Pasturs 2026: salire in alpeggio nell’Anno Internazionale dei Pastori

Via alle iscrizioni per l'undicesima edizione di Pasturs: occasione per i giovani che desiderano vivere l'esperienza della vita in alpeggio.

La neve ancora abbondante sulle vette rende difficile prenderne coscienza ma, tra una manciata di mesi, l’estate tornerà a fare capolino, segnando il riavvio della stagione dell’alpeggio. Sui prati verdeggianti faranno la loro ricomparsa le mandrie e i greggi, accompagnati dai pastori, pronti a trascorrere mesi di un isolamento che, in realtà, è solo un modo diverso di sentirsi a casa.

Il 2026 non è un anno come gli altri per questo mondo: l’ONU e la FAO lo hanno proclamato Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, sottolineando il valore della pastorizia per la tutela della biodiversità, la sicurezza alimentare e la lotta ai cambiamenti climatici. È in questo contesto che riparte Pasturs, il progetto di volontariato che giunge quest’anno alla sua undicesima edizione.

Un anniversario che cade in un anno sì speciale per la pastorizia, ma inserito in un contesto delicato, segnato da un inasprirsi del dibattito sulla convivenza tra uomo e grandi carnivori. La convinzione dei promotori del progetto è chiara: parlare di specie “scomode” per l’allevamento, come l’orso o il lupo, richiede un prerequisito fondamentale: la presenza. Per capire la sfida e affrontarla in maniera costruttiva, bisogna prima di tutto sporcarsi le mani con la stessa terra, dividere il peso della fatica e prestare orecchio al respiro di chi la montagna non la visita, ma la custodisce ogni giorno.

Il Progetto Pasturs, un’esperienza di vita in quota

Il progetto Pasturs, nato dalla visione della Cooperativa Eliante Onlus, e realizzato insieme a diversi Parchi italiani, non è una semplice vacanza in quota. È un’occasione preziosa, per giovani tra i 18 e i 45 anni, di vivere due settimane al fianco di allevatori e allevatrici. L’obiettivo è concreto: supportare nelle attività quotidiane che la vita d’alpeggio richiede.

“La vita in Alpe segue l’orario della natura – si legge sul sito dedicato al progetto – . Ci si sveglia all’alba e dopo aver fatto colazione, ci si occupa degli animali assistendo alla mungitura (ove prevista), controllando le eventuali nuove nascite, i possibili problemi di salute e l’alimentazione. Ci si preoccupa poi di far pascolare il gregge o la mandria con l’aiuto dei cani da guardiania e da conduzione, dopo aver posizionato le reti elettrificate. Se il pascolo è vicino alla baita si torna per pranzo, se no ci si accontenta di pane, formaggio e salumi tipici. E via ancora a controllare il gregge. Finite le faccende, dopo il tramonto, si cena e si va a dormire.”

I territori dell’edizione 2026

Anche quest’anno il progetto si sviluppa in diverse aree tra Alpi e Appennini:

  • Valle d’Aosta: nel Parco Naturale Mont Avic.
  • Piemonte: tra Val Grande e le Aree Protette dell’Ossola.
  • Trentino: nelle valli di Tovel, Non, Fassa e Sole.
  • Abruzzo: nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
  • Toscana/Emilia-Romagna: nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

La partecipazione è gratuita. I pastori offrono vitto e alloggio in cambio dell’aiuto dei volontari. Le candidature per l’undicesima edizione sono aperte dal 20 marzo al 20 aprile 2026 (per la sede delle Foreste Casentinesi fino al 10 maggio) e, per partecipare è richiesta la compilazione di un modulo conoscitivo online, cui farà seguito un colloquio individuale.

Prima di salire in alpeggio, è richiesta la partecipazione ad alcune giornate di formazione, fondamentali per acquisire gli strumenti tecnici necessari alla vita in quota, oltre che fungere da occasione per conoscersi ed entrare nello spirito del gruppo.

Per gli studenti universitari, Pasturs può trasformarsi in un’opportunità accademica, tramite il riconoscimento di crediti formativi (CFU) e lo svolgimento di tirocini o tesi di laurea, grazie alla collaborazione con diversi atenei.

Come si vive in alpeggio? I diari dei volontari

La vita in alpeggio affascina ma al contempo spaventa, laddove non si abbia sufficiente conoscenza ed esperienza di questa insolita quotidianità dal sapore di antico.

Per chi fosse alla ricerca di testimonianze, sincere e preziose, segnaliamo che sul sito del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi (www.parcoforestecasentinesi.it) sono disponibili, per libera consultazione, i diari dei volontari degli anni passati. Pagine in cui, attraverso parole e immagini, i giovani hanno riassunto le proprie settimane tra le vette, riportando sensazioni, riflessioni, gioie, timori.

C’è chi descrive la magia della luce dorata di giugno e chi, con ironia, racconta il rapporto con gli animali: “Oggi quasi tutti i cani sono usciti con me, riconoscendomi come conduttore del gregge… Ieri non mi hanno considerato di striscio, sarà per via del cattivo odore che emano!”.

L’esperienza in alpeggio viene descritta come un’immersione totale: si mangia ciò che mangia il pastore, si lavora sotto la pioggia con i grandi ombrelli di legno e si impara che “anche un temporale si può amare, basta coglierne la bellezza”. C’è la paura del primo giorno da soli con le capre e la soddisfazione di sentirsi parte di un equilibrio millenario: “Sento di avere un certo feeling con loro, chissà se è reciproco…”.

Perché partecipare proprio ora?

Partecipare nel 2026 significa celebrare attivamente l’Anno della Pastorizia. Salire in alpeggio non rappresenta solo un modo per aiutare, in termini pratici, gli allevatori nella protezione e gestione del bestiame, ma anche per superare i pregiudizi sul mondo pastorale, in antitesi con il mondo cittadino. Una stagione da volontari si può trasformare in un’esperienza che, come scrivono i promotori, è in grado di “cambiare lo sguardo sul significato concreto della parola convivenza”.

Maggiori informazioni e moduli di iscrizione sono disponibili sul sito ufficiale del progetto www.pasturs.org.

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