
Sul Monte Due Mani (1.666 m) nelle Prealpi Lombarde, lo storico igloo del Bivacco Locatelli-Milani-Scaioli è tornato a riflettere i raggi del sole. Il 24 maggio scorso, in una giornata di cielo sereno e clima quasi estivo, il CAI Ballabio, proprietario della struttura e promotore del suo rinnovamento, ha invitato “soci, amici e appassionati di montagna” a partecipare all’inagurazione del bivacco restaurato, per meglio dire del ritorno del bivacco in quella che per oltre 40 anni ha rappresentato la sua sede. La cerimonia, culminata con la celebrazione della messa e la benedizione, segna il capitolo finale di un progetto durato oltre un anno.
La ferita dei vandalismi e la scelta dello smantellamento
Il ritorno dell’inconfondibile cupola metallica sul Due Mani rappresenta una vera e propria rinascita, un nuovo capitolo per il Locatelli, che si spera abbia conclusione differente da quanto avvenuto nel precedente. Nell’autunno del 2023, la sottosezione del CAI di Ballabio era stata infatti costretta a prendere la dolorosa decisione di chiudere al pubblico il bivacco.
La struttura in vetroresina era stata ripetutamente bersagliata da atti vandalici e trasformata da alcuni frequentatori in teatro di “festini privati”, a seguito dei quali veniva lasciata in condizioni indecorose e con la porta aperta, permettendo persino l’ingresso delle capre al pascolo. La situazione era precipitata ulteriormente a ottobre dello stesso anno, quando l’igloo e i cartelli dei sentieri erano stati imbrattati con scritte e invettive contro il divieto di accesso.
Di fronte a tale degrado, l’ipotesi di uno smantellamento definitivo era diventata concreta. Dalle parole si è passati ai fatti il 26 aprile 2025 quando, grazie all’opera dei volontari, il bivacco è stato smontato e trasportato a valle in elicottero per un restauro completo.
“Ci abbiamo sempre creduto e abbiamo deciso di puntare nuovamente sulla sua installazione in vetta”, è quanto dichiarato dal presidente del CAI Ballabio, Lorenzo Crimella, a Lecco Notizie, ringraziando i soci per il traguardo raggiunto ed evidenziando che la sotto-sezione abbia scelto di “conservare la struttura originale perché ormai era diventata un’icona del Due Mani. Io la vedo come una piccola perla incastonata su questa cima“.
Il restauro, avvenuto con il supporto del CAI Lecco – cui ha fatto seguito il riposizionamento della struttura mediante elicottero lo scorso 30 aprile – ha consentito di migliorare la sicurezza e la funzionalità dell’igloo, che rappresenta un riferimento sulla montagna lecchese dal lontano 1982.
La storia di questa inconfondibile costruzione in vetroresina – dedicata alla memoria di tre giovani alpinisti scomparsi nel 1980 sulla Cresta Segantini in Grignetta: Enrico Scaioli, Marco Locatelli e Plinio Milan – affonda le radici nella primavera del 1982. Sotto la presidenza di Rinaldo Tagliaferri, furono iniziati in quel periodo i lavori per la sua realizzazione. Il basamento venne gettato da Cesare Goretti, mentre la struttura prefabbricata in PVC ignifugo fu trasportata prima ai Piani Resinelli e successivamente in vetta con l’elicottero. L’inaugurazione della struttura originaria – che presentava allora come oggi un diametro alla base di circa 4 metri e un’altezza di circa 3,5 m e caratteristiche finestre a oblò – si tenne il 26 settembre 1982.
Un appello formale al rispetto e al senso civico
L’entusiasmo per il ripristino si scontra purtroppo con i primi segnali di inciviltà: come evidenziatoci con rammarico dal presidente del CAI Ballabio, già nei giorni immediatamente precedenti al taglio del nastro, sulla superficie esterna appena rinnovata sono comparsi i primi adesivi. A questo proposito, la presidenza formula un richiamo formale alla cittadinanza e a tutti i frequentatori della montagna.
Si ricorda che che il bivacco, pur assolvendo a un’importante funzione pubblica di riparo e ristoro in quota, è a tutti gli effetti una proprietà privata appartenente alla sottosezione del CAI Ballabio. Di conseguenza, l’affissione di adesivi, scritte o qualsiasi altra alterazione della struttura è tassativamente vietata senza l’esplicito consenso del sodalizio proprietario.
La tutela dell’igloo è una fondamentale questione di civiltà e rispetto: rispetto verso la memoria dei tre giovani alpinisti a cui è dedicato, rispetto verso il faticoso lavoro prestato dai volontari e, infine, verso tutti gli escursionisti che hanno il pieno diritto di fruire del bivacco nella sua originaria integrità e bellezza.