali che sostengono le reti trofiche, e interrompendo i cicli riproduttivi di zooplancton, uccelli marini e mammiferi marini. Il rischio maggiore è che questi eventi estremi possano innescare cambiamenti persistenti e irreversibili in un sistema già sotto forte stress”.
Come sintetizzato egregiamente dall’Antarctic and Southern Ocean coalition, unione internazionale di organizzazioni impegnate nella difesa ambientale dell’estremo Sud del Pianeta, “l’Antartide non sta più aspettando l’estate per fondere”.








