Cronaca

Dhaulagiri, alpinista precipita per 400 metri: salvato dopo due giorni in alta quota

Grave incidente durante la discesa dal Dhaulagiri: un giovane alpinista nepalese è precipitato per centinaia di metri dopo aver raggiunto la vetta. Recuperato dopo due giorni grazie all’intervento dei team sulla montagna.

Un alpinista è rimasto gravemente ferito sul Dhaulagiri ed è stato tratto in salvo dopo due giorni di complesse operazioni di soccorso in alta quota. L’incidente è avvenuto venerdì mattina durante la discesa dalla vetta della settima montagna più alta del mondo (8167 metri).

Il protagonista di questa disavventura è Mingma Tenzi Sherpa (omonimo del primo salitore del K2 invernale), 21 anni, originario del distretto di Sankhuwasabha. Il giovane, dopo aver raggiunto la cima, è scivolato nei pressi della vetta precipitando per circa 300 metri lungo il versante.

Le prime informazioni sono arrivate attraverso i social, dove Mingma David Sherpa ha aggiornato sull’accaduto: “Si segnala che uno scalatore è caduto per circa 300 metri mentre rientrava dalla salita in vetta alle 11 di ieri. Abbiamo chiesto immediatamente al campo 3, al campo base e a tutte le guide di ritorno dalla vetta di aiutare il salvataggio.

Dopo una prima notte, in cui Mingma Tenzi è rimasto completamente solo sulla montagna, esposto agli elementi, il giorno successivo sono arrivati i soccorritori. Le operazioni si sono rivelate particolarmente delicate a causa dell’altitudine. “Continuano i lavori di salvataggio – prosegue il racconto –. Le operazioni sono state avviate stamattina presto, per tenere al sicuro Mingma Tenzi durante la notte è stato messo in sicurezza in una grotta”.

A coordinare il recupero un team di 14 Summits Expedition. Furu Tenzi Sherpa, membro del gruppo, ha spiegato che è stata prima ristabilita la comunicazione con il campo base, poi è stata mobilitata una squadra dal campo alto: l’alpinista è stato infine trasportato fino al campo base nella notte tra sabato e domenica. Qui è poi interventuto l’elicottero, che ha evacuato Mingma Tenzi Sherpa verso Kathmandu, dove è stato ricoverato per le cure mediche.

 

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Il racconto dei soccorritori

A restituire la drammaticità di quelle ore è anche il racconto diretto di uno dei soccorritori, Lakpa Tenjen Sherpa di Elite Expedition, che scrive:

“Quando ho visto per la prima volta Mingma immobile in lontananza, è stato come se il mondo si fosse fermato. Quando mi sono avvicinato e ho chiamato il suo nome, c’era solo il più lieve movimento delle gambe. Gli ho subito somministrato ossigeno e dato del cibo e, col tempo, ha iniziato a riprendere conoscenza.

Era precipitato per quasi 300 metri sotto la vetta del Dhaulagiri e aveva trascorso la notte da solo all’aperto, sotto un freddo cielo azzurro.

Il suo ritorno alla coscienza ha portato sollievo, così ho potuto finalmente respirare. Ma il compito di portarlo a valle da lassù, con l’aria rarefatta, era enorme. Con l’aiuto di Jangbu siamo riusciti ad abbassarlo di circa 30 metri quel giorno. Ho trovato una grotta, l’ho messo in sicurezza per la notte e sono tornato al Campo III, completamente esausto. Era la mia seconda vetta in una settimana e non mi ero ancora completamente ripreso. Ma questo è il lavoro in alta quota: aiutiamo dove possiamo, salviamo vite, ci prendiamo cura degli altri.

È stato uno dei soccorsi più difficili che abbia mai affrontato, e uno dei più gratificanti. Lasciarlo in quella grotta, con la promessa di tornare, è stato pesante, ma non c’erano altre opzioni. Quando sono tornato il giorno dopo, sembrava più forte. L’ho portato giù ancora un po’, poi è arrivata la squadra di soccorso e insieme lo abbiamo trasportato fino al campo base. Il giorno successivo è stato evacuato in elicottero per ricevere cure e ora si sta riprendendo bene.

Alcune chiamate non possono essere ignorate. Non saliamo solo per noi stessi, ma per aiutare gli altri, per aiutarli a resistere, sopravvivere e, quando possibile, realizzare i loro sogni”.

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