Storia dell'alpinismo

Messner, un nome una leggenda

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Reinhold Messner è forse l’alpinista più famoso del mondo. E’ passato alla storia per essere stato il primo ad aver salito tutti i 14 ottomila della Terra, senza ossigeno. Ma nel corso della sua intensa vita ha collezionato tantissime imprese memorabili: 3500 scalate sulle vette di tutti i continenti, poi la cultura, la memoria storica e l’impegno politico. Un uomo che ha dato lustro al nome dell’Italia.

Reinhold Messner nasce a Bressanone il 17 settembre del 1944, secondogenito di nove fratelli. Scopre la montagna a soli 5 anni, quando insieme al padre scala i monti del gruppo dell’Odle, dietro casa sua. Un incredibile inizio che fa presagire un futuro di grandi imprese per quest’italiano altoatesino. E in effetti Messner fara ancor più di quello che ci si poteva aspettare, quello che nessuno al mondo aveva fatto prima.

Cominciò a fare esperienza con le vette nostrane: le Dolomiti, il Monte Bianco, molte delle pareti più difficili delle Alpi. Poi passò alle Ande e ai 6mila metri. Fin dalle prime scalate fu convinto sostenitore dello stile alpino, un’arrampicata cioè, che non utilizza ausili esterni, come l’ossigeno o i portatori, con un equipaggiamento minimo e molto leggero.

Con gli anni ’70 volse la sua attenzione alle montagne più alte della terra, gli ottomila. Nel 1970 fu per la prima volta in Himalaya: la sua meta il Nanga Parbat. Fu un’impresa difficile, funestata dalla morte del fratello minore Günther, durante la discesa, due giorni dopo aver raggiunto la cima.

Oltre alla drammatica perdita e all’amputazione di sette dita dei piedi per congelamento, Messner dovette sopportare il dolore delle accuse sull’accaduto. Alcuni infatti, lo tacciarono di non aver fatto tutto il possibile per trarre in salvo Günther. Solo di recente Messner ha dimostrato al mondo l’infondatezza delle critiche rivoltegli.

Ma nonostante tutto non abbandonò il suo sogno. Nel 1975, completò con Peter Habeler la prima ascesa senza ossigeno del suo primo ottomila, il Gasherbrum I. Nel ’77 fu vetta sul Dhaulagiri, 8167 metri, poi l’anno dopo, sempre con Habeler, fu la volta dell’Everest. Con questo divenne uno degli alpinisti più famosi del mondo: era riuscito nell’impresa che tutti credevano impossibile.

Nel 1979 salì sul K2, ma era ancora l’Everest al centro dei suoi pensieri. La conquista della montagna più alta della terra doveva essere cosa sua, da non condividere con nessuno. Così nel ’80 ci tornò, questa volta in solitaria e fece il bis. Nell’arco di due anni aveva lasciato il mondo senza parole, e da allora fu un’escalation inarrestabile.

L’81 fu l’anno dello Shisha Pangma, quello dopo del Kanchenjunga, l’anno dopo ancora del Gasherbrum II, del Broad Peak e del Cho Oyu. Nell’84 tornò sul Gasherbrum I e sul Gasherbrum II in un’unica escursione, senza tornare al campo base. Nell’85 conquistò l’Annapurna e il Dhaulagiri. E con l’86 concluse gli ottomila con l’ascesa al Makalu e al Lhotse.

Ma Messner ha esplorato le montagne di tutto il mondo, per un totale di 3500 scalate in carriera. Oltre ad aver più volte effettuato il giro dei confini del Sudtirolo con Hans Kammerlander, altro guro dell’alpinismo italiano e suo vecchio amico, compì altre imprese memorabili.

Nel 1990 per esempio, fu autore della traversata dell’Antartide, a piedi senza il supporto di mezzi a motore o cani da slitta. Nel 1993, con il secondo fratello Hubert, attraversò la Groenlandia e poi, nel 2004, i 2000 chilometri del deserto del Gobi.

Primo al mondo a poter vantare i 14 ottomila, che dopo di lui saranno egualiati da pochissimi altri alpinisti, tra cui di recente Silvio Mondinelli, Messner ha voluto lasciare traccia della sua straordinaria vita. In molti libri infatti, ha raccontato le sue esperienze, le sue scalate, regalando ai lettori un assaggio delle sue emozioni.

Dal 1999 poi, si è impegnato in politica: è stato infatti fino al 2004 membro del Parlamento Europeo, eletto come indipendente nella lista dei Verdi.

Negli ultimi anni inoltre, ha fondato il Messner Mountain Museum, un complesso museale dedicato a tutti gli aspetti della montagna nel centro delle Alpi, a Bolzano, Solda, Castel Juval e Monte Rite.

Valentina d’Angella

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