“Dovevo solo trovare il coraggio di partire”. Vidoni ci racconta la sua solitaria sulla Sud del Cervino
Tre giorni in solitaria sulla parete sud del Cervino. Giuseppe Vidoni ripercorre la salita tra bivacchi, dubbi e la gioia della vetta.
Nei giorni scorsi abbiamo raccontato della solitaria di Giuseppe Vidoni sulla parete sud del Cervino lungo le vie Padre Pio prega per noi ed Échelle vers le ciel, aperte da Patrick Gabarrou in due momenti distinti. Per Vidoni sono stati tre giorni in parete, da solo, su una montagna iconica, fino al selfie in vetta, abbracciato alla croce sommitale. A qualche giorno di distanza, e con la mente sgombra dall’adrenalina della salita, e dalle endorfine del risultato, l’abbiamo raggiunto telefonicamente. “Era da un po’ che pensavo di rimettermi alla prova con una solitaria” spiega. “Quest’anno, dopo un sopralluogo, la decisione di partire è arrivata quasi all’ultimo momento. Le condizioni erano buone e il meteo prometteva giornate stabili, niente vento e temperature relativamente calde. Tutto sembrava allinearsi e a quel punto non restava che partire”.
Ci racconti i primi momenti?
Sono partito alle 6 da Cervinia, sci ai piedi. Fino all’attacco mi ha accompagnato Marta, la mia fidanzata. Alle 8:30 circa ho attaccato la via.
La prima parte, che sulla carta è piuttosto facile, si è rivelata più lenta del previsto: la neve mi costringeva continuamente a cambiare assetto e spesso lo zaino si incastrava, obbligandomi a portarlo in spalla anziché recuperarlo. Quando però ho raggiunto la parte più ripida tutto ha iniziato a scorrere meglio e la progressione è diventata più fluida.
Poi?
Non sono riuscito a raggiungere il punto di bivacco che mi ero prefissato. Ho dovuto accontentarmi di un piccolissimo terrazzino sospeso nel vuoto, appena sufficiente per sdraiarmi.
Com’è stata la notte?
Dura. Ho dormito poco, sia per la scomodità sia per il freddo. A un certo punto avevo i piedi gelati e mi sono infilato perfino i guanti per cercare di scaldarli.
Insomma, l’alba è stata un regalo…
Il secondo giorno, dopo aver fuso un po’ di neve per l’acqua e mangiato qualcosa, sono ripartito. Il cielo era leggermente velato e i primi tiri sono stati piuttosto freddi. Poi però il tempo ha iniziato ad aprirsi, le nuvole sono rimaste sotto di me e ho potuto scalare con buon ritmo. Così ho raggiunto prima il Pilastro dei Fiori, poi sono arrivato al Pilastro Simona, dove si trovano le maggiori difficoltà su roccia. Verso le 15:30 ho raggiunto il Pilastro del Naso di Furggen, proprio il punto di bivacco che mi ero prefissato. Vista l’ora ho attrezzato i due tiri successivi, così da poter poi scendere e sistemarmi con calma. Questa volta il posto era decisamente più comodo, sono riuscito a stendere il materassino e passare finalmente una bella notte.
Finalmente poi, la vetta…
Si, all’una e mezza del terzo giorno ho raggiunto la croce di vetta del Cervino. È stato un momento bellissimo.
Oltre alle notti di bivacco ci sono stati altri momenti difficili?
Solo qualche piccolo inconveniente. A un certo punto ho temuto di essere finito fuori via, ma sono riuscito a ritrovare la linea giusta.
Cosa ti rimane di questa salita?
Direi la consapevolezza che dentro di me sapevo di essere pronto. Fisicamente e tecnicamente mi sentivo all’altezza. La parte più difficile in realtà è stata quella mentale: superare i dubbi e trovare il coraggio di partire. Una volta fatto quel passo tutto è diventato più naturale e la salita ha iniziato a scorrere quasi da sola.








