Il Cammino dei 3 Villaggi: l’arte di camminare non si misura in chilometri
Nel racconto di Damiano Fabbri, la storia di un itinerario di soli 20 km attraverso la Tuscia nascosta che sta rendendo grandi i piccoli paesi.
In Italia c’è un cammino anticonformista, così piccolo che sembra quasi strano definirlo tale. Eppure, l’arte del camminare non conosce regole dimensionali. Un cammino nasce prima di tutto per scoprire: se stessi, gli altri e il territorio circostante. Il Cammino dei 3 Villaggi, nel cuore della Tuscia viterbese, sta dimostrando di rispondere perfettamente a questa funzione.
In soli cinque anni dal suo avvio, questo itinerario ad anello di appena 20 km – che collega i borghi di Villa San Giovanni in Tuscia, Barbarano Romano e Blera – è arrivato a sfiorare i 18.000 accessi certificati. Un successo straordinario che sta accendendo i riflettori su una zona d’Italia rimasta a lungo adombrata da circuiti turistici limitrofi e ben più noti.
Ma i numeri dicono solo una parte della verità. Questo cammino sta letteralmente guidando la rinascita di un territorio: lo dimostrano le oltre 35 strutture ricettive pronte ad accogliere i camminatori, le seconde case che riaprono le porte, la seconda vita di bar e alimentari storici, e soprattutto i giovani che scelgono di restare per collaborare con l’associazione a cui va il merito di aver trasformato un sogno in realtà, la Freedom Aps.
Abbiamo fatto una chiacchierata con Damiano Fabbri, che di questa bellissima avventura corale ha acceso la scintilla iniziale, per farci raccontare la storia del cammino più piccolo d’Italia. Un itinerario che, dalla Tuscia nascosta, ha saputo farsi conoscere e apprezzare su scala nazionale.
Damiano, ci racconti quando e com’è nata l’idea del Cammino dei 3 Villaggi?
Il Cammino dei 3 Villaggi è stato inaugurato nel 2021, ma in realtà è nato sei o sette anni fa. Prima dell’evento ufficiale di apertura c’è stata una lunga fase in cui lo abbiamo semplicemente sognato. Ideare e realizzare un cammino è un processo particolare: si parte immaginando un’esperienza legata all’arte del camminare. Io e le altre persone che hanno contribuito a questa creazione ci siamo quasi “alzati” al di sopra del territorio, per capire dall’alto cosa potesse darci quel paesaggio che avevamo imparato a conoscere dal basso, percorrendolo fin dalla gioventù. Una creazione che nasce, paradossalmente, anche dal dimenticare e dal ritrovare.
C’è stato un evento in particolare che ha dato il via a questo processo creativo?
Personalmente identifico un momento chiave nel mio ritorno a Villa San Giovanni in Tuscia, dopo aver percorso in solitaria il Cammino dei Briganti (itinerario di circa 100 km che si sviluppa tra Abruzzo e Lazio, ndr). A seguito di quell’esperienza la mia passione per i cammini è esplosa e l’ho trasmessa ai ragazzi che oggi sono membri, insieme al sottoscritto, dell’associazione Freedom Aps. Il Cammino è nato come un lavoro corale, condiviso con Tiziano Fabbri, Pasquale Abate, Paolo Stefani, Andrea Pennacchi, Valerio Gabrielli, Bianca Rizzo, Elisabetta di Marco, Serena Caprari, Marco Coletta e Marialaura Gasbarri: ciascuno di noi è stato fondamentale per la sua nascita. Siamo partiti pensando di realizzare qualcosa di simile al Cammino dei Briganti nella nostra zona. Simile ma differente, nel senso che l’idea ruotava intorno a un itinerario non di 110 km, ma a un collegamento molto più breve tra tre paesi: Villa San Giovanni in Tuscia, Barbarano Romano e Blera.
Dallo spunto iniziale al progetto concreto: come si è sviluppato il lavoro?
In prima battuta, abbiamo iniziato a cercare i percorsi storici che collegavano i tre paesi e abbiamo dialogato con le istituzioni – la sezione di Viterbo del CAI, il Parco Marturanum e i Comuni interessati – e con altre realtà locali come Sentieri per Blera, che si occupa di manutenzione e pulizia dell’ambiente. Inizialmente c’è stato un grande lavoro a tavolino finalizzato a capire il paesaggio: abbiamo preso in mano le mappe e siamo andati negli archivi per cercare le vie storiche. È stato un processo che ha fatto riaffiorare una memoria dimenticata. I percorsi su cui si sviluppa il Cammino erano in larga parte già tracciati dal CAI, come nel Parco Marturanum, o comunque sentieri naturalistici storici già utilizzati dai turisti, come il sentiero del canyon del Biedano o il Fosso del Neme. Una volta identificati i percorsi, ci siamo chiesti come far vivere questo itinerario, come presentarlo: evento singolo o cammino aperto tutto l’anno? Abbiamo scelto la seconda opzione, garantendo tutte le caratteristiche proprie dei cammini classici, come le credenziali, i timbri di attestazione di passaggio e un attestato finale. Un cammino tradizionale, potremmo dire, ma con una peculiarità: è lungo solo 20 km.
