Il Sindaco di Capracotta: “Quattro giorni incredibili di neve e vento, ma ce l’abbiamo fatta”
A colloquio con Candido Paglione: la gestione della bufera di primavera diventa spunto per una riflessione urgente sulla tutela della montagna e dei suoi abitanti.
Tra la fine di marzo e i primi giorni di aprile, Capracotta (IS) – il comune più alto del Molise e tra i più elevati dell’Appennino – si è ritrovato nella morsa di una “bufera di primavera”. Vento forte e neve copiosa hanno messo a dura prova la tenuta del territorio, tra blackout temporanei e vicoli cancellati dagli accumuli. Mentre le foto del borgo incantato facevano il giro dei social, a Capracotta si lavorava a colpi di pala e giri di turbina, il tutto mantenendo l’umore alto e trasformando l’emergenza in una prova di straordinaria coesione sociale.
“Sono stati quattro giorni che resteranno impressi nella memoria della nostra comunità”, è il commento condiviso sui social dal sindaco Candido Paglione, una volta tornato a splendere il sole sul borgo ammantato di neve. Lo abbiamo contattato per un racconto in prima persona del “dietro le quinte” di quella che si è rivelata una situazione emergenziale, non un puro spettacolo della natura. Una preziosa occasione per aprire una riflessione sulle croniche difficoltà delle aree interne d’Italia e sull’urgenza di politiche efficaci per la salvaguardia di un territorio che ha bisogno di abitanti per continuare a esistere.
Sindaco, nei giorni scorsi l’intera Penisola ha osservato a distanza Capracotta come un borgo incantato, ma anche come una comunità tenace. Tra varchi scavati a colpi di pala e spese recapitate ai piani alti, sorge spontaneo pensare che la ragione di tanta serenità sia l’abitudine. A Capracotta la neve l’ha sempre fatta, dopotutto…
Personalmente ho qualche annetto sulle spalle e posso dirvi che non ricordo di aver assistito prima d’ora a una nevicata del genere. E non intendo solo “fuori stagione”, non la ricordo in assoluto. È vero, ha sempre nevicato a Capracotta; ricordo le bufere di quando ero bambino, ma nulla è paragonabile a quanto accaduto nei giorni scorsi: quattro giorni incredibili, continuativi, di neve e vento.
Orientativamente a quanto ammonta l’accumulo medio? Se non andiamo errati, non dovrebbe essere stato battuto il celebre record del 2015.
Penso che si siano superati i due metri, probabilmente con accumuli localizzati anche superiori. E nonostante la fusione in corso per le temperature in rialzo, siamo ancora impegnati a liberare le strade.
Dall’esterno il pubblico ha avuto modo di apprezzare la meraviglia di questa nevicata primaverile ma immaginiamo che il dietro le quinte non sia stato tutto rose e fiori.
Direi che ce la siamo cavata bene. A livello comunale abbiamo un piano neve che viene approvato annualmente a novembre e che ha funzionato perfettamente. La priorità in queste circostanze è mettere in sicurezza la vita degli abitanti: dobbiamo essere in grado di far uscire di casa le persone qualora dovessero sentirsi male e dobbiamo assicurare la percorribilità di almeno una strada provinciale per raggiungere nel più breve tempo possibile il primo ospedale. Tenete conto che non siamo mai stati isolati, 3 strade su 4 di accesso al paese sono sempre rimaste aperte. C’è stato un lavoro di squadra eccezionale, le persone da ringraziare sono davvero tante.
Parliamo di abitanti o istituzioni?
Entrambi. Un immenso grazie va al personale comunale, ai nostri operai-autisti, così come agli instancabili spalatori, che ancora oggi sono all’opera. Un ringraziamento va poi al Prefetto, al personale dell’Amministrazione Provinciale di Isernia e alle imprese esterne che hanno fatto un lavoro egregio. Un supporto determinante è arrivato dall’ANAS: si sono distinti per una cortesia istituzionale unica, mettendoci a disposizione due turbine, senza le quali credo che saremmo ancora isolati. E ancora le Forze dell’Ordine: Vigili del Fuoco – intervenuti in alcune situazioni delicate, in quanto abbiamo avuto dei cedimenti di tetti ed è stato necessario sgomberare le abitazioni interessate – e Carabinieri della stazione di Capracotta. Pensate che i Carabinieri hanno usato il gatto delle nevi per prelevare i panni sporchi e portarli nella lavanderia dall’altra parte del paese, per conto dei cittadini bloccati. E non posso non citare la mia squadra di giunta, il vicesindaco Pasquale Di Nucci e l’assessore Pierino Di Tella, presenze costanti sul campo. In questo grande gioco di squadra c’è stato in particolare un episodio di solidarietà tra colleghi che mi ha fatto emozionare.
Vuole condividerlo con noi?
