L’acqua di che colore è? La risposta anticonformista dalle Ande
Dalle piante della Colombia ai minerali tossici delle vette boliviane: un viaggio per scoprire come la geologia e la vita sono in grado di "dipingere" le acque.
L’acqua è, per definizione, incolore. Eppure, osservando i bacini idrici del nostro Pianeta, ci accorgiamo che le molecole di “accadueo” sono in grado di dare vita a giochi cromatici degni di un artista. Sono molteplici gli esempi di laghi e fiumi che, in maniera perenne o temporanea, mostrano sfumature ben lontane dalla trasparenza. Non è il reticolo molecolare a mutare nella sua composizione, ma la percezione fornita ai nostri occhi dal contesto in cui l’acqua si inserisce.
Il colore che percepiamo è infatti il risultato di un delicato equilibrio tra ottica, geologia e biologia; è il frutto dell’interazione della luce solare con ciò che l’acqua contiene o con la superficie che ricopre. In alcuni casi, le ragioni sono puramente inorganiche: alcuni minerali in sospensione sono, ad esempio, in grado di riflettere specifiche lunghezze d’onda. In altri, la causa è organica: la presenza di microrganismi, come alghe o cianobatteri, o organismi come le piante acquatiche, può regalare agli specchi d’acqua sfumature smeraldo o scarlatte. Quando questi fattori uniscono le forze, regalano quelle che ai nostri occhi appaiono come vere magie della natura.
Esiste un angolo della Terra in cui questa alchimia raggiunge livelli surreali. Si tratta di un fiume che scorre all’ombra delle Ande, noto come fiume arcobaleno.
Caño Cristales, il fiume arcobaleno
Ai piedi della Sierra de la Macarena, in Colombia, dove le ultime propaggini andine incontrano il bacino amazzonico, scorre il Caño Cristales, un affluente del fiume Guayabero che si estende per circa 100 chilometri, le cui acque lambiscono rocce risalenti a oltre 1 miliardo di anni fa.
Il suo nome significa letteralmente “ruscello dei cristalli”, ma i locali preferiscono chiamarlo río de los cinco colores (fiume dei cinque colori) o l’Arcoíris Líquido (arcobaleno liquido). Alle sue acque piace infatti cambiare colore, trasformandosi nella stagione delle piogge in un’esplosione cromatica senza eguali.
Orientativamente tra giugno e dicembre, il colore delle acque del Caño Cristales, in particolare nel tratto noto come El Paso de la Danta (Il Passo del Tapiro) muta improvvisamente, assumendo sfumature del rosso, del giallo e del verde. Alla base dell’effetto arcobaleno vi è una ragione di natura principalmente organica.
Il fenomeno è dovuto alla presenza di una pianta acquatica endemica, la Macarenia clavigera, che vive ancorata alle rocce del fondale. In condizioni d’ombra la pianta appare di un colore verde brillante. Se esposta alla luce solare assume una colorazione rossastra, legata alla produzione di carotenoidi, pigmenti che offrono protezione dai raggi UV. A seconda delle concentrazioni di pigmenti, le piante possono acquisire diverse sfumature che variano dall’arancio al fucsia intenso. A contribuire all’armonia cromatica vi sono anche i depositi minerali del letto del fiume che, riflettendo la luce, regalano alle acque ulteriori riflessi iridescenti.
Storicamente, questa zona è stata inaccessibile per decenni a causa dei conflitti interni colombiani, un isolamento che ha contribuito a preservare il delicato ambiente. Oggi, per assicurare la conservazione del grado di purezza dell’acqua necessario alla sopravvivenza della pianta, il turismo è strettamente regolamentato, consentito esclusivamente nel periodo in cui le acque si trasformano in arcobaleno.
Le lagune boliviane, dove l’acqua si fa colore
La magia delle acque che “cambiano colore” si conserva anche salendo in quota lungo la Cordigliera delle Ande. Spostandosi dalle foreste colombiane verso sud, si incontra un altro luogo dal carattere fantasy: la Laguna Colorada, nel dipartimento boliviano di Potosí.
Situata a oltre 4.200 metri di altitudine, all’interno della Reserva Nacional de Fauna Andina Eduardo Avaroa, si presenta come un esteso specchio d’acqua di colore rosso scarlatto. Anche qui il gioco cromatico ha una natura organica e inorganica: l’alta concentrazione di minerali di borace e la presenza della Dunaliella salina, un’alga adattata alle condizioni saline estreme della laguna, che produce pigmenti protettivi contro gli UV, regalano una colorazione intensa al bacino.
Interessante è notare che i carotenoidi sono le molecole responsabili della particolare colorazione rosata che assumono i fenicotteri che frequentano la laguna, tra cui la rara specie del fenicottero di James. Questi volatili si cibano di microalghe e piccoli crostacei presenti nella laguna, anch’essi ricchi di carotenoidi. A livello epatico questi pigmenti vengono metabolizzati per poi essere trasportati dal sangue e depositati nei follicoli delle penne in crescita e nella pelle delle zampe.
Poco distante, quasi al confine con il Cile, la natura decide di completare la sua tavolozza spostandosi verso i toni freddi con le lagune Verde e Blanca. La Laguna Verde, situata ai piedi del vulcano Licancabur (5.920 m), deve il suo incredibile color smeraldo a una sospensione di minerali come magnesio e rame. La sua bellezza è però altamente tossica, a causa delle elevate concentrazioni di piombo e arsenico, che rendono le acque inospitali per la vita. Al contrario, la Laguna Blanca, separata dalla Verde solo da una sottile striscia di terra, appare di un bianco lattiginoso a causa della sospensione di silicati di alluminio e sali di boro, derivanti dall’erosione delle rocce vulcaniche circostanti.
Questo trittico cromatico concentrato in pochi chilometri è prova emblematica di come l’acqua possa trasformare un paesaggio in base alla “ricetta” minerale fornita dalla montagna e all’attività biochimica degli organismi che in essa risiedono.
In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, questi luoghi invitano a una riflessione: proteggere i bacini idrici significa preservare la capacità della natura di sostenere la vita ma anche di continuare a stupirci.







