Monte Sarmiento, 7 marzo 1956: la prima ascensione
Il racconto della storica prima salita del Monte Sarmiento, compiuta da Carlo Mauri e Clemente Maffei sotto la guida di Padre Alberto Maria De Agostini.
All’estremità meridionale del continente sudamericano, dove i canali della Patagonia si insinuano tra ghiacciai e foreste battute dal vento, sorge una delle montagne più affascinanti e difficili della Tierra del Fuego: il Monte Sarmiento (2235 m). Situato nella Cordillera Darwin, il massiccio domina i fiordi della regione con una forma imponente e quasi perfettamente piramidale.
Una presenza lontana, immersa nel cuore della Terra del Fuoco. Tra l’altro, sapete perché si chiama così? Il toponimo Terra del Fuoco risale al 1520, quando Ferdinando Magellano attraversò lo stretto che oggi porta il suo nome. Durante la navigazione notturna furono osservati numerosi fuochi accesi dalle popolazioni indigene lungo le coste: da qui il nome della regione.
Gli anni dell’esplorazione
Il Monte Sarmiento, visibile dalle navi che attraversavano i canali della Patagonia meridionale, iniziò ad essere esplorato soprattutto a partire dal XIX secolo, con le prime ricognizioni geografiche della Cordillera Darwin. Tra coloro che contribuirono alla conoscenza dell’area vi furono Domingo Lovisato e Sir Martin Conway, che visitarono la regione e ne descrissero il paesaggio montuoso.
Una figura fondamentale nella storia del Sarmiento sarebbe stata quella del missionario ed esploratore Alberto Maria De Agostini. Per decenni De Agostini percorse i canali e i ghiacciai della Patagonia meridionale, organizzando numerose spedizioni sulle montagne della Cordillera Darwin. E anche sul Monte Sarmiento, che divenne una delle montagne che più lo affascinavano e che più volte tentò di avvicinare.
Nonostante questi tentativi, per lungo tempo la montagna rimase inviolata. Le difficoltà tecniche, l’isolamento e soprattutto le condizioni meteorologiche estremamente instabili rendevano ogni tentativo estremamente complesso.
7 marzo 1956: la prima salita
La svolta arrivò nel 1956, quando Padre De Agostini tornò ancora una volta nella Cordillera Darwin, sempre con l’obiettivo di tentare la salita del Monte Sarmiento.
Per il salesiano, ormai 73enne, si trattava con buona probabilità dell’ultima spedizione. Con lui una spedizione tutta italiana, dove spiccavano i nomi del giovane Carlo Mauri, alpinista del Gruppo Ragni della Grignetta, destinato a diventare una figura centrale dell’alpinismo italiano del secondo dopoguerra, e Clemente Maffei, guida alpina trentina soprannominata “Gueret”.
L’avvicinamento non fu semplice. Per raggiungere l’imponente montagna alla “fine del mondo”, gli alpinisti dovettero affrontare i canali gelidi della Patagonia meridionale, per poi addentrarsi tra ghiacciai vasti e tormentati dal vento. Le condizioni meteorologiche rendevano ogni tentativo di salita un’incognita: le bufere e le nuvole avvolgevano spesso la montagna, lasciando scoperti solo brevi momenti di cielo limpido.
Quando il tempo concesse una finestra sufficientemente stabile, Mauri e Maffei partirono verso la cima. L’itinerario scelto per l’attacco finale fu la cresta sud, da dove, dopo una lunga e faticosa salita tra neve e ghiaccio, riuscirono a raggiungere la vetta est, la cima principale e più alta del massiccio. Era il 7 marzo 1956.
A riprova della difficoltà del Sarmiento, sarebbero serviti 57 anni perché un’altra spedizione riuscisse a mettere a segno una nuova ascensione alle vetta orientale. Mentre, per una nuova prima salita, quella alla cima ovest si dovette aspettare il 1986. A raggiungerla fu sempre una spedizione dei Ragni di Lecco, composta da Tore Panzeri, Lorenzo Mazzoleni, Pinuccio Castelnuovo, Bruno Pennati e Gianmaria Confalonieri. Nel 1995 a misurarsi con la montagna furono invece i britannici Stephen Venables, John Roskelley e Tim Macartney-Snape che aprirono una nuova via sulla cresta sud-occidentale della cima ovest.



