Cronaca

Chi deve pagare i soccorsi in montagna? In Francia si riapre il dibattito

Un rapporto della Corte dei Conti francese rimette in discussione il modello del soccorso alpino gratuito. Tra elicotteri, imprudenza e boom outdoor, il tema riguarda sempre più anche le montagne italiane.

Chi paga un soccorso in montagna? E cosa succederebbe se una chiamata all’elicottero dopo un incidente in quota potesse trasformarsi in un conto da migliaia di euro?
In Francia il dibattito si è acceso con forza nelle ultime settimane dopo un rapporto della Corte dei Conti che ha rimesso sotto osservazione il modello del soccorso alpino pubblico e gratuito. A prendere posizione è stato Jean-Baptiste Estachy, ex comandante del PGHM di Chamonix, che in una lunga tribuna pubblicata da Alpine Mag ha difeso apertamente il sistema francese parlando del rischio di una progressiva “privatizzazione” del soccorso in montagna.

Secondo Estachy, il problema non riguarda soltanto i costi. In gioco ci sarebbe il modello stesso di montagna che l’Europa vuole costruire nei prossimi anni. Da una parte un servizio pubblico considerato essenziale, dall’altra una visione più legata alla responsabilità individuale e alla sostenibilità economica degli interventi.
Il rapporto della Corte dei Conti francese propone infatti una revisione del sistema con l’obiettivo di ridurre costi e sovrapposizioni operative tra i diversi corpi impegnati nei soccorsi in montagna. Tra le ipotesi discusse figurano una maggiore razionalizzazione delle competenze tra PGHM, CRS montagne, pompieri e Sécurité Civile, oltre alla possibilità di introdurre forme di compartecipazione economica per alcuni interventi ritenuti evitabili o non strettamente emergenziali.

Secondo i dati emersi nel dibattito francese, negli ultimi dieci anni gli interventi di soccorso in montagna sarebbero aumentati di circa il 44%, mentre i costi complessivi del sistema sarebbero cresciuti del 55%. Un aumento legato soprattutto all’esplosione delle attività outdoor e all’utilizzo sempre più frequente degli elicotteri, che rappresentano una delle voci più costose delle operazioni di soccorso.

Nel documento viene inoltre evidenziato il forte aumento delle attività outdoor e dei costi legati ai soccorsi, soprattutto quelli effettuati con l’elicottero. Ed è proprio questo uno dei punti più delicati della discussione.
Negli ultimi anni la montagna è cambiata profondamente. Dopo la pandemia il numero di persone che frequentano sentieri, ferrate e percorsi d’alta quota è cresciuto enormemente. Sempre più persone si avvicinano all’escursionismo, al trail running o all’alpinismo, spesso senza una reale conoscenza dell’ambiente montano.

Anche in Italia il tema emerge periodicamente dopo interventi che fanno discutere: escursionisti bloccati senza acqua o abbigliamento adeguato, turisti sorpresi dal maltempo, recuperi richiesti per stanchezza o perdita dell’orientamento. Episodi che alimentano una domanda sempre più frequente: dove finisce il diritto al soccorso e dove inizia la responsabilità individuale?
Il sistema italiano, in realtà, prevede già oggi situazioni differenti da regione a regione. Diverse amministrazioni hanno introdotto forme di compartecipazione economica per alcuni interventi di soccorso alpino, soprattutto nei casi considerati evitabili o legati a comportamenti imprudenti, in particolare quando viene impiegato l’elisoccorso.
Ma il tema resta estremamente delicato. Chi sostiene il pagamento di alcuni interventi ritiene che possa responsabilizzare maggiormente chi affronta la montagna con leggerezza. Chi invece difende la gratuità teme l’effetto opposto: la paura di dover sostenere costi elevati potrebbe spingere alcune persone a chiedere aiuto troppo tardi, peggiorando incidenti e conseguenze.

È proprio questo il cuore della tribuna firmata da Estachy. L’ex comandante del PGHM teme che parlare soltanto di costi e ottimizzazione possa progressivamente indebolire la presenza territoriale del soccorso alpino pubblico. Nel suo intervento ricorda come i soccorritori non rappresentino soltanto un servizio tecnico, ma una presenza costante nelle vallate alpine, fatta di esperienza, conoscenza del territorio e capacità operative costruite in decenni di lavoro.

Secondo Estachy, il rischio è che la montagna diventi uno spazio in cui il diritto al soccorso finisca per dipendere anche dalla disponibilità economica delle persone coinvolte.

Con sempre più persone che frequentano la montagna, il tema del soccorso alpino sembra destinato a tornare sempre più spesso al centro del dibattito. E la domanda, in fondo, resta la stessa: il soccorso in montagna deve essere considerato un servizio pubblico essenziale oppure una responsabilità individuale da far pagare a chi sceglie di “correre un rischio”?

Tags

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close