“142 secondi – Il battito della terra”: il sisma dell’Appennino raccontato tra memoria e resistenza
Dieci anni dopo il terremoto del Centro Italia, il documentario “142 secondi – Il battito della terra” racconta le storie di chi ha scelto di restare nell’Appennino ferito dal sisma. Un racconto corale tra memoria, montagna e resilienza attraverso le voci delle comunità di Arquata del Tronto e del Monte Vettore.
A dieci anni dal terremoto che ha colpito il Centro Italia, le montagne dell’Appennino tornano a raccontarsi attraverso il cinema. Il documentario 142 secondi – Il battito della terra, firmato dal giornalista ascolano Simone Alessandrini e diretto da Alessandro Beltrame, è stato presentato alla 74ª edizione del Trento Film Festival, una delle più importanti rassegne internazionali dedicate alla montagna, all’esplorazione e all’ambiente.
Il documentario
Il film porta sul grande schermo il volto più intimo e silenzioso delle terre ferite dal sisma del 2016, seguendo un percorso che attraversa Arquata del Tronto, i borghi dell’Appennino marchigiano, il Monte Vettore e il rifugio Tito Zilioli. Un viaggio che non si limita alla cronaca dell’emergenza, ma prova a restituire la dimensione quotidiana di chi ha scelto di restare.
“Le montagne non crollano solo quando tremano: a volte scompaiono quando smettiamo di raccontarle” spiega Simone Alessandrini, autore del progetto. “Ho voluto raccontare la vita di tutti i giorni lontano dai riflettori, in quella parte di Appennino colpita dal sisma del 2016, dove i rifugi sono ancora in gran parte in ricostruzione e dove la resilienza non è uno slogan, ma una scelta quotidiana”.
Il documentario intreccia testimonianze dirette, immagini contemporanee e materiali d’archivio realizzati nei mesi successivi alle scosse da fotografi e videomaker presenti sul territorio. Ne emerge un mosaico visivo che alterna dolore, solitudine e abbandono a segnali concreti di rinascita: sentieri riaperti, presidi che tornano a vivere, comunità che continuano ad abitare le montagne nonostante tutto.
A dare voce al documentario sono le storie di Gino Quattrociocchi, Niko Orsini, Stefano Cappelli, Andrea Izzi, Tania Cesarini, Annunzio Di Cola, Paola Romanucci, Valeriano Vallesi e Tito Ciarma. Uomini e donne che, dopo il terremoto del 2016, hanno scelto di restare nell’Appennino ferito dal sisma, continuando a vivere, lavorare e custodire questi territori. Attraverso le loro testimonianze il film costruisce un racconto corale fatto di memoria, quotidianità e resistenza, lontano dalla retorica dell’emergenza e vicino invece alla dimensione più autentica del vivere in montagna.
142 secondi – Il battito della terra prova così a trasformare la memoria del terremoto in un racconto collettivo che guarda oltre le macerie. Perché, come suggerisce il film, la ricostruzione non riguarda soltanto gli edifici, ma la possibilità stessa di continuare ad abitare e attraversare la montagna.









