Curiosità

La “dona dal giöc”

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Più che di una leggenda, quanto andiamo a narrare è il racconto di una credenza popolare, fra le poche rimaste, dal peculiare significato. E’ ambientato in una frazione di Aprica, paese spartiacque tra Valtellina e Valcamonica.

Era consuetudine, soprattutto in passato, attribuire a qualche spirito tutto quanto inspiegabile. Un pizzico di fantasia popolare poi aggiungeva qualche brivido al fatto narrato. In questo quadro s’inserisce la credenza della «Dona dal giöc» (La donna del gioco).

Non sappiamo come sia nata. E tantomeno a cosa si riferisca il nome. L’origine della storia è probabilmente medioevale. Capitava sovente che durante l’anno gli abitanti della contrada Dosso sentissero, verso sera, voci e rumori provenienti dalla zona di Aprica chiamata «Bagisc» (attualmente di fronte all’asilo, dall’altro lato della strada), poco distante dalla frazione.

Come noto, in passato, la vita lavorativa dei paesi terminava  al suono dell’Ave Maria (ore 19). A quell’ora la maggior parte della gente si ritirava in casa. Questi rumori, causati dal battere di catene, campanelli e altri oggetti, nonché suoni di corni, col tempo crearono vero terrore nella popolazione della contrada Dosso, che li udiva soprattutto in inverno, quando la notte scendeva molto presto, lasciando al buio tutte le strade.

Fu facile far  credere che questi suoni fossero provocati dallo spirito della «Dona dal giöc». La conseguenza è immaginabile: tutto ciò che accadeva in quell’area, anche per cause del tutto naturali, veniva attribuito a questo fantomatico personaggio. Per dar credito a queste voci si raccontava un episodio:

Una sera, all’imbrunire, in località Dosso, un componente della famiglia dei “Teresecc” si stava recando verso i prati, situati a ovest della contrada stessa, per chiamare un fratello attardatosi nella stalla a governare le bestie.

Improvvisamente, nel silenzio assoluto della sera,  l’uomo udì una voce che gli ordinò di non chiamare nessuno e di rientrare immediatamente a casa. Senza attendere oltre e con il fiato in gola, si diresse verso la propria abitazione. Appena giunto vi si barricò con i familiari. Intanto all’esterno si udivano grida e lamenti, mentre una forza misteriosa cercava di forzare la porta.

La stessa era sprangata con un catenaccio poderoso e gli sforzi di chi voleva entrare si rivelarono vani, anche se durarono per buona parte della notte. Il mattino successivo, all’alba, cessato il pericolo, i “Teresecc” uscirono di casa e, con somma sorpresa, videro che l’enorme catenaccio era stato piegato.

Si disse che era grazie alla sua resistenza se erano ancora in vita. Il catenaccio rimase a testimoniare che quanto asserivano era verità. L’oggetto tuttavia scomparve nell’incendio della contrada Dosso nel 1946, e non fu mai più ritrovato.

Quando si udivano dei rumori provenire da una qualsiasi parte della casa o all’esterno di essa,  gli anziani raccontavano ai bimbi che si trattava della « Dona dal giöc». E altrettanto spesso la si nominava quando i piccoli insistevano nei capricci.

Più realisticamente, i rumori provocati in località “Bagisc” erano da attribuire a dei buontemponi della frazione S. Pietro di Aprica, che avevano preso gusto a terrorizzare gli abitanti della contrada Dosso.

 
Dino Negri

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