Turismo

Civitella Alfedena, il borgo dei lupi e dei camosci. Senza impianti di risalita

Tra i paesi di montagna italiani che riescono a fare a meno di piste da discesa e di impianti spicca Civitella Alfedena, che da 50 anni è il laboratorio del Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise. Ci aiuta a conoscerlo meglio Pietro Santucci, guida escursionistica e fotografo

I miracoli, a volte, hanno delle ricette semplici. In quello di Civitella Alfedena, che mezzo secolo fa ha simboleggiato la rinascita dell’allora Parco Nazionale d’Abruzzo e di tutte le aree protette italiane, gli ingredienti sono stati tre o quattro. Un’amministrazione giovane e aperta alla collaborazione con il Parco. L’apertura a campeggiatori ed escursionisti. La nascita dell’Area faunistica del Lupo e del vicino Museo, e l’Operazione San Francesco del WWF. 

L’inizio degli anni Settanta, per il Parco Nazionale d’Abruzzo (Lazio e Molise erano già nei confini, ma sarebbero entrati nel nome più tardi) non è un periodo facile. Pochi anni prima, di fronte all’edilizia selvaggia di Pescasseroli, Antonio Cederna aveva scritto sul Corriere della Sera di una “capitale dell’affarismo” e di “uno scandalo nazionale e internazionale”. 

Poi la nomina di Franco Tassi a direttore del Parco cambia le cose. Nel 1973, la battaglia vinta, insieme a CAI e WWF, contro gli impianti di risalita in progetto sul Monte Marsicano, dimostra che l’affarismo non è imbattibile. Ma i rapporti del Parco con i Comuni, a iniziare da Pescasseroli, restano difficili.

Le cose cambiano a Civitella Alfedena. Una nuova amministrazione comunale, guidata da Giuseppe Rossi, che di mestiere è il vicedirettore del Parco, cambia radicalmente atteggiamento. Nasce l’Area faunistica del Lupo, dove alcuni esemplari che non possono essere liberati in natura si lasciano fotografare facilmente. Negli anni Novanta arriverà anche l’Area faunistica della Lince.

Viene inaugurato il Museo del Lupo, che spiega le caratteristiche della specie e racconta (con tagliole, fucili e vecchie foto di “lupari”) il suo difficile rapporto con l’uomo. Nella sala dedicata alla ricerca sulla specie, spiccano le foto di un giovane zoologo romano. Si chiama Luigi Boitani, e sarà lui, per decenni, a occuparsi dei lupi e degli orsi italiani. 

In paese, dove prima sorgeva solo un albergo, nasce l’Ostello La Torre, di una cooperativa, con i suoi letti a castello cigolanti e i suoi prezzi contenuti. Da molti anni la struttura è un confortevole albergo, e il proprietario Antonio Antonucci non ama sentir rievocare quei tempi. 

Ma è proprio l’Ostello ad attirare a Civitella gli escursionisti, prima italiani e poi anche stranieri. Mentre i turisti degli alberghi arrivano solo d’estate, e quelli di Pescasseroli anche d’inverno per sciare, a Civitella si viene a camminare tutto l’anno. 

La meta più apprezzata, allora come oggi, è la Val di Rose, sorvegliata dal Monte Sterpidalto, dove il sentiero che sale a Passo Cavuto e a Forca Resuni consente di incontrare facilmente i camosci. Gli incontri con il cervo, che è stato reintrodotto da poco, sono rari, e lo stesso vale per il lupo. Quelli con l’orso sono dei colpi di fortuna.    

Intanto l’economia del paese riparte. Un altro Antonio, che di cognome fa Ricci, torna a Civitella da Torino dove lavorava alla FIAT, e inizia a preparare pizze, pane e il “Dulcìt”, un dolce che riprende l’orsetto che è il logo del Parco. La sera, dopo aver camminato, si va al Forno di Antonio. 

Altri elementi, va detto, permettono a Civitella Alfedena di diventare un simbolo. Il paese, arroccato su un’altura, è più piccolo di Pescasseroli e di Barrea, e più suggestivo di Villetta Barrea da cui dista pochi chilometri. L’unico paragone possibile in zona è con Opi, che infatti avrà una storia simile.      

