Cronaca

Nepal 2026, numeri record: 944 permessi e oltre 1 miliardo di rupie

Quasi mille permessi già rilasciati e incassi record per la stagione himalayana in Nepal. Sull'Everest continua a preoccupare un seracco lungo la cascata del Khumbu.

La stagione alpinistica primaverile 2026 sull’Everest si è aperta nel segno di numeri da record. Secondo quanto riportato da fonti nepalesi, il Nepal ha già rilasciato 944 permessi di salita, generando entrate superiori a 1 miliardo di rupie nepalesi (circa 7,5 milioni di euro). Un dato che conferma, ancora una volta, il peso crescente dell’alpinismo commerciale nell’economia del Paese.

Boom di permessi

I numeri diffusi dal Dipartimento del Turismo del Nepal includono tutte le montagne himalayane aperte alle spedizioni, ma è l’Everest a trainare il sistema. Come ogni primavera, la montagna più alta del mondo resta il principale polo d’attrazione per spedizioni commerciali e alpinisti internazionali.

Il costo del permesso per gli stranieri, circa 11mila dollari a persona, continua a garantire introiti fondamentali per le casse statali. Non a caso, la soglia del miliardo di rupie è stata superata già nelle prime settimane della stagione, segnale di una domanda che non accenna a diminuire.

Il dato dei 944 permessi suggerisce inoltre un possibile nuovo affollamento della via normale nepalese, con tutte le criticità già osservate negli anni precedenti: lunghe code in altissima quota, tempi di esposizione all’aria rarefatta più lunghi e una maggiore pressione sulla logistica.

Oltre il miliardo: l’economia dell’Everest

Il miliardo di rupie nepalesi rappresentano solo una parte del giro economico legato all’Everest. A queste vanno aggiunte tutte le entrate dovute all’indotto dei flussi che raggiungono il Tetto del Mondo, a partire dai costi legati alla logistica delle spedizioni (guide, portatori, ossigeno, cuochi), voli interni al Paese (in primis verso Lukla), ancora permessi accessori e servizi locali. Poi hotel, ristoranti, negozi e tutto ciò che può desiderare un alpinista che si intrattiene in Nepal per lungo tempo, fatto salvo il tempo trascorso al campo base.

Nel complesso, la stagione primaverile muove decine di milioni di dollari, con ricadute dirette su agenzie, lavoratori locali e infrastrutture turistiche. La cifra presentata, già all’apertura della stagione, evidenzia come il modello Everest sia ormai una macchina economica consolidata.

Accanto ai numeri, però, emerge una preoccupazione concreta. Quella legata ai lavori di attrezzamento della via da parte deli Icefall Doctors che sono in ritardo di settimane sulla tabella di marcia. A rallentarli un grande seracco instabile lungo la seraccata del Khumbu, un labirinto di crepacci e torri di ghiaccio in continuo movimento.

Cinesi, i più numerosi

Sul fronte internazionale, la presenza più consistente sull’Everest è quella cinese, con 98 alpinisti, seguita dagli Stati Uniti (49), dall’India (46), dal Regno Unito (28) e dalla Russia (18).

La Germania guida invece il contingente europeo complessivo su tutte le montagne nepalesi con 65 alpinisti, mentre il Giappone ne conta 35. Più contenuta la partecipazione locale: il Nepal registra 16 alpinisti con permesso, di cui 12 sull’Everest. Va inoltre sottolineato che, nella primavera 2026, il versante nord della montagna, quello tibetano, non è stato aperto dalla Cina.

Al di fuori dell’Everest, è il Lhotse (8516 m) a raccogliere il maggior numero di alpinisti, 86 distribuiti su sette spedizioni, per un totale di 258mila dollari di royalties. Seguono il Makalu (54 alpinisti, 159.330 dollari), il Dhaulagiri (30 alpinisti, 90.000 dollari), l’Annapurna (27 alpinisti, 81mila dollari) e il Kangchenjunga, che con 34 alpinisti suddivisi in due categorie di permesso genera complessivamente 102mila dollari.

Tra le montagne tecniche sotto gli ottomila metri domina invece l’Ama Dablam (6814 m), con 92 alpinisti distribuiti su otto spedizioni e 92mila dollari di incassi, seguita da Himlung Himal (44) e Nuptse (42).

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