Un cammino di 20 km sembra quasi un paradosso. Avete avuto paura di non essere presi sul serio, essendo così “piccoli” nel vasto mondo dei cammini?
Inizialmente abbiamo pensato che avrebbe fatto fatica a emergere, e lo stesso termine “cammino” sembrava stonare un po’. Però abbiamo deciso di provarci. Nel 2021, subito dopo la pandemia, siamo partiti con 100 credenziali organizzando un evento di avvio senza grandi aspettative, pensando semplicemente: “Poi vediamo”. Ci tengo a sottolineare che all’idea del cammino in sé abbiamo associato fin da subito una serie di iniziative di pulizia (come i Clean Day), tutela e monitoraggio del territorio. Questo perché il sentiero non è semplicemente una via da percorrere, ma un itinerario che si inserisce in un paesaggio che andrebbe osservato sempre con la massima attenzione e rispetto. Come associazione siamo impegnati nel promuovere un approccio responsabile, un camminare che rispetti e tuteli l’ecosistema.
Promuovete anche attività educative?
Sì, collaboriamo con le scuole strutturando dei percorsi lungo il Cammino studiati proprio per gli alunni: piccoli tratti per le scuole primarie e percorsi più lunghi, dai 15 ai 20 km, per le secondarie. Il Cammino dei 3 Villaggi nasce come un percorso destinato non solo ai turisti, ma anche a chi vive il territorio. Ci fa piacere che gli studenti lo percepiscano come qualcosa che appartiene a loro. Affrontarlo può anche aiutare i ragazzi a cambiare il proprio modo di vedere l’ambiente circostante: un conto è transitare in un borgo un po’ distrattamente, un conto è arrivarci con una curiosità che il cammino è in grado di accentuare. Ogni anno, inoltre, promuoviamo cammini sociali e solidali a supporto della ricerca sulle malattie insieme a Medici senza Frontiere, oppure focalizzati su flora e fauna con le varie associazioni che tutelano il paesaggio, a cui devolviamo il ricavato degli eventi.
In termini turistici, la Tuscia vive nell’ombra delle vicine Umbria e Toscana. Quanto è stato difficile farvi conoscere?
Inizialmente è stato difficile. Abbiamo avviato fin da subito un meccanismo di prenotazione, puntando ad accogliere e “coccolare” il viandante etrusco di passaggio, raccontandogli il territorio. Di passaggio però dove? In una zona d’Italia poco conosciuta, difficile da raggiungere e con un sistema di trasporti tra i paesi non proprio performante. Località non solo adombrate dalla vicinanza di Roma e della Toscana, ma anche escluse dai principali flussi turistici della Tuscia, come Viterbo o Civita di Bagnoregio. Eppure, a dispetto delle aspettative, il secondo anno è successo qualcosa di inatteso.
Sentiamo…
C’è stata un’esplosione del Cammino dei 3 Villaggi. Credo che la causa principale sia stata la nostra scelta di utilizzare l’espressione “il cammino più piccolo d’Italia”. Attraverso il passaparola e le condivisioni sui social, accompagnate dalle immagini che mostravano la bellezza di questa Tuscia nascosta, l’attenzione è schizzata alle stelle. Siamo arrivati a essere conosciuti in tutta Italia, accogliendo camminatori provenienti da ogni regione, isole comprese. Mi fa sorridere pensare che oggi c’è chi prende un aereo per venire a scoprire Villa San Giovanni in Tuscia. Qualcuno lo ha persino scelto come meta per Capodanno!
Quanti camminatori hanno affrontato il Cammino dei 3 Villaggi finora?
Stiamo sfiorando i 18.000 accessi certificati in cinque anni.
Una curiosità: 20 km sono davvero pochi, l’equivalente di una singola tappa di un cammino classico. In media viene affrontato in giornata?
Inizialmente ci aspettavamo che sarebbe stato così, ma in realtà è in forte aumento la percentuale di chi sceglie di affrontarlo in due o tre giorni. Lo considero un grandissimo successo: siamo riusciti, nel nostro piccolo, a stimolare le persone a restare.
