
Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Teramo ha disposto l’archiviazione definitiva dell’inchiesta sulla tragedia avvenuta sul Gran Sasso nel dicembre 2024, in cui persero la vita Luca Perazzini e Cristian Gualdi. A renderlo noto è stato il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico con un comunicato diffuso oggi, 18 maggio 2026.
Il CNSAS e il Servizio Regionale Abruzzo hanno espresso nuovamente il proprio cordoglio per le vittime, sottolineando come la decisione dell’autorità giudiziaria confermi “l’assenza di negligenze o ritardi imputabili alla macchina dei soccorsi”. Secondo quanto dichiarato dal Soccorso Alpino, l’archiviazione permette anche di “riabilitare la figura del Delegato del Soccorso Alpino abruzzese coinvolto nelle indagini”, riconoscendo che l’operato dei soccorritori fu guidato esclusivamente dall’obiettivo di prestare aiuto in condizioni estremamente difficili.
Il principio di autoresponsabilità
Nel comunicato, il CNSAS ricorda come le operazioni si siano svolte in un contesto caratterizzato da condizioni meteorologiche estreme sul massiccio abruzzese, evidenziando che “anche l’esperienza e la preparazione possono non essere sufficienti ad annullare ogni rischio”. Un passaggio particolarmente significativo riguarda il tema della ricerca delle responsabilità dopo gli incidenti in montagna. Il Corpo nazionale osserva infatti che “non sempre esiste necessariamente un responsabile umano da individuare” e che la costante ricerca di colpe rischia di generare “un sentimento di avvilimento” tra chi interviene nei soccorsi, spesso mettendo a rischio la propria vita.
Il Soccorso Alpino ha quindi ribadito il principio dell’autoresponsabilità nella frequentazione dell’ambiente montano e impervio. Pianificazione, preparazione tecnica, attenzione alle previsioni meteo e consapevolezza dei propri limiti vengono indicati come strumenti fondamentali per ridurre i rischi, pur senza poterli eliminare del tutto.
Nel testo viene inoltre riaffermato il ruolo del CNSAS come “risorsa insostituibile” per garantire interventi tempestivi e altamente qualificati in montagna, grazie alla conoscenza profonda del territorio e dei limiti operativi che scenari estremi possono imporre anche ai soccorsi terrestri e aerei.