Monte Boccanera da Passo Cavuto, foto Stefano Ardito

Civitella, anticamente sul confine tra le terre dei Marsi e dei Sanniti, conserva un bel centro storico che invita a una passeggiata, con palazzetti del Sei e del Settecento, una torre trecentesca e la chiesa di San Nicola. Dopo l’Ostello, il Forno di Antonio e il Museo, e accanto ai due bar e alle due storiche botteghe, nascono altre strutture ricettive, agenzie che organizzano escursioni, negozi di prodotti tipici e artigianato. 

E’ un boom, anche se piccolo, che viene certificato da Nomisma, l’istituto di ricerca fondato da Romano Prodi, che dimostra che nell’Abruzzo montano, i borghi dell’alta Valle del Sangro (cioè Civitella Alfedena e dintorni) sono quelli con la maggiore vitalità economica. Uno studio che contribuisce alla nascita dei nuovi Parchi nazionali italiani. 

Sono passati molti anni, ma il “piccolo boom” dei borghi del Parco (che ora si chiama d’Abruzzo, Lazio e Molise) c’è ancora. Villetta Barrea è diventata il “paese dei cervi”, dov’è sempre più facile avvistare questi eleganti animali, Scanno e Villalago sono entrate nel Parco. Opi, il paese dei fondisti, è diventata un simbolo grazie a Un mondo a parte, film di Riccardo Milani con Virginia Raffaele e Antonio Albanese. 

E Civitella? Ci aiuta a fare il punto Pietro Santucci, accompagnatore di media montagna e fotografo di animali, che gestisce insieme alla moglie La Betulla, un negozio di prodotti tipici. “Parlare di un boom è esagerato, l’entusiasmo di 40 o 50 anni fa non c’è più. Però il paese c’è ancora, è unito ed è attivo” spiega. 

Il dramma dello spopolamento colpisce centinaia di borghi montani, sulle Alpi come sull’Appennino. “E’ vero, ma noi siamo 158 residenti, con molti anziani. Siamo pericolosamente vicini a una soglia sotto alla quale la comunità non ce la fa più” continua Pietro, che a dicembre abbiamo inserito tra i 50 personaggi della montagna del 2025. Poi però, elencando le attività del paese, Santucci concorda che l’economia del turismo verde funziona ancora. 

Chi viene qui per camminare, oltre al faticoso sentiero della Val di Rose (che in estate è accessibile solo con gruppi guidati), può dirigersi verso la Camosciara, o in direzione di Barrea e del Lago Vivo. Trasferimenti in auto consentono di raggiungere l’inizio dei percorsi della Val Fondillo, del Monte Marsicano, di Passo Godi e tra Barrea e il Monte Greco. 

D’inverno, se la neve è sufficiente, si può scegliere tra i percorsi con le ciaspole e quelli dove servono l’attrezzatura da scialpinismo o i ramponi. Chi ama il fondo può dirigersi verso la Macchiarvana, Passo Godi e Campitelli, per lo sci da discesa si deve arrivare a Pescasseroli o a Roccaraso. 

“Qui a Civitella funzionano quattro agenzie di guide escursionistiche, oltre alla mia lavorano Camosciara, Jamme e JD Trekking. Ci sono quattro alberghi, vari bed & breakfast, due ristoranti e una pizzeria, che è ancora il Forno di Antonio” sorride Pietro. 

“Poi ci sono tre negozi di alimentari, che permettono ai residenti di rifornirsi e che vendono anche prodotti tipici ai turisti. Le manifestazioni culturali potrebbero essere più numerose, ma la fiaccolata del 30 dicembre è bellissima. La novità sono le botteghe artigiane aperte da due ragazze che sono venute a vivere a Civitella. Elena Rossi produce borse e altri oggetti in cuoio, Dantina Grosso ha un laboratorio orafo. Sì, ce la possiamo fare” conclude il fotografo. 

L’ultima curiosità riguarda l’amministrazione comunale. Dopo i ruggenti anni Settanta e Ottanta, il paese è stato governato da molti giovani e da qualche “diversamente giovane”. 

Nel luglio 2022, tre anni e mezzo fa, sulla poltrona di sindaco è tornato a sedersi Giuseppe Rossi, classe 1947, l’uomo che negli anni Settanta ha contribuito a fare la pace con il Parco, e che poi ha presieduto il Parco nazionale Gran Sasso-Laga e il Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise. Il futuro di Civitella Alfedena ha solide radici nel passato. Auguri.    

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