Un “restare” importante, che immaginiamo dia anche una bella spinta economica al territorio…
Sta avendo effetti incredibili. Per darvi un’idea: il numero di B&B è cresciuto nettamente in cinque anni, non solo nei tre paesi centrali del Cammino, ma ad esempio anche a Vetralla, un comune che ha compreso le potenzialità del progetto e ci ha chiesto di entrare nel circuito delle strutture di appoggio. A livello di accoglienza, tra B&B e case vacanze, superiamo ormai le 35 strutture. I ristoranti stanno riaprendo, così come gli alimentari e i bar. Ci sono giovani che ci chiedono informazioni su come aprire attività ricettive da inserire nella rete, ragazzi che scelgono di restare e che si interfacciano con noi per capire come lavorare insieme in futuro. Dopo cinque anni, la sensazione è che il territorio abbia capito l’importanza del Cammino. C’è un impegno collettivo nell’accogliere. Cinque anni è il tempo fisiologico che avevo stimato come necessario, perché qui l’idea stessa di “cammino” non si sapeva nemmeno cosa fosse.
In questa rete di accoglienza in crescita ci siete anche voi come associazione?
Sì, abbiamo aperto un bivacco in tenda a bassa quota, in gemellaggio con una società sportiva che ci fornisce bagni e docce, offrendo ulteriori opportunità di lavoro per i ragazzi. E poi abbiamo aperto l’ostello più piccolo d’Italia.
Non poteva essere altrimenti!
Decisamente no! Si tratta di un alloggio di soli 20 metri quadrati con un letto a castello e un bagnetto: due posti letto fruibili a “donativo”, ovvero chi si ferma offre quello che vuole. Anche in questo caso, una piccola idea sta mostrando grandi effetti: i proprietari di seconde case a Villa San Giovanni in Tuscia ci stanno chiedendo di poterle convertire in case a donativo. Ecco la vittoria del ritornare nei centri storici, lavorandoci. Sono sincero: dopo un avvio basato sul volontariato e sui sacrifici, il Cammino dei 3 Villaggi è diventato un vero lavoro per noi dell’associazione, e ne darà sicuramente a chi vorrà avvicinarsi. Siamo diventati a tutti gli effetti una piccola azienda di promozione sociale.
Qualche mese fa, sui vostri canali social, è stato annunciato l’ingresso del Cammino nel “Passaporto dei Cammini umbro-laziali”. Ci spieghi di cosa si tratta?
Il passaporto è un’iniziativa nata a inizio gennaio 2026 che mette in rete i 10 cammini della bassa Umbria e del basso Lazio. Tra questi ci sono ben due itinerari ideati da noi: il Cammino dei 3 Villaggi e il Cammino Terra e Mare. Gli altri coinvolti sono il Cammino di Germanico, il Cammino dell’Intrepido Larth, il Cammino dei Borghi Silenti, la Via dei Tusci, il Cammino Tuscia 103, l’Anello dei Monti Volsini, la Via Clodia e il Cammino dei Minatori. È un’idea simbolica ma molto concreta: si tratta di un passaporto vero e proprio, composto da pagine dedicate ai singoli cammini. Al completamento di ognuno viene apposto un timbro e, una volta completati tutti e dieci, si riceve un attestato finale.
A questo punto la curiosità è inevitabile: cos’è il Cammino Terra e Mare?
Il Cammino Terra e Mare è una follia nata ancora prima dei 3 Villaggi, nel 2017. È partito da una mia personale idea di raggiungere a piedi Civitavecchia partendo dal mio paese, Villa San Giovanni in Tuscia, e da lì imbarcarmi per la Sardegna. E l’ho fatto davvero! Poi ci siamo concentrati sui 3 Villaggi, quindi quell’esperienza era rimasta chiusa in un cassetto. Una volta avviato il primo progetto ho recuperato l’idea, puntando a realizzare un collegamento tra noi e i cammini delle isole, non solo la Sardegna ma anche la Sicilia. Ci siamo così gemellati con i cammini delle isole, come il Cammino di Santa Barbara e la Magna Via Francigena. È un percorso molto diverso dai 3 Villaggi, che racconta una storia oserei dire più spartana, più cruda. I sentieri sono in scarsa parte tracciati dal CAI, è un itinerario faticoso, il telefono prende poco e c’è un fiume che esonda limitando la fruizione a soli 4 o 5 mesi l’anno, tra primavera e autunno. C’è chi, una volta arrivato a Civitavecchia, si imbarca e prosegue il viaggio sulle isole, e c’è chi si ferma, pensando però: “Prima o poi continuerò”.