Si è trattato della telefonata di Marciano Ricci, sindaco di Montaquila (IS), in cui mi chiedeva “Cosa posso fare per aiutarti?”, offrendo di mettere a nostra disposizione personale e mezzi della sua impresa, la Europea 92. In meno di 24 ore è riuscito a fornirci una turbina e una pala meccanica equipaggiata di catene, insieme a due operai eccezionali che hanno lavorato notte e giorno. Li ringrazierò per tutta la vita: un simile gesto di solidarietà istituzionale e umana testimonia il valore autentico della collaborazione tra comunità. Abbiamo visto in questi giorni una Capracotta solidale, capace di generare altra solidarietà. Questo è ciò che mi ha colpito maggiormente. Questo fa capire cosa significa essere comunità. Però, c’è un però.
Di quale “però” si tratta?
Queste circostanze portano alla luce un’altra questione: la necessità di attenzione vera nei confronti della montagna. Il supporto da offrire alla montagna non si può ridurre a frasi di circostanza o pacche sulle spalle. Vivere in montagna è complicato, vivere in montagna ha un costo. Uno straccio di fiscalità di vantaggio non si riesce a mettere in atto? Prevedere l’azzeramento delle imposte regionali e delle accise sui combustibili da riscaldamento nelle zone climatiche più fredde sarebbe una carezza nei confronti delle popolazioni che ancora abitano in montagna. così come prevedere una riserva del 10% sulla tariffazione dell’acqua perché ritorni ai territori montani sottoforma di interventi per la prevenzione del rischio idrogeologico e della manutenzione del territorio. Una carezza ancora più grande potrebbe essere l’azzeramento dell’IRAP per le imprese che operano in questi territori. Perché la montagna è bella adesso, assolata, piena di neve – a Pasquetta è salita tanta gente a godersi Capracotta in versione paradiso – ma quando fa bufera lo sappiamo solo noi quello che dobbiamo sopportare.
Accanto a interventi istituzionali sarebbe a suo avviso necessario informare e formare la popolazione sul significato vero di montagna?
Serve qualcuno che ribalti il paradigma della montagna buona solo per i pic-nic, le passeggiate della domenica, il parco giochi o peggio lo sfogatoio di chi vive in città. Prendiamo tutti un po’ più coscienza del fatto che la montagna è un luogo vivo, in cui si può fare impresa, in cui tutti si devono dare da fare, perché conservare la montagna significa conservare anche la pianura. Pensiamo ai servizi ecosistemici offerti dalla montagna, a cominciare dall’abbattimento dell’anidride carbonica mediato dai boschi e dalla fornitura di acqua. La neve degli ultimi giorni è una manna dal cielo, ma se il territorio non è oggetto di manutenzione, la fusione dei prossimi giorni rischia di creare altri problemi a valle. Serve un patto tra la montagna e le aree più urbanizzate, perché l’uno ha bisogno dell’altro. La città non può fare a meno della montagna, e non solo per i servizi ecosistemici. Io vedo i capracottesi trasferitisi a Roma, che non vedono l’ora di tornare a Capracotta, perché hanno bisogno di tornare, di ritrovare aria pulita, cibi genuini. Ma tutto questo può continuare a esistere solo se c’è la gente. E la gente va messa in condizione di poter vivere qui a Capracotta.
Tocchiamo un tasto dolente: nonostante sia una perla del Molise, anche Capracotta fatica ad avviare una fase di ritorno. Quali sono i principali ostacoli?
Per contrastare la dinamica dello spopolamento, come dicevamo prima, servirebbe una fiscalità di vantaggio, e in secondo luogo bisogna mettere in condizione le persone di poter vivere senza l’ansia da carenza di servizi essenziali. Da qualche anno a questa parte c’è una questione cui comincio a pensare anche io, vivendo a Capracotta: se mi sento male, che faccio? I nostri riferimenti sanitari, che sono l’ospedale di Agnone e Isernia, subiscono continui tagli. Sono molteplici le condizioni che ostacolano un ritorno. E vorrei farvi notare che è lo stesso spopolamento che ha determinato e determina un peggioramento delle condizioni di dissesto idrogeologico del territorio, che a loro volta disincentivano il ritorno.
Intende dire che dissesto idrogeologico e spopolamento sono legati tra loro?
Esattamente. Ho fatto il veterinario per 40 anni nell’Alto Molise e l’ho visto chiaramente: dove c’erano masserie abitate, il territorio teneva. Morti i proprietari, sono iniziati a emergere segni di dissesto perché mancava, banalmente, l’anziano che puliva la cunetta in modo da favorire lo scolo delle acque. L’abitante della montagna è la prima medicina per il territorio.
In uno scenario alquanto infelice, c’è spazio per l’ottimismo?
Noi amministratori abbiamo il compito di trasmettere fiducia e serenità, anche se non è semplice. A me personalmente piace vedere il bicchiere mezzo pieno, per cui il pensiero odierno, dopo l’ennesima bufera che ci siamo trovati ad affrontare come comunità unita, è il seguente: “Anche questa volta ce l’abbiamo fatta”.












